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mercoledì 13 febbraio 2019

Io sono Mia - Una musica straziante


Se c'è una cosa che mamma Rai ha sempre saputo fare, nel mezzo di tutti i suoi guai ed errori, sono i biopic.
Detti anche film biografici i prodotti Rai di questo tipo sono dei veri e propri capolavori nascosti in bella vista di cui si sente poche volte parlare.
Che siano delle serie TV o dei film veri e propri abbiamo delle realizzazioni, vere o romanzate, tremendamente forti e passionali che riescono a prendere una persona più o meno nota mettendola al centro della scena e facendo un meraviglioso lavoro di caratterizzazione.

Così come successe un anno fa con la serie dedicata a De Andrè la nostra TV pubblica ha deciso di trasmettere subito dopo Sanremo, seguendo un filone musicale se vogliamo, il film dedicato a Mia Martini dopo un brevissimo passaggio al cinema.
Una messa in onda molto fortunata direi visto il grosso dato d'ascolto: parliamo del 31% battendo tutte le altre reti.
Questo record potrebbe essere dovuto alla pubblicità avuto durante il festival stesso o, semplicemente, il grande pubblico ha deciso di premiare un prodotto veramente ben fatto.

Ad interpretare la nota cantante è stata Serena Rossi che è passata dall'essere un'attrice feticcia dei Manetti Bros, ad una delle voci più riconoscibili nel mondo dell'animazione, "Frozen" vive in Italia grazie a lei, sino a questo vero e proprio successo di critica e pubblico con un ruolo che riesce, ancora, ad unire le sue doti canore ed interpretative perfettamente.
La Rossi rimane in scena dall'inizio alla fine, durante tutti gli anni di vita della Martini tralasciando le scene in cui è una bambina, dimostrando di essere capace di tenere "il palco" meravigliosamente e di saper interpretare, senza problemi, un personaggio che per gli americani sarebbe definibile con l'espressione "larger than life".

Ad aiutare la giovane attrice sono stati sicuramente il cast di supporto, capace di mettere in scena le idee e i sentimenti del pubblico a casa, e il team degli sceneggiatori impossibilitati ad utilizzare tutti i nomi veri ma bravissimi nel descrivere la vertiginosa discesa nella disperazione e nel dolore della famosa cantante che più per l'ìnvidia e la stupidità altrui che per il suo caratteraccio sul lavoro ha affrontato molti momenti difficili.
Dobbiamo proprio alla combinazione di questi due elementi la forza di questo film che vive sul volto e, soprattutto, nella voce di Serena Rossi ma si muove grazie al cast di supporto, Nina Torresi e Dajana Roncione su tutti, che sorregge e smuove Mina quando ce n'è bisogno dicendo ciò che noi vorremo dire e impuntandosi quando noi vorremmo impuntarci e alla sceneggiatura che gira intorno al più grande problema che la Martini abbia mai avuto, le voci che giravano sul suo conto, sino ad un climax nel pre finale che ci fa provare una grossa fitta al cuore soprattutto durante una scena in un bar.

Unica nota negativa, almeno per me, è stata la decisione di non concludere il film con la morte della Martini, forse per dare una sorta di lieto fine allo spettatore o per via delle poche notizie certe sulla sua morte, ma di farlo con il suo più grande ritorno a Sanremo.
Certo, il lato drammatico dell'intera vicenda viene effettivamente risolto e chi guarda ne esce sollevato ma basta aspettare i titoli di coda per subire la botta finale: insomma, si è stati un po' infami secondo me.

Tolta questa piccola parte negativa non posso dire altro perché è stato tutto perfetto e straziante.

Mi dispiace Mia.

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venerdì 11 gennaio 2019

Suspiria (2019) - Ci piace


Difficile che il remake o il riadattamento, se preferite questa parola, di un film amato ed elevato a determinati livelli, quasi da leggenda, possa piacere ed essere accettato da tutti.
Questo "Suspiria" lo sa, è cosciente del problema e su stessa conferma di Guadagnino vuole essere un qualcosa di diverso, vuole omaggiare ma anche smarcarsi perché sino a quel punto non si può arrivare.
Non ci si può arrivare non perché lui non sia bravo quanto Argento ma perché parliamo di due autori diversi, di due periodi temporali lontani e di due idee di narrazione e messa in scena proprie.
Chiedere ad un autore di replicare il successo di un altro non solo è impossibile perché il primo è in qualsiasi modo inarrivabile per la sua diversità ma anche perché il secondo, se è un vero autore, non potrà mai rifare ciò che ha fatto un altro.

Guadagnino prende l'idea alla base dell'opera e della trilogia di Argento e la ridescrive, la richiama in certi momenti e la trasforma in altri.
Parliamo di un'altra madre, in un'altra città e di un'altra Susy insieme ad un'altra Sara.
Tutto accade diversamente e nulla è ciò che precedentemente aveva scritto e diretto l'autore romano.
Perché questo è ciò che si fa, per me, quando ti si chiede di fare un remake di un qualcosa di leggendario: tocca fare qualcosa di diverso anche se il tutto può non piacere.

Così siamo sempre in una scuola di danza ma questa volta Susy è più di una semplice ragazza di passaggio e le insegnanti ballerine sono più presenti di quanto lo erano precedentemente.
Abbiamo una struttura divisa in atti, capitoli che si chiudono, visivamente, dentro lo schermo e vanno a ricoprire piano piano tutto.
Una metafora dopo l'altra alcune chiare, più che altro quelle legate alla sessualità, e altre meno, non ho capito il perché dell'ultimo frame, tuttavia tutte funzionali alla storia e mai che queste spostino l'obiettivo dalla narrazione principale.
Abbiamo più di una sessione di ballo, perfette dal mio punto di vista, tutte funzionali alla storia e per muovere determinati personaggi in certi modi.
Anche qui, forse, si vede un autore: qualcuno che riesce a mettere tantissimo contenuto in una singola storia senza perdere il focus dal racconto principale.

Una vicenda lineare nella sua follia supportata da un cast di rilievo e che ha come vera mattatrice la Anastasia di "Cinquanta sfumature di grigio".
Una Dakota Johnson che per la prima volta mi dimostra di saper recitare, di essere brava sul grande schermo e di sapere quello che fa.
Una Johnson che, questa volta, non si lascia intimidire neanche dalla prova fisica richiesta da Guadagnino durante le sessioni di ballo.
Una Dakota a capo di un gruppo di attrici di ogni età insieme alla sempre perfetta Tilda Swinton a cui darei il mondo.
Questo "Suspiria" vive grazie alle sue interpreti e alle loro interpretazioni.

Mi sembra di dimenticare di dire qualcosa ma non credo ci sia modo di descrivere degnamente un film così.
Forse quando lo rivedrò e lo analizzerò per bene ci riscriverò qualcosa sopra.



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lunedì 7 gennaio 2019

Netflix Pick 9 - Bird Box


Tratta da un libro, "Bird box" è una pellicola che di recente ha fatto molto parlare di sè.

Ambientata nell'America dei giorni nostri racconta la storia di una giovane donna incinta che si ritrova nel mezzo di un'Apocalisse causata dall'arrivo di essere spaventosi che non vedremo mai e che non conosceremo mai veramente.
Malorie, interpretata da Sandra Bullock, incontra un gruppo di sopravvissuti ed insieme a loro cerca di sopravvivere al tutto.

Questa, in breve, è la trama base dell'ultima fatica di Netflix ed è anche la sinossi generale di un qualsiasi horror del genere survival che sia televisivo, "The walking dead", o al cinema, "L'alba dei morti viventi".
A spezzare la "monotonia" di questa formula già troppo usata è la particolarità di questi esseri che in primis ti portano al suicidio e, in seconda battuta, hanno un effetto sull'uomo solo se l'occhio li intravede.
Ecco, sarebbe tutto meraviglioso e tutto originale se non fosse un qualcosa di già usato da "The happening" o da "The quiet place" che, rispettivamente, utilizzavano proprio queste due idee anche se in modi diversi.
So, almeno secondo quello che ho letto, che l'autore del libro ha avuto queste idee prima della produzione dei due film citati prima tuttavia è innegabile che questa produzione arrivi in ritardo e quindi non possa essere definita novità.

Allo stesso tempo questo è un film che utilizza tutto quello che è presente nel libro salvo ammorbidire una determinata vicenda e modificare un dettaglio abbastanza importante nella narrazione.
Queste due modifiche, di cui parleremo più avanti, addolciscono il film e creano un buco di sceneggiatura insensato che l'autore originale aveva eliminato alla radice raccontando la storia in maniera diversa.
"Bird box" quindi, sarà anche carino ma non è un film che si merita tutto ciò che ha avuto.

Proprio per questo io non ho capito perché sia piaciuto così tanto.
Posso capire che sia un film di un certo tipo, che possa essere gradito da un pubblico generalista tuttavia non credo che si meriti il numero più alto di visualizzazioni su Netflix anche se parliamo solo di prodotti originali.
Non credo si meriti questo record non perché sia un brutto film, a me è piaciuto, ma perché non è nulla di che.
Vi siete veramente spaventati guardandolo?
Non avete davvero mai visto una cosa di questo genere?
Vi siete effettivamente fatti trascinare dal rapporto tra la Bullock ed i "suoi" bambini?

Mi faccio queste domande perché anche se il tutto è fatto bene ho comunque visto di meglio e so che c'è di meglio.

PICCOLA PARTE SPOILER DEDICATA A CHI VUOLE SAPERE QUALI SONO I DETTAGLI CAMBIATI DAL LIBRO AL FILM E ABBIA VISTO IL FILM O VUOLE SPOILERARSELO

Torniamo però a parlare dei due dettagli che cambiano dal libro al film perché, per me, se questi due punti fossero stati ripresi pari pari dal libro la pellicola sarebbe migliorata.

Per prima cosa il luogo che la protagonista raggiunge nel finale nel libro non è una scuola per cechi ma un posto in cui le persone si sono effettivamente cavate gli occhi per non vedere i mostri.
Scelta molto violenta e triste tuttavia sarebbe stato un tocco in più, un qualcosa di più macabro e mi sarebbe piaciuto vederlo anche sullo schermo.

Infine abbiamo quello che è il buco di trama più grosso di tutto il film: la presenza dei pazzi che non hanno problemi con le creature.
Se posso capire che hai bisogno di qualcuno che faccia pressioni sui tuoi protagonisti per muovere in avanti la trama non capisco perché il tutto non deve essere giustificato e la regola alla base del film venga sminchiata.
Non ha senso che i pazzi, di non si sa quale tipo poi, possano guardare le creature senza tentare il suicidio e non ha senso che questa cosa venga detta a metà del film: hai fior fior di occasioni per farlo presente allo spettatore quindi fallo.



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domenica 30 dicembre 2018

Top Ten film 2018 - Cose sparse


Guardando ora la lista dei film che ho guardato mi rendo conto da solo di quanto sia tutto terribilmente strano e i vari film stonino tra di loro.
Oltre a non esserci un genere preferito c'è anche una quantità imbarazzante di prodotti vari dai blockbuster agli horror di serie B sino ai film autoriali piccoli e grandi.
Posso però dire di essermi divertito al cinema e davanti al mio PC o alla mia TV anche se la lista di quello che ho visto ha veramente poco senso.
Come al solito qui abbiamo i miei pareri personali a farla da padrone.

1
Avengers: Infinity War

L'ho già detto nella recensione dedicata e mi ripeto: un film perfetto che va ad incorniciare dieci anni di lavoro e di storia del cinema anche se questa non vi piace.
Potete criticare il genere o la Marvel e la Disney per la loro politica ma questi film hanno una loro dignità e un loro mercato e non sono merda solo perchè qualcuno ama definirli tali.
Hanno chiaramente i loro limiti ma non è sempre detto che questi non possano essere superati sia emozionalmente che tecnicamente in qualche modo.
I Russo ce l'hanno fatta

2
The Strangers: Pray at night

Questo film qui, sopra ad "Hereditary" potrebbe fare orrore, è il caso di dirlo, a qualcuno tuttavia non preoccupatevi: sono cosciente che il secondo "The strangers" non sia un film valido quanto il terzo posto di questa classifica.
Devo dire però che mi sono divertito molto di più a vedere questo che l'altro, che sono più affezionato al franchise e che l'ho trovato una strana e piacevolissima sorpresa.
Premio "The strangers: pray at night" perchè può essere il simbolo di un mercato ormai morto e sepolto che, invece, può ancora regalare tante soddisfazioni

3
Hereditary

Se volete un film capace di spaventarvi e di farvi star male "Hereditary" è la pellicola che fa per voi.
Quello che veniva promesso nei trailer è presente nel film.
Funziona veramente tutto e funziona tremendamente bene.
Starete male, malissimo ma il tutto vi lascerà qualcosa

4
A casa tutti bene

Ok, non avrei mai pensato di parlare di Muccino in una di queste classifiche però "A casa tutti bene" è veramente un bel film.
Un film melodrammatico, pieno di pianti e di strilla ma difficile aspettarsi altro da una sceneggiatura che vuole un gruppo di personaggi chiusi insieme da qualche parte.
Tutti attori di primo piano, tutti perfetti nella loro parte.
Impossibile chiedere di più anche perchè qui andiamo quasi a toccare la bellezze di "Perfetti sconosciuti"

5
Searching

I film "ambientati" dentro lo schermo di un PC sono sempre un rischio.
Poi vedi "Unfriended" e rimani piacevolmente colpito, poi vedi "Searching" e capisci che se sei bravo sai fare tutto.
Mentre il film horror della Blumhouse usava una serie infinita di trucchi per mandare avantila trama qui si fa tutto in maniera molto tranquilla, si usa il testo, le pause nello scrivere i messaggi e le immagini per comunicare qualcosa: questo è un altro livello.

6
Florence

Dopo aver parlayo di horror e di film sui supereroi torniamo a qualcosa molto simile ad "A casa tutti bene" ma molto più intimo e meno drammatico.
Parliamo di un film che racconta la vita di una donna che vuole fare solo una cosa nella sua vita anche se non la sa fare.
Questo è un film che vi farà male ma che vi stupirù anche

7
Cloverfield Paradox

Io non sono nel gruppo di quelli convinti che con Paradox l'intero franchise sia stato rovinato tuttavia è innegabile che oltre al freno a mano che è stato tirato all'intero progetto questa sia la pellicola peggiore tra le tre.
Paradox è un film con buoni spunti e un'ottimo punto per generare una risposta a tutto l'universo creato da Abrams peccato che non riesca a rendere il tutto omogeneo
Qui vi dico anche come tutto potrebbe e dovrebbe continuare secondo me ma chissà se la cosa accadrà mai

8
La babysitter

Se "La babysitter" si fosse preso più seriamente sarebbe stato un vero disastro.
Invece, non prendendosi sul serio e utilizzando molto dell'immaginario anni 80 il film Netflix è una bella idea per una serata divertente con amici o da soli perchè riesce sicuramente a divertire.
Non sarà nulla di che ma vale una visione senza sè e senza ma

9
Tutta colpa di Freud

Paolo Genovese crea un film quasi diviso in episodi capace di parlare dell'amore in alcune delle sue varie forme e lo fa con una facilità unica.
Qui chi doveva essere approfondito viene approfondito e nessuno rimane indietro come molte volte succede.
Ancora una volta Genovese, aiutato da un cast di rilievo, crea una commedia che parla a persone di tutte le età senza mai scadere nel ridicolo o nel banale

10
Molto incinta

Non ho particolarmente amato la vena comica di questo film ma ho adorato, se volete, la sua voglia di mostrare la realtà e la continua difficoltà da parte di due persone quasi adulte nel creare una famiglia in cui si sono trovati per sbaglio.
"Molto incinta" mi è sembrato reale e questo è un gran bel punto a suo favore

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#Classifiche
#Film

venerdì 28 dicembre 2018

La casa delle bambole - Un film interessante



In un mondo in cui gli horror sono sempre più basati sullo spavento veloce e insensato o sulla violenza gratuita trovare un film che sia più sofisticato, che parli di un qualcosa oltre alla solita storia e che abbia un vero arco emozionale che inizia e finisce nel giro di un'ora e mezza è un qualcosa di straordinario.
Che dietro un film del genere, anche piuttosto forte, ci sia un pazzo, non lo reputo un genio, come Pascal Laugier, il regista che ha fatto anche "Martyrs",  è la cosa meno sorprendente di tutta la pellicola.

"La casa delle bambole" è un film che inizia e finisce seguendo i canoni più basilari di un horror del genere ma che ha nella sua parte centrale la vera anima del film e la parte più importante per Laugier.
Raccontare la storia di due ragazze terrorizzate da un evento passato è già un qualcosa di potente e comunque disturbante, farlo come lo fa Laugier è veramente difficile perché in breve tempo ti porta in un'altra dimensione e riesce a disegnare, con un breve intermezzo, un percorso dal punto A al punto B molto chiaro ma anche emozionante per una delle due protagoniste spiegandone obiettivi e motivazioni.
Se la scelta registica può far sorgere alcune domande inizialmente piano piano diventa tutto più chiaro e anche tutto più fondamentale per il film che decide di seguire una linea ben delineata che potrà non piacere a tutti ma che funziona.

Il percorso emozionale del film, diventato tremendamente autconsapevole nella sua ultima pare, viene fortemente e perfettamente bilanciato da una serie di scene allucinanti soprattutto se siete di stomaco sensibile e se le recenti notizie dei nostri telegiornali vi hanno ormai disgustato.
Anche se non siete del mio stesso parere il disgusto comunque dovrebbe rimanere e farsi sentire anche se i villain presentati sono più che altro dei semplici archetipi e non dei personaggi presentati.
Forse la forza di "La casa delle bambole" è proprio questa: scrivere un racconto perfetto solo con un protagonista e poco altro.

Anche se non è stato, per me, quel film perfetto che molti dicevano o che non doveva essere spoilerato in nessun modo Laugier ha girato un altra pellicola da tenere in conto in una qualsiasi conversazione sul genere.

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#Cinema
#LaCasaDelleBambole

venerdì 14 settembre 2018

Sulla mia pelle - Fa male






"Sulla mia pelle" è un film perfetto.

Senza una scena fuori posto o una battuta sotto tono.
Con un ritmo continuo e mai calante anche se veramente impossibile da definire perché non sempre in crescita: altalenante e comunque distruttivo.
Senza un qualcosa che sia troppo ma solo il giusto.

Alessio Cremonini dirige una storia che gli sta particolarmente a cuore, la delicatezza nella messa in scena lo dimostra, cercando di far capire a tutti che cosa può aver passato un povero ragazzo nelle mani di chi doveva proteggerlo ma non ha voluto.
Alessandro Borghi non interpreta ma diventa Stefano Cucchi, è la stessa sorella a dirlo, perché, probabilmente, sente che poteva capitare anche a lui ciò che è capitato a Stefano se solo avesse fatto scelte diverse.
Lo fa utilizzando una voce diversa da quella che ha usato in ogni sua comparsa sullo schermo e con uno sguardo che, alle volte, avvicina Stefano ad un bambino che ha paura perché non sa che cosa gli accadrà.
Jasmine Trinca, Max Tortora e Milvia Marigliano interpretano la famiglia di Stefano salvo mostrare sin da subito, sul loro volto, il dolore e il peso del ruolo che stanno interpretando come se i loro personaggi fossero consapevoli di ciò che sta per accadere.

Cremonini scrive un film che non vuole mostrare ciò che non è stato dichiarato in tribunale per esteso, il pestaggio di Stefano in una stanza della stazione di polizia, anche se magari a tutti è chiaro e, allo stesso tempo, non fa sconti neanche alla vittima dell'intera vicenda che come ogni persona, perchè Stefano era prima di tutto una persona, nasconde dei segreti e sbaglia.
Quasi come se fosse un documentario osserviamo le ore che passano, i posti in cui Stefano viene portato, chi vive a Roma sa quanto i vari luoghi tra di loro siano lontani, senza mai fare un passo in più, senza abbellire o sporcare le scene: l'obiettivo del film non è vedere cosa è successo a Stefano ma viverlo.
Così le scene in cella sono scure e le nottate al pronto soccorso sono solo illuminate da una piccola luce che è lo stesso Stefano ad accendere e a spegnere.

In un film senza molti fronzoli, che neanche ci fa vedere i genitori di Stefano appena scoprono il volto del loro figlio deceduto ma ce li fa solo sentire perché basta così, Borghi ha campo libero per dare il meglio di sé e, forse anche per la consapevolezza che si sta assistendo ad una storia vera di cui tutti conoscono il finale, l'intero film fa male.
"Sulla mia pelle" fa un male cane.

Fa male non perché vuole farlo ma perché è la storia in sé a farlo e vederla davanti ai nostri occhi amplifica il dolore.
Vedere Stefano vivere i suoi ultimi giorni è come essere colpiti da un pugno nello stomaco non una ma tantissime volte.
Ogni scena amplifica il dolore, la commozione e spezza piano piano l'animo dello spettatore impotente che vorrebbe cambiare il corso della storia ma non può perché ormai tutto è già successo.
Il dolore non sparisce neanche durante i titoli di coda, neanche quando il vero Stefano, in una registrazione, si fa sentire e non perché è Cremonini a volerlo ma perché fa male sapere che cosa è accaduto e, infondo infondo, ci fa anche vergognare di essere umani.
Il bello, se così si può dire, è che non vorremo mai chiudere gli occhi o stoppare la visione perché siamo coscienti che è un qualcosa che va fatto: per rispetto e per onore.

Alessandro Borghi, in una Storia su Instagram il giorno dell'uscita del film, chiedeva al pubblico di andare a vedere il film al cinema, non per far parte della polemica Netflix vs Cinema, affinché conclusa la visione ci si guardasse intorno, si incrociasse lo sguardo delle persone accanto a noi e si costruisse un legame costruito sul dolore, sul rimpianto e su ciò che si è appena visto perché questo film, secondo lui, aveva questa forza.

"Sulla mia pelle", secondo me, ha questa forza.

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#SullaMiaPelle
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lunedì 4 giugno 2018

Rivogliamo i film di serie B e di serie C






Io lo so che vi devo tre articoli dedicati a due serie TV, "Il miracolo" e "Trust", ma vedere al cinema "The Strangers pray at night" qualche sera fa mi ha fatto pensare molto quindi ho deciso, come al solito, di dar voce ai miei pensieri.

In un mondo in cui anche un buon box office se non è quello sperato e voluto è ritenuto un fiasco credo sia arrivato il momento di rifar posto a quei film che non sono dei capolavori, che non sono dei brutti film ma che neanche sono dei film, per questo, mediocri.

Credo ci sia bisogno di tornare a chiamare certi film "di serie B" o "di serie C".
Non per essere dispregiativo ma per ridare una categoria a certe pellicole chiaramente non in grado di farsi valere con i film di serie A senza però uscirne avvilite e svalorizzate.

Prendete, per esempio, "Kong Skull Island" che, anni fa, sarebbe stato un meraviglioso film di serie B e ora è un film bruttino perchè non va oltre certi canoni impossibili però da superare proprio perchè c'è un mostro enorme come protagonista.
Prendete, ancora, "The strangers pray at night" che è evidentemente uno slasher duro e puro anche scritto malino che però diverte come poco altro ho visto al cinema in questi anni.

Non tutti i film devono e vogliono essere dei capolavori.
Alcuni fanno il loro lavoro e basta ma non per questo dovrebbero essere denigrati.
C'è bellezza nel cinema anche se non parliamo di film d'arte o di film meravigliosamente scritti.

Il cinema è bello perchè è vario e anche caciarone alle volte.

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domenica 6 maggio 2018

Avengers: Infinity War - Dieci anni di storia






Questo articolo è una recensione spoiler di "Avengers: Infinity war" con spoiler.
Chiunque non voglia leggere un parere approfondito sul film ma uno superficiale può farlo qui.

Sono passati dieci anni dal primo film che ha dato il via all'universo cinematografico Marvel, sono passati dieci anni dal primo "Iron Man" e, finalmente, siamo arrivati a questo punto.
Siamo, finalmente, arrivati a Thanos contro gli Avengers: allo scontro finale e alla summa di dieci anni di storie, di film tutti auto conclusivi e tutti parte di un disegno molto più grande.

Io, prima di andare avanti, scopro subito le carte e lo dico: non credevo che ce l'avrebbero fatta.
Io non credevo che sarebbero riusciti a fare un film di due ore e mezza capace di portare a compimento tutte le storie che avevano iniziato e in grado di avere tutti questi personaggi dentro.
I film Marvel mi avevano stancato da tempo e non ero minimamente fiducioso perché, da bravo sceneggiatore, mi rendevo conto che l'obiettivo finale era veramente difficile eppure, contro ogni mio pronostico, i fratelli Russo hanno fatto un capolavoro.
Un capolavoro per questo genere di film, per i film di supereroi e di intrattenimento ma comunque un capolavoro.

Per riuscire a creare un prodotto soddisfacente riuscendo a dare il giusto spazio a tutti i personaggi i Russo hanno deciso di iniziare il film in medias res o, quantomeno, ad un certo punto della ricerca di Thanos.

Il matto di Titano, questo il suo nome nei fumetti, infatti lo vediamo sulla nave asgardiana intento, insieme ai suoi uomini, ad uccidere i rimanenti dei perché attirati dalla gemma tenuta da Loki.
Non vediamo il loro attacco alla nave, non vediamo la formazione del suo ordine e non vediamo il suo attacco ai Nova Corps e la sua conquista della prima gemma.
Thanos ci viene subito presentato con un'aura di mistero e, subito, lo vediamo mettere alle strette Hulk, Thor e Loki tre personaggi fortissimi che sino a quel momento erano sempre riusciti a vincere le loro battaglie, soprattutto Hulk.
In pochissime scene Thanos diventa il nemico più forte che gli Avengers possano mai incontrare e, qualche minuto dopo, anche i suoi uomini diventano estremamente minacciosi: alcuni vanno da Strange e altri da Visione e Wanda mettendoli in difficoltà e "menomando" alcuni Avengers che, agli occhi del pubblico erano difficili da battere.
Gli Avengers, in poco tempo, dimostrano di non essere più quella forza inarrestabile che tutti ricordavano non perché sono divisi ma perché hanno incontrato qualcuno di più forte.
Un brivido sale sulla schiena degli spettatori: se gli alieni che seguono Thanos riescono a mettere in difficoltà gli Avengers che cosa accadrà quando incontreranno il Titano?

A questo punto, proprio per dare il giusto spazio a tutti, cosa fatta ottimamente, a mio modo di vedere, solo nel primo "Avengers", i Russo dividono i protagonisti della pellicola in tre gruppi diversi e ne uniranno due solo nel finale della pellicola per, prima della fine, ridare un po' di respiro al pubblico.
Un respiro che ritorna a chi guarda solo in certi momenti perché poi il film è una corsa continua, una tensione che non si ferma mai e che non vuole fermarsi.
Si parte in medias res e si continua così senza mai dare veramente le basi della narrazione e con continui scontri da una parte e dall'altra.
Non c'è una vera trama: c'è solo un nemico da distruggere e tot modi per farlo che, però, falliscono tutti.

Questa mancanza di basi nello stesso film, questo scontro continuo io non li avevo mai visti al cinema o se li avevo visti, come in "Transformers 4", non mi avevano lasciato nulla perché non erano in grado, i film stessi, di vivere quella tensione perché allo spettatore non importava.
I Marvel studio però hanno avuto dieci anni di costruzione e tantissimi film e serie TV per preparare il pubblico a questo film che, a differenza degli altri, non è completamente visibile da chi non ha visto le pellicole passate ma è comunque un grandissimo divertimento.
Non ci sono basi in questo film perché le abbiamo avute nel passato, non ci serve sapere nulla dei personaggi perché so che Star Lord ama Gamora e perché sapere che Tony vuole un figlio mi sembra una decisione importante per lui.
Perché io Tony lo conosco e voglio che sia felice.
Perché io so chi è e so cosa vuole.
Questa è la grande forza di questi film.
Non nel film in sé ma nella costruzione di un enorme universo capace di raccontare storie intramontabili.

Storie e personaggi che vorrei non finissero nel bene e nel male e che, purtroppo e per fortuna, questo film riesce a chiudere in un certo modo.
Gamora muore, Visione fa lo stesso, Loki anche e fa male.
Fa male perché Gamora e Visione li conoscevamo e li avevamo visti amare qualcuno e vediamo il dolore di Wanda e di Star Lord.
Un dolore così forte che porta uno a uccidere l'amore della sua vita e l'altro a rovinare un piano quasi perfetto.
Fa male perché Loki era uno dei personaggi più riusciti di questo mondo ed è morto come uno stronzo.
Un dolore che sentiamo nella voce di Pepper quando Tony sale sulla nave di Thanos e si rende conto che non può scendere.
Quando Tony prende più di un colpo da Thanos e quando prende QUEL COLPO noi soffriamo con lui e tratteniamo il fiato con lui.
Spiderman poi, forse è meglio non parlarne.

Quando quasi tutti spariscono un po' tutti noi ci sentiamo mancare e magari non perché muore un personaggio che ci piaceva ma perché vediamo uno di quelli rimasti con il vuoto negli occhi.
Gli Avengers, per la prima volta nella loro storia, hanno perso.

Sono serviti dieci anni e tanti film ma per la prima volta al cinema abbiamo una pellicola capace di mantenere per due ore e mezza una tensione fortissima e senza bisogno di raccontare le basi dell'intera storia perchè già tutti ne erano a conoscenza.
Capolavoro.

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venerdì 27 aprile 2018

"Avengers: Infinity War" - Due ore e mezza volate via (Recensione senza spoiler)






QUESTA RECENSIONE SARà UNA RECENSIONE SENZA SPOILER QUINDI NON SARà MOLTO LUNGA E NON DIRò NULLA DELLA TRAMA IN Sè MA PARLERò SOLO DELLE MIE SENSAZIONI

Ideare, scrivere e dirigere un film con così tanti personaggi capace, parzialmente, di chiudere un progetto nato dieci anni fa era, secondo me, una cosa impossibile.
Lo dico tranquillamente: io non credevo minimamente che questa cosa potesse funzionare.
Ecco, i fratelli Russo sono arrivati e mi hanno, letteralmente, lasciato senza parole.
Sono riusciti a fare ciò che non avrei mai pensato: l'impossibile.

Con due ore e mezza di minutaggio e una miriade infinita di personaggi, alcuni nello spazio e altri sulla Terra ma in diversi paesi, i due fratelli non si perdono in chiacchiere e danno vita alla quinta essenza del cinecomic: al crossover perfetto.
Nessuna scelta sbagliata, nessun singolo momento per tirare il fiato se non quelli necessari per riuscire a godersi il film: un ritmo perfetto che non scende mai e che mantiene tutto e tutti aggrappati alla sedia. 

Tutti i personaggi, tutti, in sole due ore e mezza riescono ad avere il loro spazio, il loro momento e riescono a rimanerti dentro.
Tutto trasuda meraviglia ed epicità così come questi film dovrebbero essere.

Credetemi: non so veramente cosa dire senza anticiparvi nulla.

Questo è un film che arriva al punto e lo fa senza problemi, senza rimpianti e con la forza di un pungo che ti colpisce dritto allo stomaco.
Ci sono stati dei momenti in cui il pubblico in sala ha tremato, si è commosso e ha sentito il cuore spaccarsi in due.

Meraviglia signori miei, brividi e meraviglia.

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Alla prossima!

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#AvengersInfinityWar
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venerdì 23 febbraio 2018

Se ci conoscessimo oggi - Il primo film originale Netflix carino






Signori e signori, udite e udite, per la prima volta, almeno per quelli che ho visto, Netflix è riuscita a fare un bel film originale.
Non bellissimo, non un capolavoro ma un film carino.
Un film non noioso e, duemila volte, meglio di qualsiasi altra cosa mi abbiano mai proposto.
"Se ci conoscessimo oggi" è un film da vedere.


Ambientato ai giorni nostri e con vari viaggi nel tempo, la pellicola ci racconta del solito amore non corrisposto e della solita serie di tentativi per cambiare un percorso già scritto che mai potrà essere migliore dell'attuale presente.
L'intero film è una pellicola, nel suo piccolo, banale che però proprio in questa banalità e nella forza dei suoi momenti comici, tremendamente riusciti, riesce a far passare un po' di tempo in allegria lo spettatore.
Il risultato degli addendi non cambia ma il modo in cui si arriva alla morale finale è comunque molto piacevole e capace di intrattenere.
Nello stesso momento, il film mette a segno un colpo "di scena" finale per discostarsi dalla solita pellicola del genere anche simpatico annacquandolo però, forse, un po' troppo.

Tolto questo allungamento senza senso e tremendamente non necessario, forse per avere la dichiarazione finale tipica dei film romantici, tutti gli attori sono perfetti nei loro ruoli, un plauso speciale al protagonista Adam Devine che fa morire, e, ripeto, le scenette sono molto, molto simpatiche.

Finalmente Netflix, finalmente anche nel reparto film mi hai regalato una gioia.

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lunedì 5 febbraio 2018

The Cloverfield Paradox - Un terzo folle episodio (No Spoiler)


Il primo "Cloverfield" uscì normalmente e fu un semi successo.
Il secondo "Cloverfield" uscì, anni dopo, un mese dopo il suo stesso trailer.
Il terzo "Cloverfield", invece, è uscito ieri notte dopo un trailer mandato al Super Bowl.
Così, a cazzo.
Perché i "Cloverfield" escono a cazzo.

Perché i "Cloverfield", pure se escono a cazzo, sono qualcosa di unico.
Sin dal primo girato in found footage, attraverso il secondo tutto chiuso in un posto minuscolo, questi film sanno solo stupire.

Ambientato in un prossimo futuro e, probabilmente, non connesso al secondo film e, probabilmente, connesso al primo, "The Cloverfield Paradox" ci porta su una stazione spaziale, ci racconta di sei/sette uomini di nazionalità, culture e intelligenze diverse costretti a stare insieme, a lavorare insieme e a cercare di salvare la Terra insieme.
Ci racconta di un evento folle, impossibile e di un dopo anche, nella narrazione del film, difficile da capire ma, con un po' di sforzo, terribilmente chiaro.
Questo film è un ennesimo esperimento per questo franchise, è un ennesimo stile e un'ennesima nuova ambientazione: questo è un "Cloverfield".

Utilizzando attori famosi, Daniel Brühl, e altri meno, Gugu Mbatha-Raw, ci viene regalato un thriller nello spazio, un quasi horror, molto classico nel suo stile ma impreziosito dalla mitologia che lo circonda e che, purtroppo per voi, esploreremo Venerdì.

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sabato 23 dicembre 2017

Star Wars: Gli ultimi jedi - Un capitolo diverso




Non confrontare tutti gli "Star wars" tra di loro è un qualcosa di impossibile.
Semplicemente perché fanno parte dello stesso mondo, seguono una stessa linea e mitologia e, alle volte, sono molto simili.
Episodio sette, come sapete, mi sembrò e mi sembra ancora troppo simile ad Episodio quattro tuttavia, ora posso dirlo, questo non è un problema.
Perché non è un problema?
Perché Episodio otto non è Episodio cinque.

Finito "Il risveglio della forza" mi disse che se il suo seguito fosse stato uguale al "L'impero colpisce ancora" allora avrei odiato anche questo film e l'intera nuova trilogia sarebbe caduta nel dimenticatoio per me: questo perché una seconda copia significava che non avevano davvero delle idee originali.
Ecco, fortunatamente non è stato minimamente così.

"Star wars: Gli ultimi jedi" è un film completamente nuovo, diverso da tutti gli altri della saga e un vero step successivo alla trilogia originale e al settimo film andando a coronare, nel bene e nel male secondo alcuni, il filo rosso che collega questi film.
Tutto, dalle svolte narrative alle interpretazioni, soprattutto degli attori più storici, mostra la volontà di andare avanti e di portare qualcosa di nuovo sul piatto da tutti i fronti.
Questo, effettivamente, non è un seguito solo di Episodio sette ma anche della storia di Luke che si rivela essere, insieme a Ren, uno dei personaggi migliori di questa saga e uno dei più umani.
Oltre a loro, capaci di svettare sia come interpretazioni che come "movimenti" nella trama, il film da spazio a nuovi personaggi, forse un po' inutili ma interessanti, e mostra finalmente, in tutto il loro splendore personaggi che ci eravamo persi un film fa come Poe che finalmente fa qualcosa e si prende il suo spazio.

Se la regia risulta essere carente, Abrams è più bravo, la trama sale più di un gradino rispetto a due anni fa dimostrando che questo universo ha ancora tanto da dare e chiunque la critichi, soprattutto certi punti, non ha capito il senso di certi passaggi.
Certo, forse non tutto è perfetto, però c'è sicuramente la voglia di fare qualcosa di diverso dal passato per guardare al futuro.


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giovedì 30 novembre 2017

Justice League - Eroi spiritosi ma senz'anima




"Justice League" non mi è piaciuto e mi ha annoiato.

Come ho già detto qui, io non credo che la colpa di questo fallimento, questa volta solo monetario e non propriamente di critica, sia colpa del co - regista, tocca sottoscriverlo, Zack Snyder tuttavia questo non salva minimamente una pellicola che, se non brutta, ho, quantomeno, trovato vuota.

Si, esatto, vuota.

Se Snyder aveva per il suo universo un certo tipo di messaggio e una visione qui questa visione manca completamente rendendo un film già carente dal punto di vista della scrittura un vero e proprio nulla cosmico in cui la felicità nel vedere alcuni dei tuoi eroi preferiti sullo schermo può forse salvare il film.
Sempre che tu non ti renda conto che poi, bene o male, solo Wonder Woman e Superman fanno bella figura ma vabbè.

Questo perché "Justice League" è un film fatto in fretta e furia, con migliaia di problemi dietro le quinte e una serie di idiozie fatte proprio per uno di questi due motivi, i baffi di Superman sono un esempio lampante della cosa.
Non c'è il minimo terrore per il villan, non c'è il minimo dubbio che Superman ritornerà che di per sè non è una brutta cosa il fatto è che non c'è spazio per altro.
Non c'è spazio neanche per una vera e propria introduzione per Acquaman o per Flash che sono delle vere e proprie macchiette, sopratutto Flash, e che non danno minimamente giustizia ai personaggio originali.

Sono solo contento di aver speso la metà del prezzo del biglietto pieno per questa roba perchè non valeva neanche il costo di uno spillato.


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mercoledì 1 novembre 2017

Speciale Halloween - "IT" 2017 Recensione


Questo articolo doveva arrivare ieri ma come sa chi segue i miei social, qui e qui, non sono riuscito a finirlo in tempo quindi oggi ne usciranno due.

Benvenuti signori e signori, benvenuti allo speciale di Halloween di quest anno.
Benvenuti all' ultimo articolo dedicato alla seconda festività migliore dell'anno per me, la prima è Natale chiaramente.
Benvenuti, finalmente, alla recensione del nuovo "IT".

Su questo film ne ho sentite tante, tantissime: su alcune cose sono d'accordo e su altre molto meno.
Inizialmente io, questa recensione, non volevo farla ma qualcuno me l'ha chiesta e, ripensando all'impatto che questo film ha avuto su di me, ho deciso di mettermi a scrivere.

Adattamento solo e soltanto, per questioni commerciali a conti fatti, della prima parte del romanzo di King, quella dedicata ai bambini, il nuovo "IT" diretto da un sorprendente Andy Muschietti, che avevo solo visto in un deludentissimo "La madre", c'entra in pieno tutte le mie aspettative regalandomi un horror non solo meritevole del titolo ma anche sorprendente nella sua messa in scena.
Il mostro è perfetto così come le sue apparizioni così come i bambini: per me, questo film, è perfetto.
Non so se sia stato l'attaccamento pregresso che ho per il libro o il fatto che i bambini mi abbiano conquistato ma non riesco a trovare nulla di negativo in tutta la pellicola.

La storia originale subisce alcuni cambiamenti sostanziali e marginali, dalla morte di Giorgie all'entrata nel gruppo di più di un personaggio, ma il film non si perde per strada, non perde tempo e non lascia nulla al caso.
Nessun dettaglio, nessun filo che non dovesse essere lasciato appeso è stato lasciato.

In attesa di un secondo film più adulto, così come dovrebbe essere, questa pellicola regala tutto ciò che il romanzo voleva dare, la formazione e l horror, in una nuova veste aggiornata e con un cast di giovani attori veramente strabilianti.

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venerdì 14 luglio 2017

Your Name - Perchè anche il cuore di un uomo alle volte cede




Emozionarsi a ventanni non sarà una cosa difficile, certo, ma per molti rimane una cosa poco probabile.
C'è chi lo fa per niente e chi lo fa per tutto.
C'è chi lo fa solo nella vita vera e chi lo fa solo davanti ad uno schermo seguendo dei personaggi inventati.
Io non sono nessuno dei due estremi, sono, molto più semplicemente, uno che piange quando si sente toccato dentro.
" Your name ", con una storia semplicissima salvo qualche complicazione, è riuscito proprio a fare questo: mi ha fatto piangere.

Prendete due ragazzi, stessa età e interessi diversi.
Non si conoscono prima dell'inzio della pellicola.
Frequentano mondi, posti e persone quasi incompatibili.
Sono diversi, uno il contrario dell'altro se vogliamo.

Storia già sentita no?
Ecco, seguendo il solito schema del genere " Your name " racconta di due innamorati che non riescono mai ad incontrarsi davvero, mai cosa più vera, che si scambiano e si incrociano con duemila incomprensioni in mezzo.
" Your name " non solo racconta di un amore difficile ma anche a distanza.
" Your name " è un normale film romantico con una spruzzata, di questo si tratta, di originalità tanto bella quanto semplice da non appesantire il racconto.
Basta un pretesto per costruire una trama ovvia che però carica sullo spettatore un emozione sempre più grande che esplode in un payoff non da poco.

I due protagonisti sono il vero fulcro del film e con loro le loro emozioni e azioni: mai fu più puro e bello un sentimento così viscerale.
Se volete qualcosa che vi faccia tanto male quanto bene questo è il film che fa per voi.



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#YourName
#Cinema


venerdì 16 dicembre 2016

Star Wars Rogue One - Ribelli perdenti



Vedere un trailer ed essere convinti che il film sarà così, bello o no, ormai è un errore comune, un errore che fanno in tanti e un errore che faccio anche io.
Un errore che ho fatto, consapevolmente, anche con " Rogue one ", cullandomi con i vari trailer prima di vedere la pellicola in sala.

Detto questo tranquilli anche se non mi fossi eccitato per i trailer il film rimane un film carino e basta: merita una visione al cinema ma direi che ci fermiamo li.
" Rogue One " è uno " Star Wars " non essendo uno " Star Wars ".
È un film di guerra, della miglior specie ma con varie e grosse pecche dalla creazione del gruppo, alla mancanza di carisma di alcuni personaggi sino ad un, credo, terribile adattamento italiano.
È un film carino che poteva essere terribile ma non lo è stato, fortunatamente.
Magari non sarà il modo migliore per dare inizio alla serie di spin off ma ci sarebbero stati sicuramente modi peggiori.

Modi peggiori perchè " Rogue One ", infondo e neanche tanto infondo, è ciò che era stato promesso: è un film di guerra dei più sporchi.
È una lotta senza quartiere in un mondo oscuro privo della speranza.
Una speranza quasi inesistente perchè non ci sono più jedi e, allo stesso tempo, l'Impero è al suo massimo.
Un mondo dove addirittura la Resistenza non è così immacolata come, sin'ora, ci è stata descritta.
È la storia di un piccolo gruppo di uomini pronti a fare fuoco e fiamme come se fossero migliaia.
È la storia di Davide contro Golia, con molte più esplosioni.
Questo, questa crudezza e questa tristezza, si deve riconoscere alla Disney: sono capaci di fare un film per adulti o, nel migliore dei casi, per ragazzi.

Ma " Rogue One " si ferma li.
Si ferma acquistando questo piccolo ma importante traguardo senza aggiungere altro ne alla saga principale ne all'intero universo.
È un film con grossi limiti, con attori che fanno il loro lavoro e niente di più.
" Rogue One " fa, fortunatamente, quello sporco lavoro che qualcuno doveva per forza fare: rende " Star Wars " adulto.

Alla prossima!

#StarWars
#StarWarsRogueOne
#Cinema

venerdì 9 settembre 2016

The Witch - Come Stephen King






Quando parlo di un film horror paragonarlo ad un'opera del re del brivido per me è uno dei più grandi complimenti che possano esserci.
Perchè penso che King sia un maestro nel raccontare storie di questo tipo e perchè sono convinto che nessuno sappia muoversi come lui in quel mondo.
Entrare al cinema a vedere The Witch quindi non è stata solo una bellissima scoperta ma una grandissima esperienza che consiglierei a tutti anche se si parla di recuperare il film in dvd: non perdetevelo in nessun modo.

Così come King non racconta di un particolare evento sovrannaturale o di un mostro ma delle azioni della gente comune in contatto con determinate entità così The Witch, scritto e diretto da Robert Eggers, mette sotto i riflettori la solitaria vita di una famiglia puritana appena arrivata in America e costretta a scontrarsi, in primis, con la natura selvaggia, e poi con una non meglio specificata minaccia di stampo magico di cui non saremo mai davvero sicuri.

Senza fare molti spoiler tra un raccolto immangiabile e varie sparizioni lo spettatore è costretto a muoversi al buio tra la superstizione e la follia trovandosi più volte costretto a chiudere gli occhi per le scene forti o a tenersi la mascella attaccata alla bocca evitando la sua caduta per via di eventi da far accapponare la pelle.
Non c'è mai davvero un personaggio che ostenti sicurezza o che si muova senza pregiudizi: rinchiusi come sono nella loro fede i personaggi non riescono più a respirare di fronte ad un mondo che non da più le risposte giuste, quelle che loro si aspettano.

The Witch o meglio The VVitch è un'esperienza al di fuori del comune, inquietante e neanche per un attimo banale.
Con queste ultime parole io mi fermo qui perchè non voglio dire altro e non c'è altro da dire: per un film perfetto basta davvero poca pubblicità.

C'era una caprone in una capanna, in una notte scura e da lì tutto iniziò.

Alla prossima!

#Cinema
#TheWitch

mercoledì 13 aprile 2016

Ci stiamo rialzando grazie a robot e motori - Panoramica sul nuovo cinema italiano






Per lungo tempo, al cinema, noi italiani ci siamo limitati ai drammoni, ai film d' autore e ai film comici.
Col tempo, qualche anno fa, abbiamo iniziato ad evolverci: i drammoni e i film d'autore si sono uniti mentre i nostri semplicissimi film comici sono diventati sempre più brillanti e sempre meno " natalizi ", passatemi il termine.
Oggi, questa evoluzione, ci ha portato a qualcosa in più, ci ha fatto salire un gradino e ci siamo, ancora una volta, evoluti: stiamo toccando, grazie a gente nuova e fresca, terreni inesplorati.
Come dite?
Quali terreni inesplorati?
Chi sono i registi nuovi e freschi?
Andiamo, bastava andare al cinema in questi mesi, anche ora, ma se volete ve lo dico io quindi, aprite bene gli occhi.

Febbraio, se non mi sbaglio, e Aprile sono stati, a occhio e croce, due mesi molto importanti per il cinema italiano.
Perchè?
Beh perchè Febbraio, prima di tutto, grazie alla penna di Genovese ci ha regalato Perfetti Sconosciuti, film di cui ho già parlato, ma questa non è una voce nuova, è una voce si ottima ma non nuova, io voglio parlare, in primis, di: Lo chiamavano Jeeg Robot con la regia di Gabriele Mainetti.
Mainetti prende Roma, la mia e la sua città, e unisce il solito panorama italiano ai superpoteri degli americani grazie alla storia di un uomo semplice, di un uomo buono e cattivo, che però si rialza e, uscendo dalla sua zona d'ombra, migliora il mondo che ha davanti.
Lo fa bene, lo fa con una grandissima maestria, creando un cattivo di primissimo livello che potrebbe rivaleggiare, senza problemi, con altri grandi villan del cinema.
Mainetti svicola, si lascia il passato alle spalle e prova a toccare qualcosa di nuovo che da noi non si era mai visto centrando, senza problemi, il bersaglio.

Ma il regista romano non è l'unico a centrare il bersaglio con un film di genere: ci riesce anche Matteo Rovere con Veloce come il vento.
Veloce come il vento di Rovere è un buon film, fatto bene, con criterio e cuore.
È un film forte, per certi versi, e dolce per altri ma non lascia mai, per rimanere in tema, la strada giusta: che sia mostrare il riscatto di un uomo perso o la rincorsa, per la gloria, di una ragazza non c'è nulla che stoni.
Forse se non amate i film sulle corse automobilistiche questo film non vi prenderà moltissimo, potrebbe prendervi comunque anche se non ne sono convinto, tuttavia credo sia impossibile non emozionarsi in certi punti o non affezionarsi a tutto il cast una volta arrivati i titoli di coda.
Veloce come il vento parlerà si di macchine ma lo fa con il cuore.

Detto questo, questi due film mi sono piaciuti?
Sni.
Insomma.
Ho apprezzato il gesto, ho apprezzato il cuore che c'è, perchè si vede ma manca qualcosa che mi faccia gridare il miracolo.
Alcuni mi hanno detto " contestualizzalo ".
Ok, l'ho fatto: questi sono film atipici per noi, quasi primigeniti, sicuro quello di Mainetti, ma non sono dei bellissimi film si fermano al carino o, al massimo, al bei.
Poi vabbè, questo è chiaramente un mio parere, magari a qualcuno possono essere sembrati dei capolavori, ma a me no.
Io li contestualizzo, li trovo buoni ma non ottimi.
Li trovo di grande fattura, fatti col cuore, meritano sicuramente ma, per ora, siamo fermi ad un punto, punto prezioso a cui senza questi film non saremmo mai arrivati, e dobbiamo andare avanti.

Alla prossima!

#LoChiamavanoJeegRobot
#VeloceComeIlVento

venerdì 1 aprile 2016

BatmanVSuperman: Dawn of justice - Un clamoroso fallimento




Ed eccoci qui, come promesso: è arrivato il momento della recensione.

PREMESSA NUMERO 0: SPOILER, SPOILER!

PREMESSA NUMERO 1: Non criticherò questo film perchè sono un fan della Marvel ma perchè è un disastro.

PREMESSA NUMERO 2: Questa recensione sarà una recensione puramente di pancia e di cuore, non ci sarà nulla di tecnico.

PREMESSA NUMERO 3: SPOILER, SPOILER!


Batman V Superma non è un bel film.
Possiamo parlarne quanto volete, possiamo scrivere una serie infinita di articoli e di recensioni, possiamo anche scannarci nei commenti di Facebook ma Batman V Superman non diventerà un bel film.
Chiunque sostenga che lo è, chiunque dica che non abbia problemi di sceneggiatura o che cerca di minimizzarli è arbitrariamente attaccato all'universo cinematografico DC o odia quello Marvel e la loro visione dei supereroi anche perchè bisogna essere cechi per non vedere tutti i difetti della pellicola.
Coloro che lodano questo film, che ne minimizzano i difetti sono, probabilmente, gli stessi che dopo aver visto il trailer finale, quello che spoilerava Doomsday, difendevano ancora la Warner e che, dopo la visione al cinema, continuano a non credere che in quel trailer ci fosse troppo.
A quelle persone non è piaciuto il film, a quelle persone piace andare contro corrente, difendere l'immagine oscura di un supereroe che alle volte funziona ma Snyder, evidentemente, non riesce ad usarla.
L'intero film, per di più, è pretenzioso e arrogante come il suo stesso regista, anche perchè se dopo l'uscita ti tocca spiegare ogni scena del film c'è qualche problema, ed è una continua metafora del cristianesimo che però rimane in superficie insieme agli scontri e alle enormi esplosioni dei nostri supereroi preferiti resi irriconoscibili, per certi versi, dall'autore.
Chiariamo il problema non è la regia di Snyder, puttana eva probabilmente è l'unica cosa che funziona nel film se vi piace il suo stile, anche perchè se sei in sala sai che il film è suo quindi è inutile lamentarti se non ti piace come dirige, è semplicemente tutto il resto: dalla sceneggiatura ai personaggi, dall'universo appena creatosi e dal mondo in cui si cerca di introdurre le future pellicole.
Questo film vi può essere piaciuto solo se siete entrati, se avete spento il cervello e se non amate i fumetti o se non li conoscete perche anche un bambino di due anni si sarebbe accorto e avrebbe ammesso i buchi logici dell'ultima pellicola DC.
Però alla gente non va, molti vogliono semplicemente andare contro corrente e non si rendono conto di quanto sono ridicoli tirando fuori frasi come " Non ci sono così tanti buchi logici ".
Davvero?
Davvero?
Davvero volete dirmi che in una sceneggiatura toccata da tre persone più rivista, corretta e supervisionata da Snyder non ci sono buchi logici?
Davvero, voi cosiddetti fan del fumetto, pensavate che Gotham e Metropolis sono due città buie, tristi, identiche e divise solo da un fiumiciattolo?
Davvero non credete che introdurre i cazzo di MEMBRI DELLA JUSTICE LEAGUE via email sia un'idea idiota e pigra?
Pigra esatto, idea pigra.
Questo film è pigro.
Perche dite?
Beh, perchè lo scontro tra Superman e Batman, il motivo principale del film, non inizia per un qualche motivo ideologico o perchè i due non si stanno simpatici ma perchè Superman viene costretto ad affrontare Batman.
Perchè Superman non riesce a dire a Batman " Guarda mia madre è stata rapita mi serve il tuo aiuto " ma invece, avvicinandosi minacciosamente, gli dice " Non c'è tempo ".
Già, così a cazzo.
Senza un senso, infondo non sapendo come iniziare uno scontro perchè non levarci subito il problema senza dargli un motivo sensato?
Infondo Superman, che sente Lois da mille miglia di distanza, non riesce a sentire sua madre che STA VICINO A LUI quindi perchè dovrebbe riuscire a utilizzare le parole per risolvere un problema?
Deve farsi pestare e poi deve intervenire Lois per fermare lo scontro, per far diventare Batman e Superman amici bastava fargli ricordare che i due hanno le madri con lo stesso nome, infondo Clarke chiama sua madre Martha, mica serve un qualche tipo di motivo vero eh.
Cazzo ci frega tanto voi il film lo vedete e noi sulla pagina di Facebook lo spacciamo per un successo a tutto tondo anche se, come gli ho scritto, c'è differenza tra il conquistare il pubblico per la curiosità e il farlo grazie ad una scrittura ben fatta e questo film non ce l'ha.
Che poi sia perchè la Warner voleva introdurre tutto il suo universo in un unico film o perchè Snyder è rincoglionito io non lo so ma, e mi spiace dirlo, non c'è una via d'uscita.
Come non c'è una via d'uscita alle duemila, fastidiosissime e confuse scene sogno che imperversano in questo film, che potevano essere tagliate e che, magari magari, hanno anche levato minutaggio per altro.
Qualsiasi altra cosa, qualsiasi altra cosa sarebbe stata più interessante che vedere un pipistrello mangiare Batman o un futuro che non arriverà mai.
Non so magari avrebbero potuto introdurre per bene la JL, evitando la fottuta email con il sottofondo musicale, o avrebbero potuto spiegare meglio alcuni personaggi come Superman, tanto è solo il seguito del suo film, o Lex Luthor.
Certo, potrei anche sbagliarmi visto che Luthor è proprio scritto a cazzo, è un'idiota continuamente fatto di eroina che si muove come se avesse una serie di attacchi epilettici e dice idiozie ogni tre per due ma dai, almeno Superman, visto che questo era il seguito del suo film, potevi scriverlo bene.
Capito?
SCRIVERLO BENE!
Sapete perchè lo dico?
Perchè come tutto il resto del film, è scritto male.
Perchè Superman non è Superman, non riesce a salvare le persone senza fare danni o ammazzare qualcuno ne è davvero in grado di comportarsi da eroe riuscendo solo a lamentarsi.
Questo Superman preferisce vedere un flashback di suo padre morto che gli racconta una storia che tecnicamente lui non dovrebbe mai aver sentito che, alla fin fine, non ha senso piuttosto che fare qualcosa di utile, piuttosto che parlare alla gente.
Questo Superman è quello che decide di sacrificarsi per uccidere Doomsday, l'unico cattivo che potrebbe scontrarsi effettivamente con Superman, anche se Wonder Woman potrebbe fare la stessa identica cosa.
Cosi, a cazzo.
Ancora.
Tanto nessuno è convinto che tornerà nel film della Justice League vero?
No?
Già, grazie Warner.
Continua a mettere sotto contratto attori importanti per farggli dire tre battute che così sicuramente saranno soldi ben spesi.
Tempo perso, troppa roba in un film troppo lungo che, per ciò che portava, poteva e doveva essere diviso in due ma si sa: quando si va di fretta si fanno solo un sacco di pasticci.
 
Alla prossima!

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mercoledì 9 marzo 2016

Perfetti Sconosciuti - Difficile ( non ) parlarne




Inizialmente non pensavo minimamente che mi sarei messo a scrivere di Perfetti Sconosciuti: sono andato a vederlo Sabato ma non mi sarei mai aspettato che mi lasciasse così, in questo stato.
Venerdì, pensando al futuro, avevo deciso di vedere tutta la quarta stagione di HOC, convinto che questa sarebbe stata la mia nuova recensione ma nulla mi aveva davvero preparato ad una cosa del genere, ad un film del genere.
Perfetti Sconosciuti mi ha colpito nel profondo, mi ha fortemente scosso e, se conosco un modo per esorcizzare i miei demoni, scriverci sopra dovrebbe aiutarmi... Così eccomi qua: parliamone!
Prendete sette ottimi attori e, per volere di sceneggiatura, rendeteli migliori amici da una vita; prendete una tavola imbandita per una cena a cui tutti sono invitati e fateli portare con loro i telefonini, scatole nere delle loro vite.
Ben presto, spinti da un gioco molto simile alla roulette russa visti i successivi risultati, i telefonini inizieranno a squillare grazie a messaggi e chiamate, portatrici di segreti, a portata d'orecchio di tutti.
Dall'inizio del secondo tempo in poi, il primo è principalmente una preparazione per lo spettatore, i protagonisti iniziano a colpirsi al cuore a vicenda, chi colpisce tutti, chi ne colpisce uno lasciandosi adosso segni indelebile volontariamente e involontariamente che, solo in parte e solo per loro, verranno sanati nel finale.
In questo film, girato tutto nella stessa location, non è ciò che si dice, quindi il colpo in sè, a ferire davvero lo spettatore, quello succede solo due o tre volte, ma il modo in cui i protagonisti o i non protagonisti, qui solo chi ha visto il film potrà capire il riferimento, si guardano negli occhi durante il confronto, si lanciano uno sguardo che va dal sofferto al rabbioso e che in qualche modo ti colpisce dentro come se fosse diretto a te, come se tu stessi giudicando o fossi tu ad aver ricevuto quel messaggio.
Potrà sembrarvi strano che abbiate visto o no il film ma quegli sguardi, è come se me li sentissi adosso, se li rivivessi in ogni momento e, in parte, mi chiedo se mai riceverò o leggerò uno di quei messaggi e se ciò mi toccherà allo stesso modo, se mi distruggerà senza mezzi termini.
Così tu sei al cinema, hai anche convinto un tuo amico a venire con te, ma non ti eri preparato ad un film del genere e tu, tu che sei una di quelle persone che non si fida molto delle persone a cui da il cuore, che si sente insicuro e che mente inizi a guardarti intorno, anche se non hai fatto nulla lo fai solo perché hai paura, perché hai l'ansia.
Ed il film va avanti così ti dici, dopo il primo segreto, si limiterà a farti venire l'ansia ma ti sbagli e tu continui a non essere pronto, non sei pronto ad un'altra serie di scossoni, uno più forte dell'altro, uno silenzioso in mezzo ad altri molto più rumorosi che, piano piano, ti colpiscono.
Il bello poi è che a farti più male, a dar via a quel nodo che ormai ti sta chiudendo lo stomaco, non è uno degli scossoni rumorosi ma è quello più silenzioso, quello che non ti aspetti, che nessuno si aspettava e che ti ricorda che la roba peggiore arriva da chi meno te l'aspetti.
Così la sala che per tutto il primo tempo e per un po' del secondo tempo ha riso a crepa pelle quasi da non farti sentire il film si pietrifica, rimane in silenzio e come te si attacca alla sedia.
E, ad un certo punto, vorresti urlare e dare un pugno a qualcuno ma non puoi muoverti, non sai cosa fare e dire.
Poi, dopo che come un lampo hai visto così tante brutte cose che quasi vorresti ucciderti, il film finisce e tu credi di essere salvo, ma poi d'un tratto ti torna in mente e sei finito: ti tocca scriverne per andare avanti.
Perfetti Sconosciuti porta un gruppo di amici sullo schermo e lo distrugge pezzo per pezzo, ti ricorda che siamo tutti frangibili, vicini al peccato e alla bugia, traditori e traditi e lo fa nel modo peggiore.
È un film che riesce a far sentire in colpa, a farti ripensare al passato e a come sarai ed il bello è che lo fa in così poco tempo da lasciarti un segno indelebile.

Alla prossima!

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