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lunedì 18 febbraio 2019

The Screenwriters Room 5 - "Non mentire": i punti di vista


Parlare di uno stupro non è mai una cosa facile.
Anche io, ora, che ne sto parlando "per finta" devo stare attento alle parole che uso perché parliamo di un qualcosa che ferisce profondamente una persona e, probabilmente, la cambia per sempre.

Non è difficile parlare di uno stupro per definirlo però: se tu fai forza su una ragazza per avere da lei un rapporto sessuale quello è stupro.
Se la ragazza ti dice di no e tu continui è stupro.
Se la ragazza cerca di fermarti anche leggermente e tu continui è stupro.
Se la ragazza è leggermente annebbiata dall'alcoll e tu, invece, sei sano e fai presa su di lei è stupro.
Non stiamo parlando di una zona grigia ma solo di un enorme spazio nero in cui finiscono tutte queste azioni e anche di più.
Purtroppo c'è ancora qualcuno che vorrebbe far valere una cosiddetta zona grigia, che crede che ci sia uno spazio di manovra dove non c'è.
Allo stesso tempo, il Movimento #MeToo ci ha anche insegnato che l'opinione pubblica, la maggior parte delle volte, si attiene alla prima denuncia, senza fare i dovuti riscontri andando a non calcolare mai che una determinata persona denunci uno stupro che non c'è mai stato per i motivi sbagliati.
Perché esiste anche che qualcuno possa fare una cosa del genere purtroppo.

Seguendo le vittime ed i carnefici, coloro che si discolpano e quelli che incolpano, vivendo su quella sottile linea grigia che nasce durante le indagini e in assenza di flagranza del reato, moralmente sbagliata ma civilmente seguibile, Mediaset decide di produrre il remake di "Liar", serie TV inglese ed americana andata in onda sul Nove un anno fa e che non ho visto, italianizzando il titolo, "Non mentire", e mettendo sullo schermo due attori meravigliosi ed avanti anni luce rispetto alle loro controparti estere: Alessandro Preziosi e Greta Scarano.

Preziosi e la Scarano interpretano due conoscenti, lei è l'insegnante del figlio di lui, che decidono di andare a cena insieme e di passare una bella serata sino alla mattina dopo, quando la Scarano si sveglia e si accorge di aver subito una violenza sessuale.
Noi, inizialmente, non vediamo l'appuntamento e la seguente vicenda dentro l'appartamento della donna ma veniamo subito trasportati alla mattina dopo.
Mentre lei è convinta di aver detto più volte di non voler continuare con il rapporto e, quindi, di aver subito violenza lui se ne allontana, si dimostra impaurito e, sin da subito, gentile ed estraneo ai fatti.
Sin dai suoi primi minuti "Non mentire" fa quello che aveva come obiettivo: mette due storie parallele, una di fronte all'altra, entrambe verosimili e splendidamente sorrette da due attori capace di mostrarsi innocenti e sinceri in ogni singola scena.
Ci mostra due lati della stessa media e ci chiede di scegliere solo che non possiamo farlo veramente perché entrambi sembrano perfetti: sembra quasi di osservare due storie diverse e non due idee di quello che è successo come accadeva in "The affair".

Inizialmente viviamo il risveglio di Greta Scarano, la sua disperazione e la sua confusione legata a quello che è successo e a ciò che lei stessa ha subito.
La Scarano si incolpa, si fa delle domande e si autocritica.
Va dalla sorella, la persona che l'aveva indirizzata verso Preziosi, e questa la mette in dubbio, cosa sgradevole ma che comunque viene fatta in questi casi.
La nostra protagonista però non ha dubbi e oltre ad addossarsi una parte della colpa rimane sicura di essere stata vittima di un crimine odioso e noi siamo d'accordo con lei.
Il vedere, almeno inizialmente, solo la sua parte della storia e seguendo la mentalità comune siamo inclini a crede alla ragazza, vittima della violenza e a vedere in Preziosi il villain della situazione.
Continuiamo a pensarla così quando la vediamo in ospedale sotto le mani dei dottori per le prime analisi, quando decide di fare la denuncia e quando cerca di farcela da sola.
In pochi passi abbiamo la nostra eroina per cui tifare ed il poco tempo lasciato a Preziosi, in questa prima fase, è evidentemente mirato a farci fidare della Scarano perchè la conosciamo di più e a farci diffidare di lui perchè non l'abbiamo visto mai veramente.

A quel punto però passiamo al protagonista maschile della vicenda che, tuttavia, si mostra gentile, tranquillo, timoroso e anche molto schivo quando gli vengono fatte delle domande precise rispetto all'appuntamento della sera prima da un suo amico: tutti comportamenti che nessuno attribuirebbe mai ad uno stupratore o ad un predatore.
Addirittura non abbiamo una confessione riguardo al rapporto sessuale prima di una serie di scene e di domande molte stringenti: sembra quasi che si stia "comportando da gentiluomo" se permettete l'espressione.
Se già questo è abbastanza per farci vacillare lo osserviamo prendersi amorevolmente cura di un paziente, non vediamo solo l'intervento ma anche il rapporto umano tra lui e i parenti del paziente, e poi lo vediamo davanti ai poliziotti in un interrogatorio: sembra non avere idea di quello che sta succedendo e addirittura trema.
Preziosi risponde colpo su colpo alle domande dei poliziotti, lo fa in maniera cristallina e tira un sospiro di sollievo quando il suo avvocato viene a salvarlo: non sembra esserci nessuna malizia nella sua voce o sul suo volto.
Quello che inizialmente è stato fatto per Greta Scarano viene rifatto per Alessandro Preziosi e i primi fotogrammi in cui lo vedevamo protagonista, durante il racconto della ragazza, in cui sembrava avvolto nell'ombra non esistono più e quello che ci rimane è un uomo confuso, che non sa cosa ha fatto e che rimane così anche quando decide, stupidamente, di andare a parlare con la donna che l'ha accusato.

Lo scontro tra i due è il primo punto di rottura della serie, il momento in cui iniziano a muoversi tutti gli altri personaggi ed il punto in cui iniziamo a dubitare di entrambi.
In primis iniziamo a dubitare di Preziosi che torna ad essere inquadrato mentre ha il volto scuro, arrabbiato e mentre siede o è avvolto nell'ombra.
Non c'è una luce che lo sfiora: sembra nato per vivere sotto l'assenza di luce.
Odiamo le sue parole quando decide di confrontarsi con la Scarano perché ci sembrano viscide, sembra che stia puntando il dito e sembra che stia giudicando anzi, lui sta giudicando e questo ci da fastidio.
La Scarano però inizia a starci leggermente "antipatica" perché si è fatta prendere dalla rabbia, decide di muoversi da sola e di mettersi e mettere la gente intorno a lei nei guai andando a prendersela con chi magari non c'entra nulla.
Durante lo scontro/incontro è lei ad urlare, ad accusare Preziosi e a prendersela con il figlio di lui senza nessun vero e proprio motivo.
Abbiamo una reazione da parte sua ma ci sembra sbagliata perchè non colpisce direttamente colui che gli ha fatto male.
Piano piano, mentre aumentano le scene in cui Preziosi non viene illuminato da nessuna fonte di luce abbiamo una Scarano che, al contrario, vive fuori dagi spazi chiusi, è sempre all'aperto, sempre in movimento e sempre carica a mille facendoci sorgere il dubbio che forse ci sia qualcosa che non va in lei e che magari non si tratta solo dello stupro.

"Non mentire" parte da una semplice premessa salvo riuscire a costruirla perfettamente, attimo dopo attimo e scena dopo scena.
A primo impatto abbiamo due persone normali che ci piacciono, successivamente proviamo rabbia per la situazione di una biasimando l'altra salvo poi ribaltare questo giudizio per finire in una confusione finale verso entrambi i protagonisti.
Al momento è impossibile sapere chi abbia fatto cosa.
Bel lavoro Mediaset, bel lavoro.



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venerdì 16 novembre 2018

The Screenwriters Room 4 - "Narcos": L'evoluzione




Sin dal suo debutto "Narcos" si è imposto con uno stile unico ma fortemente riconoscibile, mezzo documentario e mezzo fiction, capace di narrare delle vicende, quelle legate al narcotraffico, già sorprendenti di loro ma impreziosite da una scrittura e da una messa in scena magistrali.
Così, mentre osservavamo l'ascesa di Escobar abbiamo conosciuto l'agente Murphy e mentre il Cartello di Calì prendeva il controllo della Colombia ci siamo mossi insieme a Salcedo in un sistema narrativo a due binari: i buoni da una parte e i cattivi dall'altra.
Questa quarta stagione, o prima decidete voi, della serie Netflix segue questo stesso schema, utilizzando attori più conosciuti, senza discostarsi dall'originale salvo per un piccolo dettaglio: la serie è cresciuta.

Dalla prima stagione a questo quarto anno "Narcos" si è evoluto e siamo passati dal "piccolo trafficante" ad un qualcosa di più grande.
Guardando infatti tutte le varie annate della serie possiamo osservare che mentre lo schema base della serie si ripeteva, buono contro cattivo, gli interpreti della lotta si evolvevano e diventavano sempre più grandi.
Piano, piano si è alzato sempre di più il livello passando dal piccolo al grande, dalla persona allo stato: si è alzata la posta in gioco.

Durante la prima stagione ci viene raccontata la storia di un giovane agente della DEA, Murphy, e del suo compagno, Pena, entrati in azione per affrontare Pablo Escobar.
Pablo non è ancora la leggenda che tutti si ricordano idem per i suoi uomini.
Allo stesso tempo i nostri due protagonisti sono da soli nella lotta alla droga e al narcotraffico.
I due partecipanti a questa vicenda, quindi, nella grande scala delle cose non hanno un ruolo e un posto rilevante proprio perché siamo solo agli inizi della vicenda.
"Narcos" 1 racconta di un criminale e dei poliziotti che lo vogliono arrestare.

Infatti è nella seconda stagione che le cose iniziano ad evolversi e ad ingrandirsi.
Pablo diventa finalmente la leggenda che tutti noi conosciamo mentre la DEA si rimbocca le maniche e decide di allearsi a diversi personaggi per chiudere i conti con il re del narcotraffico.
Pablo si smarca dal suo passato di semplice uomo e indossa i panni di un essere quasi mistico capace di far paura a chiunque in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Murphy e compagni, invece, alzano il tiro, capiscono come e dove muoversi e anche loro si evolvono dimostrando di poter lottare quasi ad armi pari con Escobar.
Dalla prima alla seconda stagione gli equilibri e la narrazione a binari della serie non sono cambiati tuttavia sono i personaggi ad aver superato un certo limite.
"Narcos" 2 racconta di una leggenda e della sua caduta per mano di coloro che sino ad ora l'hanno inseguito.

Morto Pablo, una leggenda, a prendere lo scettro del potere non è più una sola persona ma un intero gruppo di uomini tutti legati tra di loro.
La figura di Pablo ormai era arrivata ad un livello così alto che era impossibile da superare per un singolo quindi si è passati ad un gruppo di persone: il Cartello di Calì.
La collettività ha preso il posto del singolo e a fronteggiarla, questa volta, non abbiamo avuto una coppia di agenti della DEA ma l'intera organizzazione su una scala ancora più ampia.
Così come il "nemico" evolve e diventa più grande così fanno i buoni di questa storia costretti ad essere di più per vincere.
Ancora una volta il modello di narrazione non cambia ma il livello viene alzato e smettiamo, principalmente, di parlare di persone e iniziamo a parlare di gruppi o di agenzie.
"Narcos" 3 è il passaggio dal singolo al gruppo, dal grande al piccolo e dall'uno ai più.
Questa terza stagione è il passo preparatorio a quello che stiamo tutti per vedere in questa nuova stagione.

Quest'ultima stagione, da quello che sembra, porterà il livello dello scontro su una scala ancora superiore.
Anche se ci siamo spostati in un altro stato la narrazione binaria non cambia ma a a farlo sono i protagonisti della storia.
Se da una parte abbiamo un agente che, probabilmente, porterà, piano piano, con sé parte della DEA per lo scontro dall'altra il "nemico" di questa stagione sembra essere un consorzio con un intero stato, quello messicano, ai suoi piedi.
Questo scontro tra agenzia americana e stato messicano, evidentemente, porterà sul campo l'America tutta portando a compimento questa guerra che ogni anno aumenta di livello.


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venerdì 2 novembre 2018

The Screenwriters Room 3 - "The haunting of Hill House": fantasmi o malattia mentale?





 «Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni".

Shirley Jackson 

Avrei voluto iniziare questo articolo con una frase diversa ma purtroppo della serie Netflix non se ne trovano quindi dovremmo accontentarci.
Ah, prima che qualcuno me lo chieda:

L'ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU "THE HAUNTING OF HILL HOUSE" QUINDI SE NON AVETE VISTO LA SERIE NON CONTINUATE QUESTO ARTICOLO

Esistono dei fantasmi nella casa di Hill House creata da Mike Flanagan?
Si, assolutamente.
Anche se inizialmente non li vediamo piano piano questi spettri iniziano a farsi avanti, alcuni in maniera più vistosa di altri, sino al climax definitivo degli ultimi due episodi dove viene messa definitivamente in chiaro la presenza di queste entità nella casa.
Allo stesso tempo è innegabile il legame di tutta la famiglia Crain, tolto il padre, con il mondo degli spiriti per motivi di sangue, sappiamo da Olivia che sicuramente sua nonna aveva dei poteri di qualche tipo, e il fatto che tutti loro riescano a mettersi in contatto con l'altro mondo.
Tuttavia da quando ho finito di vedere la serie ho iniziato a pensare, a riflettere e ho iniziato a chiedermi se oltre agli spettri e ai legami di famiglia spezzati il personaggio di Steven non avesse ragione e tramite lui Flanagan non volesse farci capire che questa storia maledetta è anche una storia molto terrena che parla di malattie mentali.
Dite di no?
Analizziamo i fatti.

Oltre a Hugh, padre di famiglia, abbiamo altri sei Crain da analizzare e tutti accomunati dallo stesso sangue "magico": quello della famiglia di Olivia.
Partendo da questo presupposto ognuno dei piccoli protagonisti di questa storia e la stessa Olivia dovrebbe aver avuto degli incontri con gli spettri della casa.

Sappiamo per certo, visto che lo vediamo, che tutti loro sono entrati nel cuore della casa che, per l'occasione si era trasformato in un'altra stanza adatta a loro.
Allo stesso tempo Olivia, Luke, Nell e Teo hanno un incontro ravvicinato con questi spettri mentre Steven e Shirley non entrano a contatto con loro.
A subire i danni peggiori da questi incontri sarà Olivia che si ucciderà e porterà nella spirale discendente tutta la sua famiglia.
Una spirale discendente che per molti, compreso Hugh è una sorta di maledizione legata alla casa ma che vista con più attenzione potrebbe essere, come dice lo stesso psichiatra di Nell, una semplice fissazione.
Attestato il fatto che la casa sia infestata possibile che siano i Crain ad essere attratti da lei e non sia l'edificio a chiamarli?
Che il dono della famiglia di Olivia non sia solo una magica ma anche una vera e propria malattia mentale?

Mentre i "maggiori" insieme al loro padre riescono quasi a smarcarsi dalla follia e dalla disperazione portata dalla loro madre sono i più piccoli ad essere trascinati giù come se il gene malato di Liv piano piano si sia fatto strada nella vita e nella mentre dei tre Crain minori.
Certo, nessuno nella famiglia uscirà mai veramente da quella situazione tuttavia è innegabile che Shirley e Steven siano quelli con la vita più normali e che oltre il rancore ed alcuni problemi relazionali non abbiano grilli per la testa.
Shirley, per tutta la serie, vedrà un uomo che inizialmente pensiamo sia un fantasma ma che in realtà è solo il suo senso di colpa quindi, anche qui, nulla di paranormale.

Teo, la più grande tra i piccoli, è quella più normale.
Riesce ad entrare in contatto con le persone  tramite il dono passatole da sua madre ma oltre questo niente di più in realtà.
Certo, il suo latente alcolismo e la sua voglia di imparare sulle malattie mentali ed aiutare giovani ragazzi in difficoltà è un evidente rimasuglio del suo passato e della sua infanzia ma oltre questo la "follia" di sua madre non sembra averla scalfita più di tanto.

Luke, il più grande tra i due gemelli, inizia a mostrarci i problemi di questa famiglia essendo un tossicodipendente.
Ma perché?
Perché Luke è un tossico?
Nella serie non ci viene mostrato il perché della sua scelta tuttavia è molto probabile che sia per la morte della madre ma se invece fosse per la presenza dell'uomo alto continuamente dietro di lui?
Pensateci un attimo: Luke è uno dei primi ad entrare in contatto con le presenze della casa ma è solo lui a portarseli dietro.
Nessuno, neanche Nell, continua ad essere inseguito dagli spettri della casa tolto lui.
Lui che ha sempre dietro di sè uno spettro quando è sobrio o quando è da solo con se stesso.
Non vediamo nessun uomo alto mentre insieme a lui ci sono i suoi fratelli o mentre è nel centro di riabilitazione.
Strano vero?
infondo se stessimo parlando di una persecuzione questo spettro dovrebbe sempre essere presente dietro di lui ma non lo è.
Luke è l'unico ad avere una presenza dietro di lui perché non sta bene mentalmente ed ha iniziato a drogarsi proprio per evitare che quella stessa presenza, la materializzazione di un qualche disturbo mentale, tornasse a tormentarlo.

Potreste trovare nella mia analisi della malattia di Luke un difetto dicendo che anche Nell vede la donna con il collo storto al di fuori della casa e potrei darvi ragione se non avessi pensato già a come rispondervi.

Nell vede la donna con il collo storto al di fuori della casa non perché questa sia uno spettro ma perché ne è rimasta traumatizzata e questo, unita alla paralisi nel sonno, l'ha marchiata a vita.
Nell, sino a quando è rimasta in casa, ha visto la donna con il collo storto perché portatrice del dono della madre e perché l'abitazione, come abbiamo detto, è piena di spiriti ed è legata alla sua futura morte, tuttavia questa non si è più fatta vedere da un momento preciso in poi: quando il marito di Nell ha smesso di farle avere paura.
Si, esatto: al di fuori della casa la donna con il collo storto è una personificazione della paura di Nell.
Sarà, infatti, solo con suo marito che lei stessa verrà a conoscenza dell'esistenza della paralisi del sonno, della sua categorizzazione come malattia e della possibilità di sconfiggerla.
Spiegato il trucco la paura di Nell piano piano cesserà d'esistere e le apparizioni della donna con il collo storto cesseranno sino al momento massimo di paura: la morte di suo marito davanti ai suoi occhi.
Questa paura e il dover affrontare la morte del compagno e della madre la porterà da uno psichiatra che, proprio per rispondere ai problemi mentali della giovane, le darà delle medicine che l'aiuteranno ad andare avanti.
Le medicine aiutano i malati mentali non chi vede i fantasmi perché ha un legame con l'aldilà.
Nessuno spettro richiama Nell nella casa, è lei stessa a tornarci dopo aver smesso di prendere gli psicofarmaci e aver ridato modo alle sue manie persecutorie di farsi, ancora una volta, avanti.

Passiamo, infine, ad Olivia colei che, secondo me, ha portato la malattia mentale tra i Crain.

Liv, per me, è il personaggio che più mi da modo di portare avanti la mia teoria.
Questo perché tolto il suo dialogo con le presenze nella casa, innegabile, è il personaggio che mi ha fatto più riflettere.
In primis guardiamo le sue continue emicranie che non possono essere minimamente causate dalla presenza degli spettri nella casa: Teo ha poteri maggiori dei suoi ma non ne ha mai avuta una.
I suoi mal di testa, per di più, sono continuamente accompagnati da scatti d'ira evidenti ed incontrollati.
Olivia, senza rendersene conto, disegna la figura della sua casa ideale nella pianta madre di Hill House e anche se potremmo essere portati a credere che sia opera degli spettri non riesco a capire che senso avrebbe una mossa del genere da parte loro?
Nessuno di questi esseri a mai fatto fare a nessuno dei Crain una cosa del genere quindi perché farla fare a lei?
Io credo che sia stata Liv stessa a farle forse perché troppo stressata dai problemi strutturali della casa e dai ritardi nella costruzione.
Andando avanti nella serie, avvicinandosi alla sua morte, la vediamo trascurarsi sempre di più e diventare una donna più stravolta che altro.
Hill House non la costringe a non andarsene dalle vicinanze della casa è lei stessa a non volersi spostare senza però essere condizionata.

Arriviamo al giorno del suo suicidio.
Olivia entra in casa, in silenzio, e da sola decide di uccidere i suoi figli più piccoli con del veleno senza che nessun fantasma gli suggerisca la cosa.
Vediamo sicuramente come viene messa sotto pressione, vediamo come le sue paure vengano usate contro di lei ma non c'è un vero motivo per ucciderli: è Olivia a deciderlo.
Liv stessa decide di buttarsi, non è il fantasma che la spinge come accade con Nell, perché non sa più cosa fare: Liv si uccide perché è malata.
Mentre Nell è solo spinta dalle sue manie di persecuzione e dal suo lutto ma non vuole uccidersi Olivia fa da sola il salto per mettere fine alla sua vita.

Sicuramente possiamo dire che parte dei problemi della famiglia Crain siano stati provocati dalle presenza di Hill House tuttavia non sono minimamente convinto che siano solo loro il problema.
Luke vede fantasmi anche quando non dovrebbe vederli e Nell non viene richiamata dalla casa è lei a tornarci dopo essere stata leggermente meglio e ad aver rinunciato alle sue medicine.
Olivia non diventa un assassina e si suicida perché la sua mano è mossa da dei fantasmi ma perché decide di farlo: non perché impazzisca ma perché qualcosa nella sua testa scatta più volte e la fa comportare in modo strano.

"The haunting of Hill House" è una storia di fantasmi, di dolore e di malattie mentali.


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domenica 27 maggio 2018

The Screenwriters Room 2 - "13 reason why" 2: spettri e colpe del passato





"A lot of you cared, just not enough."

"13 reason why" Hannah Baker

Immaginate di essere un adolescente, di avere tra i quindici e i diciassette anni.
Immaginate di esservi innamorati di una ragazza, di averla vista andare con altre persone e di averci sofferto molto: voi non le avete mai detto la verità su quello che provavate e l'avete vista andar via, in qualche modo, con qualcuno che secondo voi non la merita.
Secondo voi, neanche voi stessi la meritate quindi la lasciate andare sperando che prima o poi si accorga di voi.
Ad un certo punto lei si accorge di voi o voi comunque riuscite a farvi notare ma qualcosa va storto e tutto torna alla normalità o peggio: vi separate.
Avete avuto vicino la ragazza che amavate, vi siete avvicinati al vostro sogno più grande, stare con lei ma qualcosa non è andata come doveva e ora non avete nulla in mano solo che questa storia non è ancora finita: qualche tempo dopo il vostro incontro lei si uccide.
Voi non capite perché, voi stessi state male tanto da morire e, per un motivo o per l'altro, iniziate a sentire la voce della ragazza che avete amato alla follia.
La sua voce vi mancava moltissimo ma ciò che sentite, il contenuto delle sue frasi, vi fa male e vi fa soffrire.
Cercate di risolvere il problema, di capire perché lei si è uccisa e di vendicarla in qualche modo ma non ci riuscite e allora rimanete lì, con la voce della ragazza che amavate e che amate nelle vostre orecchie, così reale da farvi vedere il suo spettro, che urla e soffre e piange e voi non potete fare nulla per aiutarla.
Voi siete inutili.

Questa è la storia di Clay Jansen, innamorato di Hannah Baker, che dopo aver passato tutta la prima stagione di "13 reason why" a rivivere i dolori della ragazza e a vedere il suo spettro per la città, durante la seconda stagione della serie, inizia a parlare con una proiezione di Hannah a cui lui stesso da vita, voce e anima.
Perché, se non l'avete capito, l'Hannah Baker della seconda stagione non è la vera Hannah, non è uno spettro ma è una rappresentazione delle paure, delle ansie e dei pensieri di Clay stesso che, ormai, si ritrova a parlare con la croce che porta sulle spalle.
L'Hannah Baker della seconda stagione non è la stessa della prima o delle cassette ma è il senso di colpa e il dolore di Clay che prendono forma. 

Clay, proprio per via delle cassette e dell'amore che prova per la ragazza, non è mai riuscito  a superare la sua morte e non ha mai veramente affrontato le cosiddette 5 fasi del lutto che, come si vede nella serie, si mescolano continuamente nella sua testa.
Normalmente queste fasi avvengono in un ordine abbastanza stabile, anche se soggetto a cambiamenti, tuttavia la continua presenza di Hannah, voce sempre presente nelle orecchie di Clay, non gli permette di chiudere un capitolo e di andare avanti.

Clay rifiuta la morte della ragazza ma continua a sentirla vicino e a vederla.
Clay si arrabbia con lei per la sua morte ma si ritrova continuamente spinto contro altri grazie alle storie negli audio lasciati da Hannah.
Clay non può venire a patti con il suo suicidio perché non riesce a capire qual'è la vera causa scatenante essendocene così tante.
Clay non può cadere in depressione o accettare la morte di Hannah perché sente che c'è qualcosa che deve fare per lei: per vendicarla.

Il non poter accettare la morte di Hannah e passare avanti insieme al non poterla vendicare quantomeno per avere un po' di sollievo porteranno Clay, in questa stagione, a dar vita ad uno spettro animato dalle sue parole e dalle sue paure e colpe per più di un motivo.
In primis lo spettro di Hannah serve a Clay per confrontarsi su alcune cose e per dar voce ai suoi pensieri sia a favore che contro Hannah.
Allo stesso tempo Clay ha bisogno inconsapevolmente che Hannah, ad un certo punto, gli dia il via libera di andare avanti cosa però impossibile, come si vede all'inizio della serie con Skye, prima di essersi reso utile per vendicare la ragazza.
Infine Clay ha bisogno di un corrispettivo con cui parlare e mentre l'Hannah della prima stagione parlava con lui attraverso le cassette questa volta è lui ha coprire i silenzi della ragazza creandone un avatar.

L'idea di un Hannah spettro capace anche di parlare quindi, secondo me, non è una trashata come ho letto ma è perfettamente giustificabile.
Da una parte si giustifica dal punto di vista narrativo con Clay che ha bisogno di parlare con Hannah per andare avanti, nessuno mi può dire che non ha mai parlato nella sua testa con qualcuno, e perdonarsi.
Dal punto di vista tecnico serve agli sceneggiatori per creare un dialogo tra Clay e, indirettamente, il pubblico che ora può effettivamente sentire tutto ciò che lui pensa attraverso la sua bocca o quella di Hannah.

Ultima cosa: Clay non parlerà mai veramente ad alta voce con lo spettro di Hannah proprio perchè i suoi dialoghi con lei sono tutti nella sua testa.
Le poche volte che Clay urlerà qualcosa e si farà sentire dagli altri, in realtà, sono da identificarsi con i primi segni di un crollo nervoso che raggiungerà il suo limite nel penultimo incontro tra lui e Bryce quando Clay cercherà di ucciderlo perché si sente impotente.

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venerdì 13 aprile 2018

The Screenwriters Room 1 - "Trust" : come far amare una vittima





Un mese fa ho chiuso il mio secondo blog, quello su Wordpress, in cui cianciavo, termine tecnico, per un bel po' su determinate scelte di sceneggiatura di film e telefilm.
Così come questo blog anche l'altro aveva un calendario di pubblicazione che però mancavo continuamente perché mi mancava la materia prima: l'ispirazione.
Alla chiusura di "The screenwriters room", questo era il nome, dissi che forse sarei riuscito a far tornare quel tipo di articoli sul mio attuale blog e, finalmente, eccoci qua: un nuovo articolo sotto la rubrica "The screenwriters room".
Ricordo a tutti che in questi post sono presenti spoiler quindi attenti.

"To be a Getty is an extraordinary thing. My grandfather wasn’t just the richest man in the world, he was the richest man in the history of the world. We look like you, but we’re not like you. It’s like we’re from another planet where the force of gravity is so strong it bends the light. It bends people too".

"All the money in the world" John Paul Getty III  
 
"Trust", prodotta e in parte diretta da Danny Boyle, ha un compito molto difficile: deve raccontare la stessa identica storia di un film uscito poco tempo fa.
Così Boyle, cosciente di questo, decide di prendere una strada diversa dalla pellicola che molti hanno visto al cinema e di rendere la vittima, passiva, la vera protagonista della storia raccontando il perché è lì, come ci è arrivata e, soprattutto, chi è.

Mentre il film di Scott ci racconta dei grandi, la serie di Boyle, invece, decide di raccontarci, nel pilot e nel secondo episodio, la storia di un ragazzo un po' ingenuo e stralunato, non è effettivamente chiaro sin da subito che lui abbia 16 anni, che è, inizialmente, alla ricerca del padre per poi trovarsi con il nonno.
Se dal genitore, infatti, Paul ha preso la dipendenza dalle droghe, dal nonno il ragazzo ha preso l'amore per l'arte e le belle cose.
Questa strana connessione, tra due persone completamente diverse, unisce i due Paul e, paradossalmente, ci permette di vedere quanto i due personaggi siano lontani uno accanto all'altro.

Quando il nonno racconta al nipote delle sue decisioni aziendali, della sua vita e delle sue idee è abbastanza chiaro come il ragazzo sia sì affascinato ma che non le condivida in nessun modo.
Paul Getty 3 è un'artista, non vuole minimamente vivere vicino al petrolio e per lui i soldi non sono un qualcosa a cui aspirare ma, soltanto, una necessità del momento.
Il nipote crede ancora nella gente e nel futuro e non è cinico e depresso come il nonno.
I "Grazie" del giovane illuminano il viso di tutti i servitori di villa Getty perché nessuno usa quella parola in quella casa: perché nessuno è umano come quel giovane idealista capitato lì in jeans.

Questa contrapposizione, questo continuo rimarcare la differenza tra i due Getty e la bontà del più giovane servono a mettere su un piedistallo un personaggio che, superficialmente, sarebbe solo un cretino, un semplice drogato non ben visto dal pubblico proprio per la sua stupidità.
Il renderlo, però, il perno morale di tutta una famiglia disonesta e meschina ne aumenta il valore e lo porta ad essere un qualcosa in più di un semplice "modo" per dare il via alla trama.

Nel terzo episodio della serie, poi, l'intera vicenda modifica, ancora una volta, la visione che il pubblico ha di Paul Getty 3: la tenera vittima che si abbassa a chiedere dei soldi per dei debiti inscena un suo rapimento.
Paul inscena la sua sparizione più per onorare un debito, per ripagarlo e per salvare la ragazza di cui è innamorato non perché voglia vendicarsi di qualcuno.
Paul fa del male per fare del bene.
Allo stesso tempo, poi, questo suo fare del male è farlo a dei personaggi sgradevoli che, nel pilot, abbiamo già imparato ad odiare e, quindi, l'intera manovra ci sembra anche giusta.

Tuttavia nulla va come previsto e, ancora una volta, il ragazzo "cambia forma" e diventa una vittima che si è ritrovata in un gioco più grande.

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lunedì 19 marzo 2018

Ho fallito con "The Screenwriter's Room"






Esattamente un anno fa, su un'altra piattaforma chiamata Wordpress, ho aperto un altro blog.

"The screenwriters room", nella mia mente, doveva si essere un'attività secondaria ma doveva comunque essere un blog su cui lavoravo quasi costantemente.
Doveva essere un blog su cui avrei scritto articoli più raramente ma di una fattura migliore e tutti dedicati alla sceneggiatura.

Purtroppo però, insieme alla mia vita e agli impegni, ho iniziato a fare anche altre cose e, senza mai tralasciare questo blog, mi sono trovato a mettere sempre di più da parte questo altro progetto.

Ad esattamente un anno dalla sua nascita ci sono solo undici articoli su quella piattaforma quando dovrebbero essercene almeno il doppio.
Quando leggerete questo articolo il sito di cui stiamo parlando sarà definitivamente down insieme a tutti i suoi articoli.
Normalmente non sono uno che cancella il suo passato ma se mai vorrò riprovarci, in qualsiasi altra veste, potrò farlo da zero e, allo stesso tempo, non mi piace lasciare su internet "pezzi di me" senza un controllo.

Per ora "The screenwriters room" muore qui ma non preoccupatevi: prima o poi tornerà.

Prima di salutarvi vi invito a passare sulle nostre pagine affiliate: Doctor Who "ita ", Telefilm Obsession, Traduttori Anonimi, MAh, Valiant Italia , Telesimo

Alla prossima!

#Editoriale
#TheScreenwritersRoom