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lunedì 7 gennaio 2019

Netflix Pick 9 - Bird Box


Tratta da un libro, "Bird box" è una pellicola che di recente ha fatto molto parlare di sè.

Ambientata nell'America dei giorni nostri racconta la storia di una giovane donna incinta che si ritrova nel mezzo di un'Apocalisse causata dall'arrivo di essere spaventosi che non vedremo mai e che non conosceremo mai veramente.
Malorie, interpretata da Sandra Bullock, incontra un gruppo di sopravvissuti ed insieme a loro cerca di sopravvivere al tutto.

Questa, in breve, è la trama base dell'ultima fatica di Netflix ed è anche la sinossi generale di un qualsiasi horror del genere survival che sia televisivo, "The walking dead", o al cinema, "L'alba dei morti viventi".
A spezzare la "monotonia" di questa formula già troppo usata è la particolarità di questi esseri che in primis ti portano al suicidio e, in seconda battuta, hanno un effetto sull'uomo solo se l'occhio li intravede.
Ecco, sarebbe tutto meraviglioso e tutto originale se non fosse un qualcosa di già usato da "The happening" o da "The quiet place" che, rispettivamente, utilizzavano proprio queste due idee anche se in modi diversi.
So, almeno secondo quello che ho letto, che l'autore del libro ha avuto queste idee prima della produzione dei due film citati prima tuttavia è innegabile che questa produzione arrivi in ritardo e quindi non possa essere definita novità.

Allo stesso tempo questo è un film che utilizza tutto quello che è presente nel libro salvo ammorbidire una determinata vicenda e modificare un dettaglio abbastanza importante nella narrazione.
Queste due modifiche, di cui parleremo più avanti, addolciscono il film e creano un buco di sceneggiatura insensato che l'autore originale aveva eliminato alla radice raccontando la storia in maniera diversa.
"Bird box" quindi, sarà anche carino ma non è un film che si merita tutto ciò che ha avuto.

Proprio per questo io non ho capito perché sia piaciuto così tanto.
Posso capire che sia un film di un certo tipo, che possa essere gradito da un pubblico generalista tuttavia non credo che si meriti il numero più alto di visualizzazioni su Netflix anche se parliamo solo di prodotti originali.
Non credo si meriti questo record non perché sia un brutto film, a me è piaciuto, ma perché non è nulla di che.
Vi siete veramente spaventati guardandolo?
Non avete davvero mai visto una cosa di questo genere?
Vi siete effettivamente fatti trascinare dal rapporto tra la Bullock ed i "suoi" bambini?

Mi faccio queste domande perché anche se il tutto è fatto bene ho comunque visto di meglio e so che c'è di meglio.

PICCOLA PARTE SPOILER DEDICATA A CHI VUOLE SAPERE QUALI SONO I DETTAGLI CAMBIATI DAL LIBRO AL FILM E ABBIA VISTO IL FILM O VUOLE SPOILERARSELO

Torniamo però a parlare dei due dettagli che cambiano dal libro al film perché, per me, se questi due punti fossero stati ripresi pari pari dal libro la pellicola sarebbe migliorata.

Per prima cosa il luogo che la protagonista raggiunge nel finale nel libro non è una scuola per cechi ma un posto in cui le persone si sono effettivamente cavate gli occhi per non vedere i mostri.
Scelta molto violenta e triste tuttavia sarebbe stato un tocco in più, un qualcosa di più macabro e mi sarebbe piaciuto vederlo anche sullo schermo.

Infine abbiamo quello che è il buco di trama più grosso di tutto il film: la presenza dei pazzi che non hanno problemi con le creature.
Se posso capire che hai bisogno di qualcuno che faccia pressioni sui tuoi protagonisti per muovere in avanti la trama non capisco perché il tutto non deve essere giustificato e la regola alla base del film venga sminchiata.
Non ha senso che i pazzi, di non si sa quale tipo poi, possano guardare le creature senza tentare il suicidio e non ha senso che questa cosa venga detta a metà del film: hai fior fior di occasioni per farlo presente allo spettatore quindi fallo.



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Alla prossima!

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venerdì 26 ottobre 2018

Netflix Pick 8 - Shirkers




Il trailer di "Shirkers" racconta o, quantomeno, fa immaginare che il film di Netflix sia una sorta di crime documentary o qualcosa di simile.
Avete presente no?
La musica creepy e spezzoni di interviste con frasi particolari e d'effetto come se parlassimo di "Making a murderer" o di "The keepers".
Come se "Shirkers" fosse solo questo e non qualcosa di più.

Siamo nel 1992 a Singapore e la giovane Sandi Tan insieme ai suoi compagni di classe di cinematografia e al suo insegnante decide di girare un film scritto da lei.
Mentre i suoi compagni, più compagne a dire il vero, si occuperanno del lato tecnico e lei della direzione creativa sarà il suo maestro, Georges Cardona, ad essere il regista.
Le riprese durano per alcuni estenuanti mesi e finito il tutto il girato rimane nelle mani di Georges affinché lo monti per poi portarlo ad un festival.
Cardona però sparirà ed insieme a lui sparirà "Shirkers" insieme a tutti i sogni del cast, della crew tecnica e della sua creatrice che uscirà stravolta dall'intera vicenda.

Seguendo la realizzazione della pellicola, la figura di Cardona e la sua scomparsa insieme al film "Shirkers" si può classificare come un crime documentary ma poi, piano piano, diventa qualcos'altro.
Questo perché al di là del ritrovamento o no del film o della presenza delle spiegazioni sulle motivazioni di Cardona assistiamo, per me, ad un qualcosa di interessantissimo ed ad una sorta di must see per chiunque studi cinema o voglia fare cinema.


Sandi inizia col raccontarci com' è entrata a contatto con il cinema e la musica, con la fotografia e la scrittura e piano piano ci conduce all'ideazione del film e della sua scrittura mentre davanti a noi passano immagini provenienti da film d'epoca, citati ed amati dalla regista che ne è stata evidentemente ispirata, e filmati riconducibili ad un particolare genere cinematografico capaci sia di stupire che di inquietare allo stesso tempo.
La regista ci racconta della sua vita, delle sue idee e delle sue ispirazioni attraverso la realizzazione del film e di come queste insieme a lei siano naufragate.
Ascoltiamo le sue migliori amiche e parti integranti del film raccontare delle riprese e di chi lavorava con loro e in men che non si dica siamo dentro ad una sorta di film nel film dove non solo assistiamo alle vecchie riprese ma anche a quelle del documentario con momenti davanti alla camera che normalmente verrebbero tagliati.

Ad un certo punto anche se la linea narrativa della sparizione del film continua a muoversi in avanti si capisce che "Shirkers" è diventato una riflessione sulla visione creativa di una persona, sulla realizzazione di quella visione creativa e sulla frustrazione e successiva rovina di chi non ha visto quella creatività realizzarsi.
Il punto non è perché il girato sia sparito ma è: "Cosa succede ora che il girato è sparito?"
L'intero documentario si trasforma nelle memorie di un gruppo di persone che ha lavorato tanto, tantissimo per un'opera che non è mai stata portata a termine ed il tutto li ha formati e toccati in determinati modi.
Vediamo sempre cosa accade quando un film viene finito e mandato in sala ma mai nessuno vede cosa accade a chi non riesce a completare la propria pellicola.

Allo stesso tempo quei momenti in cui la telecamera non smette di girare durante le interviste sono tutti momenti selezionati, direttamente dalla regista, per mostrarci un particolare lato di lei e per evidenziare un ennesimo "volto" del creativo, regista o no che sia, così dentro alla sua opera da non riuscire a vedere oltre.
Così dentro all'idea di finire il film o il romanzo o il fumetto o quello che volete da non vedere che cosa sta perdendo o chi sta perdendo tuttavia capace di stupire e di creare un legame indissolubile con chi hanno lavorato.

Infine, "Shirkers" è anche questo: è la storia di un'amicizia nata e mai veramente finita come il loro film, proprio per il loro film.

Il racconto su un film scomparso diventa il luogo in cui si ragiona sulla figura dell'artista e su cos'è l'opera in sé per lui.

Prima di salutarvi vi invito a passare sulle nostre pagine affiliate: L'angolo delle Serie TV, A Clockwork Page, HOUSE OF TELEFILM - La casa delle Serie Tv e degli Spoiler,  Keep Calm and Watch Series, How to get away with Fandoms,  The Kingdom Of Fandom,  Doctor Who "ita ", Telefilm Obsession, Traduttori Anonimi, MAh, Valiant Italia , Telesimo, 



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lunedì 26 marzo 2018

Netflix Pick 7 - Santa Clarita Diet 2


Non so perché ma non riesco a trovare sul blog la recensione della prima stagione di "Santa Clarita Diet".
Non capisco perché non riesco a trovarla visto che mi era piaciuta veramente tanto ma sempre possibile che non l'abbia scritta e in quel caso devo rimediare in qualche modo quindi...

Con la prima e, ora, anche con la seconda stagione di "Santa Clarita Diet" Netflix si spinge nel campo della commedia creepy, dell'umorismo macabro e, questa volta, anche del volgare bello spinto viste alcune battute.
Drew Barrymore, insieme al marito e alla figlia, da un giorno all'altro, si ritrovano il loro mondo completamente sottosopra per via di un semplice caso, spiegato finalmente in questa stagione anche se non se ne sentiva il bisogno, soprannaturale: la Barrymore è diventato uno zombi.

Così, dal nulla, l'intera famiglia è costretta ad adattarsi alla situazione, alle nuove abitudini alimentari della madre e al suo nuovo "io" risvegliatosi dopo la sua morte.
Una vita normale che in un lampo diventa, a tutti gli effetti, speciale.
L'intera vicenda però non viene mai vissuta seriamente ma sempre con uno spirito e un umorismo macabro e diretto, lo show è anche molto grafico, che potrà non piacere a tutti ma che sicuramente ha la sua fetta di appassionati e sostenitori.
Tutti gli attori danno il meglio di sé e, credo, si siano anche divertiti veramente tanto durante le riprese.
Credetemi: lo spirito spensierato e, se volete, anche cazzone si sente dal divano.
La serie, proprio per questa mancanza di serietà, si pone come uno show leggerissimo e, quindi, piacevolissimo, capace di scacciare qualsiasi brutto pensiero e di intrattenere con le sue dieci puntate da trenta minuti.

Se cercate qualcosa di poco impegnato ma di dannatamente divertente allora questa serie fa proprio per voi.
Un piccolo gioiello che dovete assolutamente vedere.

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sabato 21 gennaio 2017

Netflix Pick 6 - Una serie di sfortunati eventi





Benvenuti al secondo giorno di maratona dedicato a " Una serie di sfortunati eventi ".
Se ieri abbiamo parlato del primo libro della saga oggi, invece, ci dedicheremo ai primi due episodi della nuova serie Netflix arrivata sulla piattaforma il 13 Gennaio.
Oggi parleremo soltanto dei primi due episodi della serie perché Netflix ha deciso di utilizzare due episodi a romanzo utilizzando, quindi, per questa stagione di otto episodi, solo i primi quattro.
Questi primi episodi, dal titolo " Un infausto inizio " parte uno e due, sono la trasposizione fedele del romanzo originale.
Quando dico " trasposizione fedele " intendo che non viene cambiata neanche una virgola dall'opera originale.
Tutti i protagonisti, gli avvenimenti e, addirittura, le battute sono prese e riportate dalla carta sullo schermo senza batter ciglio.
Questa scelta da una parte potrebbe infastidire o annoiare chi ha letto e conosce a memoria l'opera originale per mancanza di alternative, dall'altra invece potrebbe rendere felici i lettori e intrattenere, allo stesso tempo, chi non ha mai letto il primo libro perché comunque il materiale di partenza è ottimo.
Noterete, tuttavia, che per allungare il brodo verranno aggiunti alcuni pezzi o di sana pianta o appartenenti ad altri romanzi e ricollocati per migliorare la narrazione.

Passata la scelta da parte degli autori di riprendere il libro mano mano tranne per alcune scene ci si " scontra " con le altre due parti fondamentali della serie: l'ambientazione e il casting.
Prendo insieme questi due tratti della serie per iniziare un ragionamento che chiuderà l'intero articolo quindi seguitemi.
L'ambientazione, per prima cosa, è fantastica: creepy ma anche stramba al punto giusto.
Quanto serve per creare un'atmosfera si famigliare ma anche molto particolare: insomma si capisce di non star guardando una serie completamente reale.
Il casting, allo stesso tempo, segue molto da vicino i tratti tratteggiati nei libri e trova nel Conte Olaf di Harris la sua colonna portante.
I tre piccoli protagonisti per il momento non mi sembrano così memorabili, tolta la bambina, tuttavia sono facilmente riconoscibili e questo li rende, a modo loro, unici.

Perché, però, ho deciso di analizzare insieme il casting e l'ambientazione?
Ho deciso di analizzare la scelta del cast e l'ambientazione della serie insieme perché queste, non solo, sono i tratti fondamentali dell'opera ma perché sono i tratti più spigolosi dell'intera serie.
Se infatti nel libro l'intera aura stramba del mondo di Lemony Snicket è ben calibrata, nella serie l'ambientazione e il casting, soprattutto parlando di Harris, sono esagerati quel tanto che basta in più per allontanare lo spettatore più occasionale che magari rimane stordito e infastidito da un qualcosa di così " stupido " se si vuole usare questa parola che è, comunque, sbagliata.

Quanto, questo tratto, mina la serie confrontandola con l'opera originale?
Ritornate domani per sapere la risposta a questa domanda.

Alla prossima!

#NetflixPick
#UnaSerieDiSfortunatiEventi
#Netflix
#Recensione

venerdì 7 ottobre 2016

Netflix Pick 5 - Amanda Knox



Guardare un documentario è un buon modo per informarti su una vicenda di cui non sai nulla.
Il documentario, come giustamente dice la parola, ti informa, documenta, sulla materia in questione.
Ora, non so quanto debba farlo ne so se debba dare per scontato alcune notizie puramente di base ma so che, tecnicamente, dovrebbe essere imparziale e dovrebbe essere tremendamente chiaro.
Amanda Knox, il nuovo documentario Netflix, non è così, non del tutto.

Mi sono avvicinato a quest'ultima produzione Netflix più curioso di sapere il punto di vista degli americani sulla questione che i dettagli dell'intera vicenda, più interessato ad un punto di vista estero su una situazione italiana che al metodo di narrazione scelto dalla produzione.
Da mezzo profano e vergine di tutte le informazioni ho cercato di vedere cosa si diceva e si pensava di noi all'estero, mettendo sicuramente in conto che non sarebbe stato un buon giudizio anzi, ero estremamente convinto che l'intero documentario sarebbe stato dalla parte della giovane americana e tutto contro di noi.
No, non è così, non del tutto.

Amanda Knox è un documentario ne bianco ne nero, non si schiera apertamente con nessuno ed è, sempre, ambiguo.
Durante tutta l'ora e mezza di visione si sono intervallati sullo schermo, oltre a vari filmati, Amanda, Raffaele, un giornalista e la pubblica accusa del tempo.
Questi quattro personaggi parlano, esprimono i loro giudizi, raccontano le loro emozioni, giustificano tutte le loro azioni passate e sin qui non ci sarebbe nessun problema se solo si spiegasse tutto, se certe cose non venissero buttate li e lasciate stare senza spiegazioni e se tutti dicessero cose logiche e cristiane.
Tutti i protagonisti della vicenda e del documentario, tolto il giornalista che è chiaramente uno in cerca di soldi e fama, sembrano persone normali sino a che non dicono qualcosa di sbagliato, di vagamente imbarazzante e di poco chiaro in un momento fondamentale della vicenda.
Quella cosa imbarazzante, poco chiara e sbagliata non viene spiegata e il tutto rende l'intero documentario più fumoso di quanto era prima.

Che cosa si vuole dimostrare?
Si vuole dimostrare qualcosa poi?
Sto vedendo tutto questo perché si vuole dimostrare che ci sono stati degli sbagli o che l'informazione dei giornali del tempo distorse la visione e il giudizio della gente?
Amanda è chiaramente la protagonista della storia ma non si capisce se sia una vittima o no, se abbia davvero capito cosa è accaduto e quanto grave fosse.
Raffaele prima è dalla parte della ragazza, poi la " tradisce ", neanche questo è chiaro, e poi ritorna vicino a lei?
La pubblica accusa si muove contro Amanda perché è convinto delle poche prove acquisite o perché la odia senza un motivo?

Io ci ho davvero capito poco.

Alla prossima!

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#Documentario
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mercoledì 11 maggio 2016

Netflix Pick 4 - Marseille





Copiare "House of cards" e adattarlo alla Francia non dovrebbe essere così difficile no?
No?
Già, lo pensavo anche io poi ho visto "Marseille".
Marseille dovrebbe essere la prima grande serie europea marchiata Netflix, dovrebbe spaccare, dovrebbe poter stare allo stesso livello della sua serie madre/modello "House of cards", peccato che non ci riesca.
Peccato che non ci si avvicini minimamente.
Cazzo, House of cards è praticamente una sceneggiatura che si può prendere e trasferire dovunque poi basta cambiare qualche cosa e aggiungerci un po' di originalità ma Marseille neanche riesce a fare quello e decide, quasi come se volesse incartarsi ancora di più, di ricopiare alcuni tratti distintivi di "The Boss", serie americana mandata su Starz tempo fa.
Così, giusto per ridere e per sembrare sempre meno originale: solo Marsiglia è originale in "Marseille".
Io poi non vorrei essere cattivo perché prima o poi uscirà la prima serie italiana di Netflix e mi toccherà essere cattivo allo stesso modo se il fallimento sarà uguale ma guardare questa serie e non rimanerne scottati è davvero difficile: sia perché non riesce ad essere d'impatto e sia perché non porta nulla di nuovo al mucchio.

"The Boss" e HOC avevano e hanno ancora non solo una forza narrativa importante, che sia la malattia in uno o la cattiveria molto fredda dell'altro, ma vedevano nel protagonista un attore formidabile che, purtroppo per lui, Depardieu non potrà mai essere.
Non perché non sia mai stato in grado o altro ma perché credo non riesca più ad avere quella grinta che servirebbe in uno show del genere e che dovrebbe mostrare sia lui che la sua nemesi.
Ed ecco, finalmente, che arriviamo al punto più dolente dell'intera serie: Luca, il credo cattivo della serie.
Luca è probabilmente il personaggio più del cazzo che conosca: scialbo, noioso, poco carismatico e neanche così giovane da passare per " Il giovane delfino ".
Luca è semplicemente un quarantenne biondo, molto bravo a letto, la serie ci tiene molto a ricordarcelo, che vuole vendetta verso il mondo intero e cerca di arrivarci nel peggior modo possibile: se Frank Underwood fosse stato così maldestro nei suoi piani non saremmo andati oltre la prima stagione.
Questi suoi piani tremendi dovrebbero essere il perno della trama, ciò che fa stare il pubblico sull'attenti ma hanno il suo stesso, inutilissimo carisma e ne risente tutta la struttura che traballa continuamente.

Che sia lui, Depardieu, il mafioso che assomiglia a Conte o la figlia del sindaco e la sua amica lesbica: tutto sembra falso e esagerato allo stesso tempo.
Magari è anche perché parlano un sacco di sesso nei momenti più disparati e improbabile o perché le loro battute più memorabili sono tirate fuori nel modo peggiore possibile ma è difficilissimo prendere i personaggi con serietà o sentirli vicini.
Mi spiace tanto Francia ma hai fallito di nuovo.

Alla prossima!

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lunedì 21 marzo 2016

Netflix Pick 3 - Daredevil 2




La prima stagione di Daredevil è, a conti fatti, una delle cose migliori uscite da mamma Netflix: nessuna sbavatura, regia e sceneggiatura perfette e un cast bello forte.
La prima stagione di Daredevil è una delle migliori serie a stampo supereroistico uscite in questi anni.
Il secondo capitolo della vita del diavolo rosso, quindi, doveva o rimanere sullo stesso livello del suo predecessore o superarlo.
Ecco, state tutti tranquilli: la seconda stagione è, molto tranquillamente, al livello della prima.
Ma riesce a superarla?
Domanda difficile a cui cercheremo di dare una risposta.

Questa seconda stagione inizia qualche mese dopo la prima stagione: Fisk è in cella, Matt continua la sua carriera da avvocato e da vigilante e, piano piano, il suo rapporto con Karen è sempre più stretto.
È tutto perfetto ma nubi nere stanno apparendo sul cielo di Hell's Kitchen: la Yakuza, insieme a potenti alleati, è tornata e Devil, come se non bastasse, oltre a dover affrontare un fantasma del suo passato, Elektra, se la dovrà vedere anche contro un suo " imitatore ", il Punitore.
Oltre al cast principale precedente, quindi, assistiamo al debutto di nuovi personaggi e al ritorno di facce del passato tutte, straordinariamente, caratterizzate.

Il nuovo showrunner decide di mostrarci il presente e il passato di Matt arrichendo, in questo modo, non solo il cast di comprimari ma anche Matt stesso riuscendo a spiegare, per di più, alcuni passaggi poco chiari della prima stagione che, chiaramente, sarebbero tornati in questa.
Così, mentre scopriamo perché Matt è diventando questo Matt, Karen cresce esponenzialmente e anche Foggy fa lo stesso portando la stagione ad una chiusura inaspettata.
Inaspettata è anche la regressione del nostro protagonista: mentre infatti scopriamo qualcosa del suo passato e i suoi amici vanno avanti con la loro vita lui, parallelamente, cade in disgrazia, perde ciò che ha e non riesce più a unire le sue due vite mettendo a rischio tutto ciò che gli è caro.

Chiaramente vedremo il fallout di questa stagione quando il diavolo rosso ritornerà sui nostri schermi, non si sa ancora se prima o dopo il crossover The Defenders, ma, è possibile, che alcuni personaggi possano non tornare: uno su tutti il Punitore di Jon Bernthal.
Ecco, il Punitore di Berntahl probabilmente è la rappresentazione fatta persona di questa stagione di Daredevil: esecuzione perfetta di un personaggio che nel passato ha avuto più ombre che luci, un attore che ci mette il cuore e l'anima, una storia scritta e disegnata con cura ma con una fine magari un po' troppo frettolosa, poco interessante e con troppi risolvi per il futuro.
Certo nessuno vuole che gli sceneggiatori non lascino delle porte aperte per il futuro tuttavia un po' piu di chiusura della stagione sarebbe servita per rendere questo secondo capitolo più forte e meno, come si sul dire, un riempitivo.

Proprio questo suo essere " Ok, questo lo lasciamo per dopo ", proprio questo suo essere un riempitivo rendono questa stagione solo, ed è un grandissimo solo, al pari del suo predecessore impedendole di superarla.
Questo e Elektra.
Perchè Elektra dite?
Beh perché Elektra è un personaggio antipatico, scritto e interpretato molto bene, ma fastidioso come un calcio nelle palle.
Che aiuti o ostacoli il nostro protagonista lo spettatore non riesce, del tutto, a creare un legame empatico con la ragazza facendo soffrire, di conseguenza, tutta la stagione che, nel finale, si basa proprio sulla ragazza.

La storia di Daredevil quindi si arricchisce di significato, di parecchi sfumature e di vari personaggi ma non riesce a lasciare il segno che vorrebbe perché troppo legata ad un disegno più grande: un disegno meraviglioso ma comunque ancora troppo lontano.

Alla prossima!

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mercoledì 17 febbraio 2016

Netflix Pick 2 - Making A Murderer




Difficile trovare un qualcosa di così forte come "Making A Murderer".
Difficile trovare qualcosa di più doloroso di "Making A Murderer".
Difficile che qualcosa vi faccia venire il sangue più amaro di quanto farà mai "Making A Murderer".

Prodotto originale Netflix, girato e trattato come un documentario, "Making A Murderer" è un piccolo capolavoro televisivo,  vale quanto oro e gioca, soprattutto, sul legame emozionale che, sin dalla prima puntata, si instaura tra il protagonista della vicenda e il pubblico a casa.
Questo, santo, legame " costringe " chi è sul divano a seguire l'intero prodotto episodio dopo episodio, frase dopo frase e dramma dopo dramma.
Ditemi quello che volete ma in tutta la mia vita non ho mai sofferto così tanto per una cosa sullo schermo soprattutto perché l'intera storia è reale.
E nulla fa così male, ti colpisce così forte come la realtà stessa.
In questa recensione non troverete nulla riguardo alla trama della serie perché credo proprio che se vi dicessi qualcosa vi comprometterei irreparabilmente la visione e non voglio farlo: "Making A Murderer" deve essere vista tutta d'un fiato, senza mai fermarsi.

"Making A Murderer" è perfetto tecnicamente, bello come l'inferno e duro come un mattone.
Passo dopo passo, sofferenza dopo sofferenza, processo dopo processo gli autori vi prendono per mano e vi trascinano nel tetro e, purtroppo, desolante mondo dei tribunali americani e della corruzione.
"Making A Murderer" è un piccolo capolavoro e come la maggior parte dei capolavori, purtroppo, è incompleto.
Chiariamo, guardare tutti e dieci gli episodi, fino alla fine, vi lascerà soddisfatti e contenti, non avrete bisogno di altro tuttavia la storia vera e propria è ancora ben lunghi dal concludersi quindi, per forza, la serie stessa non ha un vero e proprio finale.
Il finale aperto però non mette in discussione la bellezza di un'opera che, forse esagerando, è già passata alla storia.

Alla prossima!

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domenica 22 novembre 2015

Netflix Pick 1 - Jessica Jones




Tocca a "Jessica Jones", serie con protagonista omonima, uscita ieri dare il via alla nuova rubrica del blog dove parleremo solo delle serie presenti su Netflix in Italia: "Netflix Pick"
"Jessica Jones" è il seguito, ideale e temporale, di "Daredevil", serie sempre prodotta da Netflix come "Jessica Jones", che non solo è stato un vero successo ma ha anche innalzato il livello per tutte le produzioni di questo genere con protagonisti supereroi.

Jessica è protagonista di 13 episodi che sono: il seguito temporale di "Daredevil", perchè la sua storia è successiva a tutto ciò che abbiamo visto nella serie del diavolo rosso e il suo seguito ideale perchè viene preso come protagonista un personaggio minore dell'universo Marvel e gli viene costruito intorno un universo vivo e concreto.
Anche se successive e nello stesso universo "Jessica Jones" e "Daredevil" hanno un registro e uno stile completamente diverso: se "Daredevil" era una serie prevalentemente d'azione che aveva negli scontri fisici il suo punto di forza "Jessica Jones" è un noir a tutti gli effetti con tanto di voce narrante e ritmi lenti che ha nei personaggi il suo punto di forza.
Proprio questi e i loro rapporti sono la chiave della serie intera: Jessica con il suo senso di colpa e il suo distacco, Tennant, Kilgraven con la sua ossessione, Trish con la sua forza e Luke con il suo dolore.
Ognuno di loro, più i comprimari secondari ma non meno importanti anche se alcuni avevano bisogno di una caratterizzazione più forte, dopo esserci stati presentati nel primo e nel secondo episodio, vero e proprio incipit della serie, si muovono da soli, organicamente e senza problemi: nessun passaggio forzato o funzionale alla trama tutto naturale.
Jessica e Kilgraven sono chiaramente i migliori: i loro scontri e i loro monologhi come le interazioni con tutti gli altri e le loro interpretazioni sono, senza dubbio, le cose migliori dell'intera produzione.
Se questi però sono i punti forti di Jessica Jones è giusto dire che, a mio modo di vedere, a differenza di Devil questa non è perfetta e non per un singolo motivo.

In primis non c'è una vera e propria trama ma è il rapporto e lo scontro tra Tennant e la Jones a portare avanti tutto con dei ritmi da film noir quindi molto lenti e introspettivi che prolungati per troppo, come succede, non renderanno felici la maggior parte degli spettatori.
Se Jessica è la protagonista ed è, come abbiamo detto, uno dei punti forti dello show allo stesso tempo è, inizialmente, difficile affezionarsi a lei e capire la sua situazione visto che solo più avanti ci verranno mostrati dei flashback sul suo passato differentemente da ciò che accadeva in Daredevil con Matt.

Tennant invece, che dovrebbe essere il cattivo della vicenda, inizialmente riesce a fare il suo dovere, il suo debutto in scena è fantastico, ma andando sempre più avanti e mostrando la sua " ossessione " per Jessica non solo con le parole ma concretamente, mostrandole anche determinati video, subisce il percorso inverso e lo spettatore, in parte, finisce per empatizzare con lui o sii impietosisce anche se poi i suoi comportamenti ti fanno subito cambiare idea.
Jessica Jones quindi non è una serie perfetta questo no, non è al livello di Devil ma è comunque un gran bel vedere e il finale della vicenda, sorprendentemente, è molto più incisivo di quello del diavolo rosso e apre a nuovi scenari per il futuro di tutto questo piccolo universo.
In definitiva forse non è un appuntamento imperdibile ma è comunque qualcosa da vedere.

Alla prossima!

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