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mercoledì 26 dicembre 2018

Speciale Natale V - Io non ho capito "Love actually"


Ad essere sinceri io "Love actually" non è che l'abbia capito.
Per carità sono cosciente che è un film d'amore, è innegabile, tuttavia non mi è ben chiaro perché sia un film classico di Natale, è Netflix stessa e un enorme gruppo di persone a dirlo, al di là dell'ambientazione temporale.
Anzi, non ho neanche ben capito perché dovrebbe essere considerato un bel film.

Se cerchiamo di classificarlo come "Classico natalizio" tolto il periodo non riesco a trovare altri punti a favore della questione.
Non abbiamo veramente dei riferimenti al Natale a parte alcuni costumi ed il topos dei regali.
Non abbiamo rimandi allo spirito natalizio e a qualsiasi altra tradizione legata al 25 Dicembre.
Non è un film allegro o comunque capace di scaldarti il cuore, secondo me, anche perché la maggior parte delle storie o finisce male, lasciandoti in bocca un gusto agrodolce, o ti lascia perplesso con personaggi che tradiscono i propri compagni e, bene o male, la fanno franca.
Non ho nessun tipo di base per poter dire che "Love actually" è un classico film di Natale.

Allo stesso tempo a me il film non è neanche piaciuto e non riesco a definirlo "bello", al massimo è carino.

Se, infatti, cercate un film romantico ne esistono duemila altri che raggiungono il loro scopo in meno tempo e sono tremendamente più appaganti.
Se cercate un film antologico, quindi con più storie, che parli d'amore avete esempi infinitamente più divertenti e anche significativi, "La verità è che non gli piaci abbastanza", o se cercate un film antologico e basta avete, comunque, l'imbarazzo della scelta.

Ragazzi che fate, me lo spiegate voi "Love actually"?

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martedì 25 dicembre 2018

Speciale Natale IV - Qualcuno salvi il Natale


Prima o poi Netflix doveva decidere di provare a fare un film di Natale.
Abbiamo avuto il Cinepanettone di Netflix e, quindi, mi sembra logico provare a raddoppiare il risultato con una pellicola dedicata  a tutta la famiglia da guardare durante il periodo delle feste dopo essersi "uccisi" di cibo.
Certo, sarebbe stato meglio non metterlo online a Novembre ma vabbè questi sono misteri della fede.

"Qualcuno salvi il Natale" o "The Christmas chronicles", dipende come volete chiamarlo, è quel genere di film che ha come obiettivo quello di partire in automatico durante questo periodo, è divertente quanto basta, senza strafare, non è troppo sopra le righe, è diretto a tutti, ed i tre protagonisti, tra cui lo stesso Babbo Natale, sono lì pronti per far immedesimare chiunque guardi.
La ricetta da seguire è molto facile e qui viene replicata senza cambiare una virgola tralasciando il fatto che non ci si fa problemi a dimostrare a tutti l'esistenza del ciccione vestito di rosso preferito dai bambini cosa che non avevo mai visto fare.

Proprio per questa fedeltà alla tradizione "Qualcuno salvi il Natale" sarebbe un film normalissimo senza infamia e senza lode se non avesse come uno dei protagonisti il magico Kurt Russell che infonde al suo Babbo Natale un'aura da uomo di strada, da vero duro e anche da maestro severo ma amorevole da cui imparare.
Senza la presenza del grande attore questa pellicola sarebbe una semplice commediola che però con lui acquista una serie infinita di punti per via del carisma che riesce a trasmettere.
Questo film è una vetrina perfetta per la bravura ed i talenti di Russell e senza di lui "Qualcuno salvi il Natale" non sarebbe ciò che è senza sé e senza ma.
Provate a fare un numero musicale come quello che fa qui Russell senza di lui e voglio vedere cosa riuscite a fare.

Netflix la maggior parte delle volte non riesce a fare bei film ma quando vuole sa giocare bene le sue carte e un protagonista del genere è un enorme aiuto per una pellicola che fa il compitino.

Ah, una parte di me è convinta che gli elfi di Babbo Natale sarebbero perfetti per un seguito/spin off quasi quanto i Minion.
Che ne dite?

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lunedì 24 dicembre 2018

Speciale Natale III - Natale a Roccaraso


Avete presente quando aprite la TV su un canale Rai, state lì fermi due secondi a guardare quello che vi è capitato davanti e dentro la vostra testa si fa piano piano sentire una voce che dice "Ed io per questo pago il canone"?
Ecco, "Natale a Roccaraso" già dalla locandina e dal titolo vi fa sentire quella voce nella vostra testa e non la fa andare via per giorni e giorni quasi come se volesse farvi impazzire.
Io lo ripeto: noi per questa cosa paghiamo il canone.

Il film, prodotto da Enzuccio, quello di Youtube che non fa video divertenti manco a spararsi per intenderci, e da Il Pancio, uno che fa cose evidentemente, racconta (?) un Natale in un hotel di Roccaraso che, a cazzo, passa nelle mani dei due protagonisti citati prima.
I nostri eroi (?), insieme alle loro mogli (?), vanno a vedere la struttura e tutto procede bene sino a quando non arrivano due ragazze attraenti con cui Enzo e il Pancio ci provano e, niente, finiscono per perdere l hotel ma diventano capi di una produzione di film porno.

Può sembrarvi un film anche divertente (?) ma no, non lo è in nessun maledetto momento.
Non lo è manco per il cazzo.
Tutte le scene sembrano slegate tra di loro e anche i vari punti, quando ci sono, che dovrebbero legare le i vari momenti del film sono fatti coi piedi.
Nessuno sa recitare.
Nessuno.
I camei non hanno senso e non fanno ridere.
Chi normalmente fa ridere non fa ridere.
Le battute sul sesso non fanno ridere.
I momenti volgari fanno schifo e non fanno ridere.
Ci sono due o tre scene di product placement tremendamente invasivi da far male agli occhi.
C'è del soft porn.
Non chiedetemi perché ma c'è del soft porn che vale quei due minuti di visione.
Poi il nulla.

Tutto sto film (?) è il nulla.

Questa cosa, oltre a non essere stata pubblicizzata in nessun modo sui canali ufficiali è stata pubblicata sotto traccia sul canale Youtube Rai e manco sono riuscito a trovarlo su Rai Play.
Questa cosa l'abbiamo pagata noi e non meriterebbe manco un euro.
Che schifo.

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sabato 22 dicembre 2018

Speciale Natale II - Natale a cinque stelle


Nessuno di noi pensava che questo momento sarebbe mai arrivato ma Netflix ha effettivamente prodotto il suo cinepanettone.
Non so se sia stata solo una discesa al botteghino o anche la sempre più lampante fine delle idee in questi film a rendere il cinepanettone un genere in crisi ma "Natale a cinque stelle" è un evidente manifesto di questa mancanza di idee.

Se dal trailer sembrava che avrebbero messo in scena una sorta di "Weekend con il morto" basta guardare il film per più di dieci minuti per capire che non andrà mai così.
Questo ultimo cinepanettone decide di basarsi semplicemente sulla dinamica marito/moglie/amante ricalcando una serie infinita di scene e di momenti visti e stra visti.
Vediamo un avanti e indietro continuo tra più di un uomo e più di una donna come se questo possa far ridere ancora nel 2018.

Tolte le "risate" per via delle battute sugli amanti e sui mariti cornuti si dovrebbe ridere per la serie infernale di battute scontate e anche molto tristi riguardo alla situazione politica italiana che vorrebbero essere brillanti ma in realtà non si avvicinano neanche all'intelligenza minima.
Per di più non suscitano neanche nessun tipo di riflessione ma solo un'immensa tristezza oltre ad essere fuori tempo massimo.

Il film, se volete chiamarlo così visto che è un ciclo infinito di noia, si regge in piedi solo perché nei primi dieci minuti Martina Stella gira in intimo e perché Rocco, quel Rocco, viene citato più volte.
Tutto qui.
Uno spreco di soldi.

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Speciale Natale I - Lasciami entrare


Siccome non vedo perché lasciarvi senza film horror anche nel periodo più felice dell'anno ho deciso di consigliarvi, anche se non tantissimo, un film uscito molti anni fa che fece discutere: "Lasciami entrare".

Diretto da Tomas Alfredson la pellicola è tratta da un libro con lo stesso titolo e racconta l'inizio dell'amicizia tra un giovane ragazzo svedese e una non così tanto giovane vampira.
Eli, la vampira, grazie ad aiuti esterni cerca di vivere la sua vita dignitosamente cibandosi del sangue altrui.
Allo stesso tempo Oskar, il protagonista mortale, cerca di vivere una vita normale anche se viene bullizzato dai suoi compagni di scuola.
Queste due giovani anime tormentate si ritroveranno in più di un'occasione diventando una coppia e riuscendo a portarsi un po' di felicità nel loro mondo cosparso di neve.

Se questo può sembrare una sorta di racconto natalizio, perfetto nella sua semplicità anche grazie alle interpretazioni dei due protagonisti, è presente un sotto testo molto interessante che magari non è stato capito da tutti.

Infatti anche se non ci viene detto chiaramente  è evidente che Eli sia molto più grande di quanto il suo fisico mostra e che sia capace di portare a sé chiunque lei voglia.
Ad essere già con lei, proprio per questo, vediamo un uomo anziano che evidentemente è stato soggiogato dalla ragazza magari alla stessa età di Oskar.
Tutto questo implica che la non così giovane Eli sia un essere che o sfrutta il suo fascino e la sua esperienza sui giovani o, invece, sia effettivamente attratta dai ragazzi più piccoli e quindi sia una sorta di pedofila.
Allo stesso tempo la giovane età di Oskar e la sua particolare tendenza lo rendono un servo perfetto: sarà sempre in grado di provvedere alla sete di sangue di Eli.

In sostanza "Lasciami entrare" è un film perfetto per Natale perché in superficie ci sono tantissimi bei momenti.
Se però si vuole vedere meglio c'è un sotto testo che è tremendamente spaventoso.

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mercoledì 31 ottobre 2018

Speciale Halloween II - The haunting of Hill House




Una persona che conoscevo una volta disse che le storie di Stephen King non sono belle perché raccontano di mostri o di eventi particolari ma perché parlano di persone normali con problemi normali mentre si trovano in prossimità di una creatura o di un evento soprannaturale.
"Shining" racconta di un padre alcolizzato e violento che fa del male alla sua famiglia mentre "Under the dome" vede una città piena di segreti scoppiare dall'interno.
I mostri,nelle opere dell'autore americano, non esistono o se esistono sono solo lì per smuovere qualcosa nei protagonisti e negli antagonisti delle sue storie che però è sempre stato dentro di loro.
Se ora non provo più nessun affetto o qualsiasi altro sentimento verso questa persona non posso negare che nel corso degli anni ho sempre trovato questa sua considerazione terribilmente esatta.

"The haunting of Hill House", in questa veste prodotta da Netflix, segue la stessa filosofia dei romanzi di King e, quindi, non ci racconta principalmente di eventi soprannaturali ma di una famiglia e dei rapporti tra tutti i suoi membri.
Al di là che la casa sia veramente infestata o no, questa cosa la lascerò scoprire a voi, ad interessare lo spettatore sono i rapporti tra i protagonisti, sono quei legami che andando avanti nel tempo, per un motivo o per l'altro, possiamo perdere perché troppo deboli o mantenere perché forti.
Non ci interessa, più di tanto, se qualcuno vede degli spettri: ci interessa sapere se tra di noi ci si può perdonare.
Si può mantenere un legame sano quando intorno a noi tutto crolla per un particolare evento?
Ci si deve perdere per forza crescendo?
Si può salvare qualcuno che credevamo ormai perduto?
La morte di una persona a noi cara può ricucire alcune ferite invece di aprirne altre?

Mike Flanagan risponde a tutte queste domande piano piano, episodio dopo episodio e lo fa con una regia perfetta se non, alle volte, meravigliosa: guardate l' EPISODIO SEI.
Infatti, oltre ad aver scritto la serie il famoso regista dirige tutti gli episodi e, evidentemente, ci mette tutto se stesso.
Tolta la puntata di cui abbiamo parlato qui sopra, non vi dirò perché è speciale, Flanagan riempie il telefilm di tanti piccoli particolari, subito visibili o no, che rendono il tutto un prodotto unico e rivedibile all'infinito proprio perché pieno di tanti piccoli elementi non riconoscibili sin da subito.
Questa cura maniacale e questa voglia di stupire porta alla serie un valore unico che non si vede da nessuna parte e mai provato prima.
Oltre alla testa del regista e alla sua abilità qui c'è evidentemente anche il suo cuore.

I Crain, cinque figli con una madre e un padre, si trasferiscono in una vecchia casa con il fine di ristrutturarla per poi venderla e guadagnarci.
Molto presto però tutti loro vivranno delle strane esperienze e, in poco tempo, le cose degeneranno.
Mentre osserviamo la vita della famiglia nella casa degli Hill la serie ci da anche la possibilità di vedere cosa è capitato ai Crain diventati adulti e, nel caso dei genitori, vecchi.
In un continuo contrasto tra il presente e il passato conosciamo due famiglie molto diverse, una perfetta e una distrutta, e cerchiamo di capire perché e come ognuno si sia ridotto così e si sia allontanato dall'altro.
Utilizzando la loro vita e i problemi personali di ognuno di loro Flanagan ci porta avanti e indietro nella loro storia facendoci scontrare con demoni reali, o no?, e personali.
Concentrando gli episodi centrali della serie su un membro della famiglia alla volta riusciamo a capire la psicologia e la storia di ognuno, affezionandoci, primo obiettivo dell'intera serie, e arrivando, quindi, ad un finale pieno di emozioni che forse può deludere ma è innegabile come sia il viaggio ad essere importante.

L'unico vero problema della serie, se ce ne è effettivamente uno, è il ritmo che è basilare nei film horror.
"The haunting of Hill House" non è composta da due ore o meno, come ogni pellicola del genere, ma da dieci ore e anche se dedicare un episodio a personaggio è stata un'ottima idea è evidente come ci siano dei problemi di ritmo soprattutto negli ultimi due episodi che si perdono un po'.
Se infatti gli episodi con tutta la famiglia, quelli prima del finale, sono i migliori proprio perché arrivano ad una sorta di climax ciò che viene dopo anche se è il finale perde un po' di forza.
Questa impossibilità di mantenere il ritmo credo sia un qualcosa con cui chiunque voglia scrivere una serie horror dovrà fronteggiarsi e difficilmente verrà risolto.

Tolto questo singolo problema la serie scorre che è una meraviglia e colpisce dritta nel segno.
Probabilmente non vi spaventerà, infondo non ci sono poi così tanti momenti tremendi come tutti dicono, tuttavia basta la famiglia Crain, con i suoi problemi e i suoi pregi, a tenerci incollati allo schermo.

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Speciale Halloween I - Ghoul




Quando decisi di scrivere due recensioni diverse per Halloween come speciale per questa festa che tanto amo decisi di vedere due serie su cui io stesso puntavo molto: "The haunting of Hill House" e "Ghoul".


Entrambe serie di Netflix, entrambe prodotte da persone di un certo livello, la Blum House in questo caso e Flanagan nell'altro, ed entrambe a tema horror.
Da una parte avevamo una storia indiana di demoni e mostri.
Dall'altra avevamo una casa infestata che aveva toccato e maledetto tutta una famiglia.
Impossibile sbagliare no?

Ecco, purtroppo per me che ho dovuto vedere tre ore di questa roba, "Ghoul" è uno sbaglio in quasi tutto quello che fa.

La serie indiana che inizia come inizia il ben più scritto "Il miracolo" di Ammaniti è ambientata in un futuro non meglio precisato e in una dittatura che non si capisce bene se è religiosa o militare o un unione di entrambe le cose ma senza una religione effettiva da cui partire.
Così, per mischiare le carte e confonderti subito.
La nostra protagonista è una recluta molto promettente dell'apparato militare di questa nuova India  che viene chiamata a lavorare, per motivi non ben precisati all'inizio, in uno dei luoghi adibiti agli interrogatori.
Qui, impossibilitati ad uscire dalla base militare, lei e i soldati presenti dovranno affrontare un demone capace di giocare con le loro paure e di diventare chiunque di loro senza la possibilità di essere identificato.

Messa così, tolta la parte della poco chiara dittatura militare, l'idea di una serie o di un film horror è quasi perfetta: se parliamo di una serie dovremmo solo aggiustare i tempi tuttavia nulla che non si possa aggiustare.
Ecco, "Ghoul" viene presentato come una serie ma in realtà è un film, non sono sarcastico, adattato e decide, forse proprio per questo, di fregarsene dei tempi e dei ritmi del genere di cui vuole far parte.
Sommando questo scarso adattamento a dei problemi di scrittura evidenti e ad un finale che più cliché di così non si può non è difficile capire perché questa "serie" non mi ha soddisfatto.

Se la tua sceneggiatura è per un film prenderla ed allungarla di un trenta minuti o di un'ora non è un qualcosa facile da fare e, allo stesso tempo, anche se riuscirai a farlo è molto probabile che tutto il materiale in più che scriverai sembrerà soltanto una perdita di tempo.
Nel caso di "Ghoul" è evidente che l'intera prima ora non sarebbe mai stata accettata per un film perchè troppo introduttiva e completamente priva di veri momenti interessanti se non uno.
Ogni scena del primo episodio di questa serie sarebbe da prendere e accorciare sino a ridurne il minutaggio a una ventina di minuti così da introdurre la vicenda senza problemi tuttavia si è deciso di produrre una serie e non un film lasciandoci un pilot lungo, lento e noioso e altri due episodi per sciogliere la trama che parte dal secondo episodio in poi.
Questa serie ha solo tre episodi e anche per questo è evidente che non fosse stata progettata in questo modo.

Parlando della trama in sé se dalla parte degli uomini tutto scorre abbastanza bene e non c'è nulla di cui parlare è l'intero rapporto del film col suo demone che mi lascia perplesso.
Inizialmente la creatura ci viene presentata molto bene, la prima scena dell'interrogatorio non è male e pone le basi da cui partire come la capacità di far presa sulla mente della gente e sui loro sensi di colpa solo che poi tutto va in malore.
Le regole che ci erano state inizialmente presentate e che potevano mandare avanti il film senza problemi vengono messe da parte e il mostro non utilizza più la parola per vincere i confronti ma alcuni trucchi magici, spegne e accende le luci, e successivamente passa alla violenza vera e propria che andrebbe pure bene se non avessimo appena detto che il tutto non viene fatto prima di una certa cosa.
Quindi il film ne acquista di ritmo ma perde logica e il senso iniziale che precedentemente aveva.
Nel mentre continuiamo a scoprire una serie di cose sulla nostra protagonista e sul suo passato che vanno, purtroppo, a incasinare ancora di più la narrazione e la mitologia del mostro protagonista della storia.

Insomma man mano che andiamo avanti la serie perde credibilità e, purtroppo, guadagna in noia proprio perché, come avevamo detto, non c'è un vero e proprio ritmo.
Difatti, se il primo episodio è totalmente introduttivo il secondo è una seconda introduzione questa volta all'antagonista della storia che inizia ad agire nell'ultimo episodio costretto quindi ad essere pieno di avvenimenti.
Questa "folla" di eventi non aiuta lo spettatore che non riesce ad appassionarsi alla vicenda e, come ho detto, si abbandona alla noia.
Il finale chiude un cerchio, se vogliamo, e riapre la vicenda andando ad incastrarsi in quella categoria di horror di serie B con il finale aperto che molti odiano a ragione.

Peccato perché "Ghoul" poteva essere meglio di una semplice operazione commerciale mancata.

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lunedì 25 dicembre 2017

Speciale Natale - Mariah Carey's Merriest Christmas






Sarà che sono cresciuto con le serie americane e, quindi, con l'idea che gli special natalizi americani siano meravigliosi o, comunque, particolari ma faccio veramente fatica a trovarne.
Con l'arrivo di Netflix da noi infatti mi sono rifiutato di trovarne su internet e mi sono completamente rivolto al colosso dello streaming che tuttavia, come avete potuto capire, sino ad ora mi ha deluso.

Un anno fa infatti, approfittando proprio di Netflix, ho dato una chance allo speciale di Bill Murray, prodotto proprio dall'azienda, e oggi, invece, ho dato un' occhio a quello di Mariah Carey che, almeno a quanto dice il titolo, è stato prodotto da un altro canale.

Ora, se lo speciale di Murray era, quantomeno, originale anche se non mi aveva per niente colpito per via del suo essere discontinuo e, comunque, poco divertente questo della Carey mi ha proprio fatto cadere le braccia a terra.
Letteralmente eh.

Mentre il trailer presentava uno spettacolo sia parlato che cantato, tutto ben collegato, lo show in sé, che arriva direttamente dopo il trailer non s'è capito perché, è semplicemente un mini documentario sulla famiglia Carey, che infondo che cazzo me ne frega, inframmezzato da numeri musicali della stessa cantante su un palco davanti a non si sa chi che non c'entrano nulla con lo spezzone parlato.
In sostanza il concerto è stato preso e ritagliato e messo dentro il documentario e i due segmenti sono stati registrati separatamente e messi insieme a caso.
Così, senza un senso.
Perché, infondo, cosa poteva costare cercare di unire tutto con due o tre scene come ponte?
Non si poteva, per esempio, fare tutto in casa?

Ora quindi, la domanda è solo una: sono gli speciali che ho trovato che fanno schifo o sono gli americani che mi hanno mentito?

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mercoledì 1 novembre 2017

Speciale Halloween - "IT" 2017 Recensione


Questo articolo doveva arrivare ieri ma come sa chi segue i miei social, qui e qui, non sono riuscito a finirlo in tempo quindi oggi ne usciranno due.

Benvenuti signori e signori, benvenuti allo speciale di Halloween di quest anno.
Benvenuti all' ultimo articolo dedicato alla seconda festività migliore dell'anno per me, la prima è Natale chiaramente.
Benvenuti, finalmente, alla recensione del nuovo "IT".

Su questo film ne ho sentite tante, tantissime: su alcune cose sono d'accordo e su altre molto meno.
Inizialmente io, questa recensione, non volevo farla ma qualcuno me l'ha chiesta e, ripensando all'impatto che questo film ha avuto su di me, ho deciso di mettermi a scrivere.

Adattamento solo e soltanto, per questioni commerciali a conti fatti, della prima parte del romanzo di King, quella dedicata ai bambini, il nuovo "IT" diretto da un sorprendente Andy Muschietti, che avevo solo visto in un deludentissimo "La madre", c'entra in pieno tutte le mie aspettative regalandomi un horror non solo meritevole del titolo ma anche sorprendente nella sua messa in scena.
Il mostro è perfetto così come le sue apparizioni così come i bambini: per me, questo film, è perfetto.
Non so se sia stato l'attaccamento pregresso che ho per il libro o il fatto che i bambini mi abbiano conquistato ma non riesco a trovare nulla di negativo in tutta la pellicola.

La storia originale subisce alcuni cambiamenti sostanziali e marginali, dalla morte di Giorgie all'entrata nel gruppo di più di un personaggio, ma il film non si perde per strada, non perde tempo e non lascia nulla al caso.
Nessun dettaglio, nessun filo che non dovesse essere lasciato appeso è stato lasciato.

In attesa di un secondo film più adulto, così come dovrebbe essere, questa pellicola regala tutto ciò che il romanzo voleva dare, la formazione e l horror, in una nuova veste aggiornata e con un cast di giovani attori veramente strabilianti.

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domenica 22 gennaio 2017

Una serie di sfortunati eventi Un infausto inizio - Libro vs Serie tv






Torna, come ultimo capitolo di questa breve maratona e dopo molti anni, il confronto tra due opere " simili ".
Che facciano parte dello stesso universo e seguano lo stesso schema di narrazione, che siano l'opera originale e l'adattamento o che, infine, siano uno il seguito dell'altra ma con una ripetizione di certi schemi.
La prima volta che proposi questo format lo feci confrontando il film e la serie tv, seguito della pellicola, appartenenti all'universo di " Limitless ".
Il film mi era piaciuto molto, la serie non era niente male così decisi di parlarne un po' e di confrontarle visti i vari punti di collegamento.
Ho deciso, ora, di riesumare questa rubrica, se così si può dire, per parlare del libro e della trasposizione televisiva del primo capitolo della storia di " Una serie di sfortunati eventi ".
Tenete bene a mente che non parleremo in nessun modo del film della serie in questo articolo.
Forse e dico forse lo faremo nel prossimo futuro per ora però godiamoci questa piccola retrospettiva.

" Un infausto inizio ", il primo libro della serie, è un piccolissimo romanzo di centoquaranta pagine dedicato senza tanti problemi a tutte le età.
Abbiamo una storia in superficie per i più piccoli, un accenno di trama orizzontale per i ragazzi e uno sguardo cinico complessivo per gli adulti.
I personaggi e le ambientazioni potranno non essere così memorabili ma la narrazione e le battute sottili e non messe su carta non sono per niente male e riescono sempre a far ridere.
Nel complesso il libro è un libro fantastico, adatto a tutte le età, e un ottimo punto di inizio, semplice ma anche complesso, per qualsiasi saga anche in retrospettiva.

" Un infausto inizio " parte uno e parte due sono i due episodi della serie tv Netflix in cui viene adattato il primo romanzo.
Il libro viene preso e fotocopiato sullo schermo lasciando il lettore estremamente soddisfatto per la fedeltà alla materia originale e regalando, allo stesso tempo, anche un'ottima opera prima a chi non ha letto il libro proprio perchè il romanzo è un'ottima base da cui iniziare.
Abbiamo l'aggiunta di alcune scene solo per allungare il brodo, senza mai mostrarlo apertamente o rendendo la narrazione pesante, o per arricchire una situazione
Ciò che il libro non riesce fare, probabilmente per volontà dell'autore stesso, riesce alla serie che se, come su carta, non regala un ottimo trio protagonista eccelle nella presentazione del Conte Olaf e nella resa delle ambientazioni che sono spaziali.
Usufruendo la forza del media televisivo Netflix stupisce e sorprende con una messa in scena particolarmente colorata, nei suoi grigi, e tremendamente simile ad un film di Burton.
Complice anche la sua " forza seriale " Netflix decide di mettere la pulce nell'orecchio allo spettatore amplificando e aggiungendo a dismisura scene che fanno parte di una trama orizzontale più larga solo accennata nel primo libro ma altamente presente nei primi due episodi della serie.

In definitiva scegliere quale tra le due opere sia la migliore è un compito davvero difficile anche perchè sono perfettamente identiche tolti alcuni semplici e trascurabili tratti.
Probabilmente, guardando a 360° le due opere, direi che è il libro a vincere la sfida perchè su carta è assente quell'esagerazione, fastidiosa solo per alcuni chiaramente, che è continuamente presente sullo schermo sia nelle ambientazioni che nella messa in scena del Conte.

Spero che questo piccolo specchietto vi sia piaciuto anche perchè è possibile che lo riproponga man mano che leggerò i libri e vedrò gli episodi della serie dedicati.
Si vedrà ma intanto..

Alla prossima!

#UnaSerieDiSfortunatiEventi
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domenica 25 dicembre 2016

Speciale Natale - Il Grinch




Io " Il Grinch " non l'avevo mai visto.
Mai.
Non avevo mai girato su Italia Uno durante le giornate natalizie di Dicembre: la tv pubblica in quelle settimane puzza terribilmente di morto.
Proprio per quella puzza mi sono convinto che in tv non ci fosse nulla di bello ma mi sbagliavo.

Mi sbagliavo perchè, come immagino tutti sapessero a parte me, il Grinch è dannatamente divertente.
Non so se sia la sceneggiatura o la scenografia o Carrie stesso che interpreta il protagonista ma era da tanto che non mi facevo delle risate così guardando qualcosa in tv.
Magari sarà tutto grottesco, magari le battute in rima daranno fastidio a qualcuno ma io non riesco a vederci nulla di male.
Io non riesco a vederci nulla di diverso se non un classico del Natale.

Un classico da vedere sul divano con la coperta adosso e una cioccolata calda nell'altra mano.
Un classico da far vedere ai bambini che però può comunque far divertire i grandi.
Un classico da prima serata senza se e senza ma.
Non avete mai visto il Grinch?
Non vi siete mai fermati davanti ad una tv accesa durante questo periodo?
Provateci, leggete anche la favola originale e date uno sguardo al cartone: non ve ne pentirete.
" Il Grinch " è un vero classico.

Alla prossima!

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lunedì 31 ottobre 2016

Speciale Halloween - La saga di Saw






Halloween per me è sempre stata una festa particolare.
In un modo o nell'altro ho sempre amato gli horror e nel mio piccolo la festeggio quasi quanto fosse Natale: ecco il perchè di questo articolo speciale.
Un anno fa parlai degli adattamenti in live action di Piccoli Brividi e quest'anno, anche perchè Netflix ha deciso di levarli dal catalogo, mi sono riguardato tutta, o quasi, l'intera saga di Saw l' Enigmista che nel 2017 ritornerà al cinema con un nuovo capitolo.
Quindi diamo uno sguardo a Saw parlando del suo successo, del suo fallimento, di cosa a significato per me e del suo, possibile, futuro.

Ho sempre trovato la saga di Saw stranamente attraente per qualche motivo.
Mia madre, facilmente impressionabile, era uscita dalla sala abbastanza schifata urlando che il film non aveva senso: mia madre si sbagliava, ma lo capì solo più avanti.
Vidi quello stesso primo episodio quand'ero ragazzino e la conclusione shock dell'intera pellicola, a mio parere una delle migliori del cinema ancora, mi colpì così tanto da rendere, per me, il film un piccolo cult.
Il twist finale e la durezza del film non colpirono solo me tant'è che da quel piccolo successo la Lionsgate, casa di produzione della pellicola, decise di creare un vero e proprio franchise con tanto di videogame, due episodi usciti, e due edizioni di un reality su MTV.
La Lionsgate decise di affidarsi ad una trama orizzontale sapientemente scritta dalle mani di James Wan, autore che poi troverà la sua vera fortuna con Insidious e The Conjuring, e ad una quantità infinita di sangue e trappole mortali che divennero presto il marchio della serie stessa.

Una serie capace di fatturare milioni ma incapace di rinnovarsi andando avanti di film in film.
Difatti se i primi tre capitoli della serie sono un continuo di sperimentazioni e di finali più o meno riusciti il livello dell'intera saga inizia a calare andando sempre più avanti e allungando, purtroppo di cose, il brodo in una maniera imbarazzante.
L' Enigmista, per volere di trama, perde il suo ruolo centrale e gli sceneggiatori mettono sotto la luce dei riflettori personaggi imbarazzanti che davanti alla macchina da presa non riescono davvero a tirar fuori una bella scena che sia una.
Il plot originale e variato, giustamente, dei primi tre film viene continuamente riproposto per i capitoli successivi, questa volta senza variazioni di sorta viziando tremendamente la formula e rendendo il plot twist finale una barzelletta e non un qualcosa di shockante.
Quella trama orizzontale che tanto riusciva a regge nei primi tre film risulta cadere piano piano nel ridicolo venendo tremendamente appesantita e sorprendendo solo nell'ultimo capitolo con un colpo di scena magari forzato ma comunque di grandissimo impatto.
Il sangue continua a scorrere a fiumi ma a meno che non siate amanti del gore più spinto allora le scene di tortura perderanno presto il loro fascino: diventano troppo gratuite.

Saw, nel 2017, tornerà con un nuovo capitolo di cui nessuno sa niente.
Il sottotitolo sarà Legacy il che fa pensare che ci sia qualche nuovo collegamento con la trama orizzontale della serie originale.
Sarà una mossa giusta?
Un ennesimo appesantimento della storia principale non la renderà solo più ridicola?
Certo magari mi sbaglio, magari si parlerà semplicemente di un emulo di Saw ma in quel caso l'intero film non verrebbe un po' svilito?
Che importanza potrebbe avere?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Se posso darvi un consiglio guardate i primi tre film, magari anche il quarto, e avrete una degna conclusione dell'intera vicenda.

Alla prossima!

#Saw
#Speciale
#SpecialeHalloween

domenica 27 dicembre 2015

Speciale Natale - The Husbands Of River Song

                                                                               






River Song e il Dottore.
Il Dottore e River Song.
È difficile dividere questi due personaggi e tenerli separati.
Difficile perchè Moffat li ha resi una cosa sola, una cosa molto speciale e strana per il Dottore se le si vuole dare un certo significato: una coppia.
Forse River è diventata la moglie del Dottore per tutti perchè Moffat le ha cucito addosso una storia su misura ma è innegabile come Alex Kingston stessa sia riuscita a trovare un'alchimia molto forte con qualsiasi tipo di Dottore si è vista dividere lo schermo: da Ten a Twelve River non ha mai sbagliato una battuta sarcastica o uno sguardo.
Non dico che River è stata al di sopra di qualsiasi companion che il Dottore ha avuto di recente, questo no, ma principalmente perchè lei non fa parte di quell'insieme: è a parte, è tutta un'altra cosa.
Il legame speciale e diverso che c'è tra loro due è palese anche in questo speciale che, al momento, sembra essere l'ultima apparizione di River Song nel mondo di Doctor Who: battute a raffica, dispetti e un'infinito mare di dolcezza che difficilmente il Dottore si fa uscire dalla bocca quando River non è nei paragi.
Mentre River non riconosce il Dottore, non essendo a conoscenza del suo nuovo set di rigenerazioni, i due si trovano in un mare di problemi dovendo scappare dal corpo robotico di un re assassino che cerca proprio la propria testa rubata dalla nostra archeologa preferita.
Tra un bacio e l'altro, non tra River e il Dottore però, marito e moglie risolvono la situazione e, per puro caso, si ritrovano su Delirium dove, come sappiamo tutti tranne River, i due avranno il loro ultimo appuntamento: davanti alle Torri Cantanti il Dottore regalerà un cacciavite sonico a River e lei, il giorno dopo, partirà per la sua ultima spedizione in una biblioteca molto famosa.
Per tutto l'episodio River sembra essere lontana dal Dottore e dal suo ricordo o quantomeno, come vedremo nel finale in un grande discorso, se ne tiene lontana e solo una frase molto famosa la riporterà alla realtà prima che il Dottore la faccia piangere di gioia con una piccola notizia.
The Husbands Of River Song magari non sarà il migliore speciale di Natale del Nuovo Who, The Snowmen lo considerò un gradino di sopra, ma è senza dubbio un gran finale di stagione, un episodio pieno di risate e la fine, in tutti i sensi, di un ciclo.
Moffat sarà sempre Moffat e nessuno saprà scrivere Doctor Who meglio di lui.

Alla prossima!

#DoctorWho
#SerialUpdate
#TelefilmAddicted

venerdì 4 dicembre 2015

Flash 2X08 Arrow 4X08 Legends Of Today/Yesterday - Recensione

                                                                               




Così come Avengers 2 non ha avuto, su di me, lo stesso impatto del primo Avengers, non parlo dei problemi di scrittura del secondo capitolo ma dell' assenza del fattore novità, così il secondo crossover tra Flash e Arrow non mi ha lasciato le stesse emozioni del primo grande evento in casa CW.
Ora, chiariamo, il crossover mi è piaciuto molto ma se dovessi scegliere tra i due preferirei quello dello scorso anno proprio per il fattore novità.
Dopo essermi tolto questo sassolino dalla scarpa direi che possiamo iniziare a parlare dei due episodi più dettagliatamente.
Legends Of Today/Yesterday aveva, non solo, come compito quello di riunire, prima della pausa invernale, i due principali eroi DC in TV coi loro comprimari ma anche quello di introdurre allo spettatore i protagonisti della nuova serie CW in onda, tra due settimane, durante la pausa di Arrow e Flash: Legends Of Tomorrow.
Se, da una parte, ci riesce egregiamente con la presentazione di Vandal Savage, difficilmente qualcuno si scorderà del fatto che ha effettivamente ucciso tutti ad un certo punto, pecca, almeno secondo me, nella presentazione di Hawkman and Hawkgirl: sarà che li trovo ridicoli o che Kendra, come attrice, non mi fa impazzire ma davvero avrei preferito che fossero scelti altri personaggi come traino per questa nuova serie.
Ora, non dico che Legends Of Tomorrow sarà un disastro per la presenza di questi due, infondo ci saranno altri personaggi e Hawkman non sembra caratterizzato male, ma sono i primi personaggi ad apparire effettivamente ridicoli e la CW era riuscita a rendere credibile, ai miei occhi, anche Flash quindi, secondo me, si poteva fare qualcosa di meglio.
Per quanto riguarda, invece, il ricongiungimento di Barry e di Oliver forse è stato un po' troppo frettoloso e, come detto, manca il fattore novità ma i due insieme sono una vera bomba e a differenza di gente più " importante ", parlo di due eroi Marvel in particolare, il fatto che i due siano amici si sente e si vede lontano un miglio e, francamente, mi piacerebbe davvero molto vedere tra loro due una sorta di Civil War che, spero, prima o poi ci sarà.
Questo perchè non solo il rapporto tra i due è tangibile e più forte di quello tra Iron Man e Cap ma anche perchè sarebbe più forte emozionalmente anche di quello tra Batman e Superman dell'attuale universo DC visto che, ormai mi sembra lampante, sono i loro corrispettivi televisivi.
L'amicizia tra i due team continua a crescere e vederli insieme è sempre una bella cosa anche perchè portano due universi a scontrarsi e a incontrarsi regalando, effettivamente, il meglio di entrambi gli show.
Difatti gli scrittori di Arrow e Flash si sono trovati a dover lavorare su due ore effettive questa settimana e non su una sola portando avanti anche più di una trama secondaria lasciata in sospeso o aprendo la porta a nuove evoluzioni della trama.
Tolto il fattore novità poi l'intero crossover è riuscito a mettersi su un binario più coerente tirando fuori un singolo team up tra i due team e una storia unita, senza stacchi, come invece non era accaduta lo scorso anno aumentando, quindi, il senso di continuità dell'evento.
Certo il finale con Malcom non mi ha lasciato molto soddisfatto visto che è abbastanza misterioso ma è chiaro come a beneficiarne sia la serie di prossima uscita più che altro.
Ancora una volta Arrow e Flash, insieme, hanno dato il meglio di sè unendo i loro caratteri più peculiari, il viaggio nel tempo di Flash o la mitologia interna di Arrow, creando un evento che secondo me si meriterebbe non solo il piccolo ma anche il grande schermo.

Alla prossima!

#TheFlash
#Arrow
#LeggendsOfTomorrow
#SerialUpdate
#TelefilmAddicted
#Flash

domenica 1 novembre 2015

Speciale Halloween - Piccoli Brividi

Buon Halloween!
O meglio, visto che oggi è l'uno, buon ogni santi.
Sinceramente, non pensavo che avrei fatto uno speciale di Halloween quest anno però è da un po' che non scrivo qualcosa, oltre alle normali recensioni settimanali, quindi eccoci qui: Goosebumps o, in Italia, Piccoli Brividi.
74 episodi divisi in quattro serie tratte da più di una collana di libri che ancora oggi hanno successo.
Libri nati negli anni novanta e che, di recente, hanno anche ispirato un film di prossima uscita nelle sale.
Se, purtroppo, non ho mai letto nessuno dei libri, perchè da bambino avevo troppa paura, ma erano in tutta casa, con mio fratello ho guardato a ripetizione tutti gli episodi di Piccoli Brividi che mi trovavo davanti agli occhi e, di recente, sono riuscito a trovare un sito dove sono presenti tutti e 74 gli episodi e le trascrizioni dei vari libri: http://www.piccolibrividi.it/.
So che, come i libri, gli episodi non sono per niente spaventosi eppure avevano quel non so che di strano, di particolare e anche, se si può dire, di angosciante che riuscivano a tenerti interessato e in qualche modo attaccato alla sedia: i finali a sorpresa che rivoltavano tutto o cattivi e storie così strane da rimanere impresse nella memoria erano all'ordine del giorno.
In sostanza i Piccoli Brividi non erano famosi perchè facevano paura ma perchè mostravano un mondo lontano e vicino dal nostro, normale a prima vista ma, dentro, completamente fottuto come dissw Yotobi in un video passato proprio su Piccoli Brividi.
Credetemi, se non li avete mai visti,  vi siete persi un grande pezzo di televisione.

Alla prossima!

#PiccoliBrividi
#SerialUpdate
#TelefilmAddicted

giovedì 24 settembre 2015

Limitless: Film vs Serie tv

Limitless, film di qualche anno fa con Bradley Cooper, riusciva a costruire, sulla semplice idea che una pillola ci desse la possibilità si usare tutte le capacità del nostro cervello, un film con un grande ritmo e una buona dose di azione con un protagonista fantastico.              
Ora la CBS prova a sfruttare il traino del film, forse un po' in ritardo, creando una serie tv che fa, in primis, da sequel al lungometraggio e allo stesso tempo è una continua citazione a questo e un reboot della stessa idea con piccole variazioni: prendete i capi saldi del film, un uomo fallito ma con un evidente potenziale inespresso, la ricerca delle pillole e il camminare sul filo della dipendenza del protagonista e unitela a varie aggiunte, tra cui proprio Bradley Cooper, che arricchiscono il tutto e rendono lo show parte di un micro universo che tuttavia è pieno di possibilità come si vede dal pilot, visti i vari accenni a possibili story.
Limitless non solo crea una storia, almeno nel pilot, molto interessante ma riesce a fare centro anche nella scelta dei protagonista che si, in parte richiamano i protagonisti della pellicola precedente, ma hanno anche una loro indipendenza e unicità.
Uno tra tutti proprio il protagonista, Jack MacDorman, che dopo Greek trova finalmente un ruolo di rilievo in tv e interpreta un personaggi in cui ci si può facilmente identificare anche se, a tratti, risulta molto stereotipato.        
Forse il resto del cast non grida all'originalità ma non è niente male e, almeno per il momento, sperando che poi migliori, serve solo da sostegno a tutta la baracca.                    
Tolto il pilot, purtroppo, lo show sembrerebbe seguire le orme di un procedurale, abbandonando, almeno in parte, la trama legata alla NZT e al suo creatore che però, spero sia ripresa dopo poco, magari anche affiancandola a dei casi settimanali come in How to get away with murder solo così Limitless potrebbe davvero sfondare.

Alla prossima!

#Limitless
#CBS
#SerialUpdate
#TelefilmAddicted
#SerieVsFilm

giovedì 25 dicembre 2014

Speciale Natale - Black Mirror episodio natalizio recensione

Poca roba fa così male come Black Mirror.
Poca roba ti fa capire quanto la gente e quanto tu sia sull'orlo di un baratro.
Quanto manca prima che la possibilità di bloccare qualcuno nella vita reale, come facciamo su Facebook, arrivi fino a noi?
Cosa farebbero gli uomini con questa possibilità?
Quanto manca prima che la possibilità di vivere le cose in compagnia, come quando " strimmiamo " un videogame, si spingano fino ad un limite invalicabile?
Siamo sicuri che la tecnologia, troppo invasiva, non sia un male?
Infondo, la vita è piena di imprevisti e registrare tutto e tutti non è mai una buona idea no?
E se invece potesse salvare o aiutare a punire qualcuno?
Queste domande, queste strane e ambigue facce della stessa medaglia,  sono espresse perfettamente nello speciale natalizio di Black Mirror che, sotto la penna del suo creatore Charlie Brooker, riusa idee di vecchi episodi e la sua solita spietatezza per farci riflettere anche mentre siamo tutti a tavola coi parenti.

Prologo e intermezzo

Una neve bianchissima ricopre le finestre di una piccola baita in cui due uomini, che lavorano li da cinque anni a quanto sembra, si preparano per un triste cenone di Natale.
I due sono Matthew, Jon Hamm, e Joe, Rafe Spall, che decidono, dopo cinque anni, di raccontare all'altro il motivo per cui sono finiti in quella baita e perchè non possono tornare a casa.
Ad iniziare è Matthew che ci racconterà anche del suo lavoro e interromperà più volte la sua storia.
Joe, invece, concluderà l'episodio e il suo racconto sarà quello più toccante e sconvolgente.
Se avete già visto gli scorsi episodi o sapete come funziona normalmente questa serie questo intermezzo vi insospettirà molto ma la sorpresa rimane sempre la stessa e non lascia mai delusi.

Il racconto di Matthew parte uno: " People want to be noticed. They don’t like to be shut out. It makes them feel invisible ".

Jon Hamm e i personaggi che interpreta, il Don Draper di Mad Man su tutti, sono sempre legati al sesso femminile e il suo Matthew non fa eccezione: grazie alle lenti inamovibili Z-eyes, versione distopica dei Google Glass, che gli permettono di vedere tutto ciò che vedono chi le porta, aiuta dei perdenti a trovarsi una ragazza sotto pagamento.
Tuttavia Black Mirror è sempre Black Mirror e così una normale uscita per trovare una ragazza diventa ben presto un folle delirio.
Il finale della storia ci porta anche a scoprire che le Z - eyes non servono solo a " strimmare " ad altri la nostra vita ma possono anche bloccare, quindi rendere invisibile e muto, chiunque vogliamo.
Basta un click e chi odi sparisce.

Il racconto di Matthew parte due: " A copy of you ".

Dopo averci raccontato la sua tragedia Matthew, per rompere definitivamente il ghiaccio, decide di spiegare a Joe qual è il suo lavoro: è un adetto della Smartelligence che si occupa dell'istallazione dei cookie.
Questi sono i riflessi della coscienza di un cliente della Smartelligence elaborati da un dispositivo prelevato dal loro cervello.
Il riflesso della loro coscienza viene ridotto in schiavitù e viene usato come super computer per tenere in ordine la casa tuttavia questo crede a tutti gli effetti di essere un uomo in carne ed ossa e sta a Matthew, tramite un determinato dispositivo, fargli capire che è solo un essere virtuale.
È Oona Chaplin, la Talisa di GOT, a mostrarci i due volti di questa medaglia: la schiava virtuale per cui proviamo una pena immensa e l'umana ignara di quello che sta succedendo al suo doppio.

Il racconto di Joe: " I confess ".

Rafe Spall, infine, impersona il personaggio più tragico dell'intera vicenda e ci mostra il lato peggiore dell'umanità.
Tutti i pezzi del puzzel, come le Z - eyes, tornano in questa storia finale e ci mostrano l'episodio nell'episodio.
Non voglio dilungarmi in nessun modo su questa storia: troppo forte e non ho nessuna intenzione di rovinarvela ma vi assicuro che l'attesa varrà la pena.

Insomma Black Mirror si dimostra essere, nuovamente, una delle migliori serie nel panorama televisivo mondiale e nessuno può dire il contrario.
Datele un'ora e vi stupirà.
Addio per ora e valar murghulis.

#BlackMirror
#Natale
#Natale2014
#Channel4

venerdì 5 dicembre 2014

Arrow 3X08 The brave and the bold Flash 1X08 Flash vs Arrow - Recensione

Cosa succede quando due serie scritte meravigliosamente dalla stessa persona vengono unite in un crossover della durata di due ore?
Se Flash, di Martedì, presentava una Central City luminosa e divertente e Arrow ci mostrava, invece, il lato " oscuro " della lotta al crimine le due puntate crossover uniscono il meglio dei due show mettendo i nostri eroi e i loro rispettivi team a confronto.
La fortunata chimica tra Barry Allen e Oliver Queen, nata durante la puntata natalizia della seconda stagione di Arrow, si ripete in questo mega evento e viene anche amplificata: Barry non è più un semplice scienziato forense è un supereroe come Ollie adesso e i due possono confrontarsi sullo stesso piano.
Difatti non tanto nella prima puntata, quella dedicata a Flash, ma nel secondo appuntamento, dedicato al nostro arciere in verde, le differenze tra i due eroi risultano palpabili e mai così nette: Allen e i suoi non hanno mai preso la lotta ai metaumani seriamente mentre Oliver non ha mai avuto mezzi termini e non vuole averne.
Così il team di Central City si scontra con un mondo più duro del proprio ma non tutto il male vien per nuocere: saranno proprio Cisco e Barry a dimostrare a Oliver e ai suoi alleati che i supercattivi sono sempre esistiti e qualcosa ha creato i supereroi in risposta.
Insomma tutta questa follia dilagante è il bene che sta salvando il mondo e non quest ultimo che sta morendo.
In due ore osserviamo un forte cambiamento nei vari personaggi: Diggle, per esempio accetta l'impossibile e anche lo stesso Ollie si lascia andare chiamando i criminali di Central City metaumani.
Per di più lo scontro tra i due eroi, avvenuto durante la prima parte del crossover, classica scena dei team up tra supereroi, è stato sensato e motivato a differenza delle solite incomprensioni che, come negli Avengers, portano i due a scontrarsi.
Durante la puntata di Flash i due affronteranno il solito metaumano e mentre Oliver ridimostrerà di essere un eroe, anche agli occhi di chi non crede in lui, per Barry ci saranno grosse ripercussioni a livello di trama.
Invece il giorno dopo, Mercoledì, ci ritroveremo davanti ad una puntata incentrata fortemente sull'azione ma anche sull'intrispezione dei personaggi: Capitan Boomerang si rivelerà essere un villan molto più pericoloso di quanto sembra ma continuo a ritenerlp abbastanza ridicolo.
Insomma il crossover riesce ottimamente: lo scontro fisico tra i due eroi accontenta tutti i fan della serie e l'introspezione psicologica è la ciliegina sulla torta.
Arrow si arricchisce mentre Flash acquista stabilità: insomma nessuno viene danneggiato dall'episodio anzi.
Cento di questi episodi.
Addio per ora e valar murghulis.

#Arrow
#Flash
#ArrowVSFlash
#SerialUpdate
#IlMioQuadernoDegliAppunti

martedì 4 novembre 2014

Speciale Halloween - The Strain prima stagione recensione

Ed eccoci qua: anche se in ritardo, anche se l'Incazzoso Lunedì di questa settimana si sta ancora caricando e anche se sono in pigiama ecco lo speciale di Halloween.
Sono riuscito a vedere gli ultimi quattro episodi di The Strain poco prima di partire e dopo un mese che la serie era finita: questo già vi fa capire cosa ne penso ma non bruciamo le tappe e parliamo della trama.

The Strain inizia quando un aereo atterra a New York con dentro tutti i passeggeri, compreso l'equipaggio, deceduti a parte quattro persone: nessuno sa davvero che cosa sia successo e perchè.
Se l'incipit può ricordare la più famosa Fringe man mano che i minuti scorrono capiamo di trovarci di fronte a qualcosa di diverso: i vampiri sono i veri colpevoli della vicenda.
Ed è proprio qui che Del Toro, co creatore della serie, dimostra che è un vero genio: ad affrontare il problema saranno i medici a capo del centro di controllo delle malattie infettive di New York confrontandosi col vampirismo come si confronterebbero con un normale virus.
The Strain è un'idea geniale nata come serie tv inizialmente rifiutata poi portata nel mondo dei fumetti e infine riproposta adesso dalla Fox che al principio voleva trasformarla in una comedy.
Peccato che sia solo questo: un'idea geniale.
Del Toro scrive una trama senza mordente anche se concettualmente interessante con molti momenti morti e storie inutili che nascono e muoiono in un episodio.
I personaggi, poi, non sono mai incisivi come dovrebbero: ognuno spicca per qualche motivo e potrebbe avere una sua utilità peccato che siano discontinui e si perdano in azioni e discorsi inutili e noiosi.
Probabilmente è proprio questo il problema principale della serie: non ti interessa il destino del mondo se i protagonisti che dovrebbero salvarlo sono uno più stupido e irritante dell'altro.
Mia Maestro, la collega del protagonista, è prima decisa in quello che fa e poi sembra voler rinunciare.
Il senatore Russo di House Of Cards, che qui interpreta il ruolo del protagonista, non ha carisma e con lui tutta la sua famiglia e la storia legata ad essa cadono nell'ombra più totale.
Certo alcuni personaggi principali, di cui non voglio parlarvi per non spoilerarvi troppo, sono fantastici e unici ma non riescono a uscire dalla melma di mediocrità creata non solo dai protagonisti ma anche dai personaggi secondari, come la madre della Maestro, che rasentano l'assurdo e l'irritante.

The Strain avrà anche una seconda stagione ma io non ho la minima voglia di accendere il pc per dargli uno sguardo.

Addio per ora e valar murghulis.

#TheStrain
#HalloweenSpecial
#IlMioQuadernoDegliAppunti

mercoledì 2 aprile 2014

Il Rush Finale Ultima Parte - How i met your mother: Last Forever e considerazioni finali




Avrei voluto fare due articoli diversi, uno con la recensione dell'episodio e uno con le considerazioni finali ma non ci riesco.
So che nell'articolo della recensione inizierei a parlare a ruota libera di tutto e quindi basta..
fanculo..direi di parlare a ruota libera senza pentirmi.
Quindi eccoci qua How i met your mother è finito.
E io ho sbagliato e ho avuto ragione: le storie dell'intera gang non erano finite e si..la madre, Tracy, è morta.
Ed insomma..
Non credo ci sia altro da dire su questo episodio o quantomeno non ci sarebbe nulla se non ci mettessi dentro le mie emozioni ed i miei pensieri perchè siamo alla fine e tocca tirare le somme di nove anni passati insieme a questi personaggi, a queste running gang e a questa folle ricerca.
How i met your mother credo che non sia più una comedy e non lo dico per la morte della madre lo dico perchè ne sono certo: alla fine della storia tutto quello che poteva accadere è accaduto.
Ripensamenti, involuzioni, idiozie e ritorni insomma la vita..anche se la vita contempla anche la morte.
Questo perchè la Madre, come ho detto, muore.
Barney e Robin si lasciano.
Barney torna ad essere quello che è sempre stato.
Ted torna da Robin.
E molti si sono incazzati..molti non hanno trovato giusto questo o quell'altro ma non credo che abbiano ragionato.
Non credo che abbiano pensato che alla fine How i met your mother dall'essere una semplice comedy è diventata una rappresentazione della vita vera.
Robin non ha potuto avere figli, Barney è sempre stato guasto dentro e neanche Robin è riuscito a salvarlo, il padre di Marshall è morto e anche la Madre, l'amore di Ted, la donna che tutti abbiamo sempre aspettato dal 2005, ha fatto la stessa fine.
Ci sono stati più dolori che altro.
Ci sono state risate ma anche litigate.
E alla fine della storia fa davvero male vedere come Robin si sia pentita di molte cose che ha fatto, di come Barney anche a 40 anni non sia stato in grado di regolarsi e di come Ted alla fine, oltre a Robin, non abbia niente.
Perchè per quanto Ted abbia amato la Tracy questo non è bastato.
Amare è la cosa migliore che facciamo, dice Ted nel penultimo episodio, ma ci sono anche tante cose che sbagliamo: scegliamo qualcuno al posto di un altro,ci pentiamo di averlo avuto,torniamo indietro e non riusciamo a rimanere fedeli al ricordo di una persona fino alla fine.
Ma questo è male?
Insomma..questi siamo noi.
E per quanto le reazioni dei protagonisti della serie non ci siano sembrati validi e coerenti basta rifletterci un attimo: Robin e Barney divorziano dopo 3 anni di vita insieme e non dopo 10 minuti di serie tv come abbiamo visto noi e Ted torna da Robin dopo 6 anni di lutto.
In sostanza noi non abbiamo visto una parte della loro storia che forse avrebbe potuto rendere più comprensibile l'intero finale.
E forse questo scatena la rabbia e il dolore: magari in una comedy tutto potrebbe andare bene.
Tutti dovrebbero avere il proprio lieto fino invece ci siamo trovati subito alla fine della storia e tutti avevano perso qualcosa.
Quindi non urlate all'ingiustizia o all'idiozia per questo finale: credo sia uno dei più reali possibili.
Una coppia può scontrarsi contro un problema insormontabile e ritrovarsi davanti ad un bivio che li porterà a lasciarsi.
Un uomo può non avere più nulla per le mani e credere di dover tornare quello di prima anche se non era felice.
E una coppia per quanto si ami,può perdersi alla fine perchè uno dei due non è più presente,e l'altro,arrivato a fare i conti col dolore,può tornare ad amare anche qualcuno che aveva amato tanto tempo fa.
E no,non deve avere senso per avere senso.
è cosi e basta ed è la vita.
Pensateci: per un attimo mettetevi nei loro panni e ditemi sinceramente che non avreste fatto lo stesso.
La vita è piena di ripensamenti,di dolori,d'amore,di risate e di pianti.
La vita ci rende adulti e ci riporta dov'eravamo prima.
E la vita fa male.
E How i met your mother è questo: la vita di 5 persone.
5 persone che si sono fatte male,che si sono amate e che si sono rimpiante.
Ted ha amato la Tracy più della sua stessa vita e ha continuato ad amarla così sempre:durante i momenti di noia,durante le litigate e le gelosie.
Ted ha amato Tracy e ringraziato qualsiasi tipo di Dio di averla incontrata anche quando lei era su un letto di ospedale.
Tracy è la proprietaria dell'ombrello giallo che lei ha lasciato in discoteca alla festa di San Patrizio e che poi Ted gli ha riportato nel suo appartamento.
Per anni i due si sono scambiati questo ombrello e alla fine l'hanno tenuto stretto insieme.
Credo di essere molto simile a Ted,più volte mi sono trovato a fare cose e a pensare come avrebbe fatto lui,a tornare indietro e a fissarmi su alcune cose.
E so,per certo,che anche io avrei fatto come lui,se ,come lui,fossi rimasto in contatto con Robin.
Perchè certe volte è davvero strano come alcune cose ritornino a noi.