lunedì 26 novembre 2018

Cosa è successo ai Defenders di Netflix?



Questa mattina Facebook, nel solito elenco di post passati, mi ha ricordato che un annetto fa avevo appena finito "The punisher" e iniziavo a domandarmi dove sarebbero andati a finire i Defenders dell'accoppiata Marvel Netflix.
Le serie singole avevano tutte almeno avuto una stagione, "The Defenders" era ufficialmente uscito ed era stato uno schifo, lo dico senza problemi, e iniziava a farsi largo la voce che la Disney, a breve, si sarebbe messa a lavorare ad un proprio servizio streaming chiudendo qualsiasi tipo di collaborazione con il colosso dello streaming americano.
Possibile che il binomio supereroe urbano e serie TV un po' più adulta era finito così velocemente?
Di chi era la colpa?
Di Netflix o della Marvel?
Avevamo toccato il limite di prodotti simili o, più semplicemente, qualcosa nell'ingranaggio si era rotto?
Oggi mi trovo qui, alla mi scrivania e non so quando deciderò di dedicare del tempo alla terza stagione di "Daredevil" perché, per me, non c'è più così tanto hype.

Io ho personalmente adorato, alla follia, la prima stagione di "Daredevil" senza però ritenerla una serie perfetta per via di alcune scelte di sceneggiatura.
Problemi di sceneggiatura che abbiamo tutti rivisto nell'evidente divisione della seconda stagione che parte col botto per via del Punitore e muore nell'oblio per colpa di un'Elektra e di una Mano poco interessanti.
Ho, purtroppo, sopportato la prima di "Jessica Jones" non perché non sia una bella serie ma perché non mi ha emozionato e preso quanto pensassi.
Mi sono stranamente trovato coinvolto durante le avventure di "Luke Cage" anche se ammetto che è molto cringe in certi momenti.
Ho giustificato la prima stagione di "Iron Fist" sino alla morte e non me ne vergogno.
Poi, però, sono arrivati i due grossi scivoloni chiamati "The Defenders" e "The punisher" che dovevano essere le due serie da non toppare, da mettere allo stesso livello della prima di "Daredevil" solo che non ci sono riusciti neanche un po'.
Oddio, forse "The punisher" è piaciuto ma non a tutti e non quanto avrebbe dovuto tanto che il buzz mediatico legato a questi prodotti è andato scemando.

I mesi sono passati e sono iniziate a le nuove stagioni di alcune serie.
Abbiamo visto il ritorno di Jessica e di Luke e di Danny e io ci ho provato ma non sono riuscito ad andare oltre il primo episodio.
Non mi interessava quasi per niente sapere che cosa avrebbero fatto, dove sarebbero andati e chi avrebbero affrontati.
Per me e anche per il resto del pubblico visti gli "ascolti" questi personaggi potrebbero essere anche morti e, purtroppo, il tutto ha anche avuto effetto sull'ultima stagione di "Daredevil" caduta nell'ombra se vogliamo dire.
Ora "Luke Cage" è stato cancellato e anche "Iron fist" e se per quest'ultima lo sapevamo tutti nessuno era veramente pronto all'addio di Cage che, a suo modo, aveva trovato una sua dimensione.


Possiamo anche dire che queste serie sono state cancellate per via degli accordi tra Netflix e la Disney ma sappiamo che un buon motivo per eliminarle dal palinsesto era la discesa continua delle reaction e delle visualizzazioni del pubblico.

Molto probabilmente Netflix e la Marvel hanno ucciso un pezzo del MCU.

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domenica 25 novembre 2018

The little drummer girl - Uno spionaggio forse troppo lento




Le prime due stagioni di "Homeland" ci insegnarono, molto tempo fa, che anche la TV era pronta per lo spy drama che era andato tanto al cinema molti anni prima.
Anche la TV, ora, aveva la possibilità di dire la sua in un genere che per molto tempo era stato solo messo a disposizione del grande schermo.
La spy story tornò quindi a farla da padrone per alcuni anni anche grazie a "The night manager"
unendo la grazia di James Bond alla scrittura di Le Carrè vista al cinema con Jason Bourne.
Entrambe le serie che ho appena citato fecero un successo clamoroso.
Una venne rinnovata per una seconda stagione mentre l'altra è ancora in onda dopo anni di rinnovi.

Quest'anno, dopo il successo della serie con il Loki della Marvel, le reti via cavo americane, questa volta la AMC, hanno cercato nel materiale scritto dall'autore britannico una storia da adattare e da mettere in scena sul piccolo schermo per riuscire, ancora una volta, a far breccia nel cuore degli spettatori.
A vincere questa stranissima "lotteria" è stata "The little drummer girl" che racconta la storia di una giovane attrice inglese infiltrata in un movimento terroristico palestinese.

La serie prende molto delle idee sviluppate nel corso degli anni da Le Carrè, l'agente sotto copertura e la perdita o la ricerca dell'identità, facendole diventare parte fondamentale dell'intera storia senza però mettere in secondo piano il confronto tra le due fazioni militari o il lato più legato allo spionaggio.
Dalle interpretazioni agli ambienti ripresi è evidente che la serie cerca un equilibrio tra tutti i suoi vari lati cercando di creare un qualcosa di più grande di una semplice serie: un qualcosa da ricordare anche per la tecnica con cui viene messo in scena.

A mancare, questa volta, è la velocità d'esecuzione o, almeno, la quantità giusta di momenti di tensione che servirebbero per far sopravvivere una serie del genere nel mucchio.
Certo, è evidente che la sostanza alla base e nella messa in scena c'è, la cosa è innegabile, tuttavia è innegabile che in molti momenti il ritmo si faccia pesante e non si riesca veramente a mantenere alta l'attenzione per il tempo che serve alla storia per arrivare allo snodo focale successivo.

"The little drummer girl" arriva ad un passo dal traguardo solo che non riesce a tagliarlo.

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lunedì 19 novembre 2018

Narcos: Mexico - Bene ma non benissimo






A me "Narcos", nel bene e nel male, è sempre piaciuto.
Qui parlo bene della prima stagione, qui della seconda e qui della terza.
La serie mi è piaciuta così tanto che lo scorso Venerdì ho scritto in generale di tutte e tre le stagioni uscite fin'ora.
Certo, non ero inizialmente contento della possibile nuova stagione dopo il finale della terza tuttavia il successivo cambio completo di cast mi ha incuriosito e, una settimana fa, mi sono buttato a pesce su questa nuova stagione/serie sperando potesse pareggiare o superare le stagioni precedenti.
Ecco, non ci siamo proprio.

Se l'obiettivo generale era riprendere, bene o male, le passate stagioni senza aggiungere nulla di nuovo, senza neanche stupire Netflix è riuscita nel suo intento.
Se però il colosso dello streaming cercava di raddoppiare il proprio successo con questa nuova serie io non credo ci sia riuscita completamente.
Questo perché la serie risulta non solo una replica dei soliti sistemi che bene o male conosciamo e abbiamo già visto negli anni passati ma anche tremendamente frustrante per via dei modi in cui i nostri protagonisti, sia positivi che negativi, non riescono ad andare oltre ad una certa soglia.

Oltre quindi ad una sorta di blocco dal punto di vista del racconto nessun personaggio, secondo me, riesce a stupire o a rimanere veramente impresso perdendo quindi un altro punto di forza delle stagioni precedenti che con Pablo o con i membri del Cartello di Calì e l'agente Pena erano riusciti a creare degli elementi unici ed iconici.
Il villain interpretato da Diego Luna non so bene cosa dovrebbe smuovere dentro di me visto che non riesce ad essere cattivo o buono o tormentato ma solo silenzioso e misero perché riesce a fare ben poco: la sua forza, il suo voler pianificare il futuro te lo rende simpatico sino al terzo episodio e basta.
Kiki invece è il buono.
Kiki è solo questo non è altro.
Non è infedele o egoista o qualsiasi altra cosa è un uomo santo che vive solo per fare del bene.
Vi rendete conto che sta cosa non ha senso o che quantomeno è troppo macchiettistica.

Infine, scusate per il gioco di parole che sta per arrivare, c'è la fine della serie.
La prima stagione di "Narcos: Mexico" si unisce alla prima di "Castelvania" nella categoria delle stagioni con scritto sopra "Prologo" o anche "Tornate l'anno prossimo che facciamo sul serio".
Un qualcosa che mi da tremendamente sui nervi perché, allora, potevi evitare di farmi perdere tutto sto cazzo di tempo.
Capisco che la storia appena raccontata sia importante ma forse potevi accorciarla o fare tutto in un altro modo.

Il nuovo "Narcos" mi è piaciuto perché è il vecchio con un sombrero in testa ma non è niente di più e niente di meno.
Probabilmente è solo estremamente pigro.

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venerdì 16 novembre 2018

The Screenwriters Room 4 - "Narcos": L'evoluzione




Sin dal suo debutto "Narcos" si è imposto con uno stile unico ma fortemente riconoscibile, mezzo documentario e mezzo fiction, capace di narrare delle vicende, quelle legate al narcotraffico, già sorprendenti di loro ma impreziosite da una scrittura e da una messa in scena magistrali.
Così, mentre osservavamo l'ascesa di Escobar abbiamo conosciuto l'agente Murphy e mentre il Cartello di Calì prendeva il controllo della Colombia ci siamo mossi insieme a Salcedo in un sistema narrativo a due binari: i buoni da una parte e i cattivi dall'altra.
Questa quarta stagione, o prima decidete voi, della serie Netflix segue questo stesso schema, utilizzando attori più conosciuti, senza discostarsi dall'originale salvo per un piccolo dettaglio: la serie è cresciuta.

Dalla prima stagione a questo quarto anno "Narcos" si è evoluto e siamo passati dal "piccolo trafficante" ad un qualcosa di più grande.
Guardando infatti tutte le varie annate della serie possiamo osservare che mentre lo schema base della serie si ripeteva, buono contro cattivo, gli interpreti della lotta si evolvevano e diventavano sempre più grandi.
Piano, piano si è alzato sempre di più il livello passando dal piccolo al grande, dalla persona allo stato: si è alzata la posta in gioco.

Durante la prima stagione ci viene raccontata la storia di un giovane agente della DEA, Murphy, e del suo compagno, Pena, entrati in azione per affrontare Pablo Escobar.
Pablo non è ancora la leggenda che tutti si ricordano idem per i suoi uomini.
Allo stesso tempo i nostri due protagonisti sono da soli nella lotta alla droga e al narcotraffico.
I due partecipanti a questa vicenda, quindi, nella grande scala delle cose non hanno un ruolo e un posto rilevante proprio perché siamo solo agli inizi della vicenda.
"Narcos" 1 racconta di un criminale e dei poliziotti che lo vogliono arrestare.

Infatti è nella seconda stagione che le cose iniziano ad evolversi e ad ingrandirsi.
Pablo diventa finalmente la leggenda che tutti noi conosciamo mentre la DEA si rimbocca le maniche e decide di allearsi a diversi personaggi per chiudere i conti con il re del narcotraffico.
Pablo si smarca dal suo passato di semplice uomo e indossa i panni di un essere quasi mistico capace di far paura a chiunque in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Murphy e compagni, invece, alzano il tiro, capiscono come e dove muoversi e anche loro si evolvono dimostrando di poter lottare quasi ad armi pari con Escobar.
Dalla prima alla seconda stagione gli equilibri e la narrazione a binari della serie non sono cambiati tuttavia sono i personaggi ad aver superato un certo limite.
"Narcos" 2 racconta di una leggenda e della sua caduta per mano di coloro che sino ad ora l'hanno inseguito.

Morto Pablo, una leggenda, a prendere lo scettro del potere non è più una sola persona ma un intero gruppo di uomini tutti legati tra di loro.
La figura di Pablo ormai era arrivata ad un livello così alto che era impossibile da superare per un singolo quindi si è passati ad un gruppo di persone: il Cartello di Calì.
La collettività ha preso il posto del singolo e a fronteggiarla, questa volta, non abbiamo avuto una coppia di agenti della DEA ma l'intera organizzazione su una scala ancora più ampia.
Così come il "nemico" evolve e diventa più grande così fanno i buoni di questa storia costretti ad essere di più per vincere.
Ancora una volta il modello di narrazione non cambia ma il livello viene alzato e smettiamo, principalmente, di parlare di persone e iniziamo a parlare di gruppi o di agenzie.
"Narcos" 3 è il passaggio dal singolo al gruppo, dal grande al piccolo e dall'uno ai più.
Questa terza stagione è il passo preparatorio a quello che stiamo tutti per vedere in questa nuova stagione.

Quest'ultima stagione, da quello che sembra, porterà il livello dello scontro su una scala ancora superiore.
Anche se ci siamo spostati in un altro stato la narrazione binaria non cambia ma a a farlo sono i protagonisti della storia.
Se da una parte abbiamo un agente che, probabilmente, porterà, piano piano, con sé parte della DEA per lo scontro dall'altra il "nemico" di questa stagione sembra essere un consorzio con un intero stato, quello messicano, ai suoi piedi.
Questo scontro tra agenzia americana e stato messicano, evidentemente, porterà sul campo l'America tutta portando a compimento questa guerra che ogni anno aumenta di livello.


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lunedì 12 novembre 2018

Trailer Reaction 18 - Detective Pikachu






Ci sono certe idee che sulla carta sembrano stupidissime e che, invece, quando vengono messe in scena stupiscono.
Ecco, "Detective Pikachu" è un prodotto che sulla carta mi sembrava stupido poi però ho visto il trailer.


Ecco io ero convinto che si stesse lavorando ad un film stupido o, quantomeno, per bambini.
Ero convinto che "Detective Pikachu" fosse una roba bislacca e tremendamente trash perché, infondo, parliamo sempre di un pokemon con un cappello da detective che fa delle indagini.

Invece mi ritrovo davanti non solo un film SUI Pokemon ma anche un film DI Pokemon se mi permettete l'espressione.
Per la prima volta, mi tremano le mani mentre scrivo, tutto ciò che noi fan abbiamo visto nel cartone e che abbiamo vissuto nei videogiochi sarà su uno schermo gigante.
Per la prima volta vedremo "davvero" delle città piene di Pokemon e di persone reali in carne d'ossa che camminano fianco a fianco.
Per la prima volta vedremo gli allenatori di Pokemon, lotte Pokemon.

RAGAZZI I POKEMON!

Non vi devo dire che cosa ne penso di questo trailer vero?
Credo sia evidente.
Incrociamo le dita.

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venerdì 9 novembre 2018

Mayans MC - La moto dal meccanico






Quando ci fu la Brexit mi trovavo, per caso, in Inghilterra e, approfittando del cambio favorevole, la prima cosa che comprai fu l'intero cofanetto di tutte le stagioni di Sons.
Presi questa decisione e spesi quei soldi, che comunque non erano pochi, anche se avevo già visto tutta la serie e se non sarebbe stato possibile rivederla in italiano ma solo in lingua originale.
Io, nel bene e nel male, adoro "Sons of anarchy".
Ho adorato i suoi momenti migliori e anche quelli peggiori.
Jax mi ha fatto piangere ma mi ha anche fatto annoiare e, lo ammetto, alcune volte ho skippato determinate cose durante la visione.
Il punto però è che la prima vera creatura di Kurt Sutter mi è rimasta dentro e, come "Doctor who" o "Halt and catch fire", per me significa qualcosa.

Significa famiglia e dolore.
Significa perdono ma anche vendetta.
Sons è così tante cose da essere anche il trash o l'esagerato.
Sons è così tanto che anche se non è una serie perfetta come "Breaking bad" è un gradino al di sopra proprio perché è più umana, più viscerale e meno calcolatrice.

Quindi quando iniziò la produzione di "Mayans MC" fui contento perché sapevo e, soprattutto, speravo che le atmosfere, i sentimenti e i valori di Sons fossero ancora li, vivi e se non nello stesso posto o identici quantomeno fossero simili.
Insomma, cercavo qualcosa per rivivere le stesse emozioni per sentire quella "famiglia" che avevo perso.
La nuova serie di Sutter, sicuramente, mi riporta a casa, a quei momenti e a quei sentimenti che volevo tuttavia si dimostra non essere in grado di rivaleggiare con l'originale, parliamo chiaramente della prima stagione di Sons, ma non per demeriti suoi.

Ho la netta impressione che queste prime dieci puntate siano state più un aperitivo che altro.
Credo che Sutter le abbia usate per mettere insieme i pezzi, per collocarli nella posizione giusta dandoci, nello stesso tempo, le backstory necessarie per apprezzare tutti i personaggi completamente.
Ciò che abbiamo visto, soprattutto la settima e l'ottava puntata, era solo una preparazione, un riscaldamento prima di fare sul serio: prima di dare il via al vero "Mayans MC".

Questo perché se lo scheletro c'è e ci sono anche gli sconvolgimenti alla Sutter, quelli uno dietro l'altro, credo che manchi sostanza.
Alle volte l'abbiamo vista, parliamo per esempio dell'intera storyline legata al Cartello e ai ribelli, tuttavia è come se servisse fare un passo in più per arrivare a qualcosa di più definito, alla vera forza che Jax e compagni avevano.
Chiariamo io già amo Angel e Zeke e il Presidente e Galindo e tutti gli altri ma, ripeto, oltre a conoscerli e a vederli messi in posizione altro non ho visto.

Insomma, la serie è rimandata a data da destinarsi ma sono convinto che quando tornerà farà spettacolo.

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#Recensione
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lunedì 5 novembre 2018

House of cards 6 - Una presidenza in rosa



Che quest'ultima stagione di "House of cards" sarebbe stata colorata principalmente di rosa lo sapevamo già.
Al di là della storia di Spacey e del Movimento #MeToo l'intera costruzione di Claire ci aveva portato a questo punto, a questa ribellione e alla voglia di mostrarsi migliore degli uomini.
Claire Underwood rimane in piedi, metaforicamente e letteralmente, con una classe tremenda quasi come se fosse stata lei a giocare una partita più grande sin dall'inizio.
Certo nessuno avrebbe detto che Frank Underwood sarebbe morto fuori scena o che sarebbe stata una stagione così "contro" gli uomini tuttavia, quasi sorprendentemente, sembra tutto filare liscio quasi come se non ci fosse stata una deviazione dal piano iniziale.
Che si siano fatti il culo con le riprese aggiuntive o che la presenza di Frank fosse stata sin dall'inizio così scarsa il risultato non cambia: questa stagione è stata un'ottima stagione e un ottimo finale per una serie che tanto ci ha dato e che tanto poteva darci.
Sia chiaro: per me questa serie poteva continuare benissimo semplicemente è finita sotto la scure del Movimento #MeToo alla stregua di Spacey stesso perchè troppo legata al suo nome.
Fortunatamente abbiamo avuto questo ultimo giro di giostra che tanto ci ha dato.
Durante la prima stagione Frank stesso ci aveva avvisato con una frase allo stesso tempo criptica, romantica e terribile:" Amo quella donna più di quanto gli squali amano il sangue".
Con questa espressione il personaggio di Spacey si autodefiniva, avvicinandosi ai terribili pesci, e, senza dirlo chiaramente, definiva la stessa Claire: un essere più tremendo di uno squalo da chi o cosa può essere attratto?
Durante le precedenti stagioni avevamo visto la forza della first lady contro Frank o contro altri ma non l'avevamo mai vista così libera e così spietata.
In questa stagione Claire diventa ciò che era Frank, diventa la parte peggiore del marito e supera tutti i limiti che lui si era messo.
Se avete odiato il personaggio di Spacey odierete lei duemila volte di più.
Così come abbiamo una protagonista e non un protagonista così avremmo un'antagonista donna in uno scontro tutto al femminile mai inedito per questa serie.
Diane Lane crea una stronza al pari della stronza protagonista, un personaggio odioso che presenta gli stessi punti di forza e di debolezza di Claire quasi come se in realtà una fosse l'immagine specchiata dell'altra.
Continuiamo ad avere personaggi maschi, Doug è IL MASCHIO della stagione, che tuttavia cedono il testimone ad un mondo e ad una serie di attori in rosa così da mantenere il "nuovo colore" della serie.
Se non esistesse "Il racconto dell'ancella" questa sarebbe LA serie femminista perché di femminismo parliamo.
Che siano le scelte di sceneggiatura o i personaggi o una particolare situazione di Claire: tutto viene tinto di rosa nel modo più forte che volete.
Ed è questa forza vestita di rosa, questa volontà di dimostrare, principalmente a chi non ci crede, che anche le donne spaccano i culi e che riescono a farsi rispettare meglio degli uomini.
"House of cards" si pone questo fine, questo insegnamento come ultimo obiettivo e tira dritto sino a raggiungerlo senza difficoltà o fermate di sorta.

Perché, alla fine, non ci sarà più dolore.

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venerdì 2 novembre 2018

The Screenwriters Room 3 - "The haunting of Hill House": fantasmi o malattia mentale?





 «Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni".

Shirley Jackson 

Avrei voluto iniziare questo articolo con una frase diversa ma purtroppo della serie Netflix non se ne trovano quindi dovremmo accontentarci.
Ah, prima che qualcuno me lo chieda:

L'ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU "THE HAUNTING OF HILL HOUSE" QUINDI SE NON AVETE VISTO LA SERIE NON CONTINUATE QUESTO ARTICOLO

Esistono dei fantasmi nella casa di Hill House creata da Mike Flanagan?
Si, assolutamente.
Anche se inizialmente non li vediamo piano piano questi spettri iniziano a farsi avanti, alcuni in maniera più vistosa di altri, sino al climax definitivo degli ultimi due episodi dove viene messa definitivamente in chiaro la presenza di queste entità nella casa.
Allo stesso tempo è innegabile il legame di tutta la famiglia Crain, tolto il padre, con il mondo degli spiriti per motivi di sangue, sappiamo da Olivia che sicuramente sua nonna aveva dei poteri di qualche tipo, e il fatto che tutti loro riescano a mettersi in contatto con l'altro mondo.
Tuttavia da quando ho finito di vedere la serie ho iniziato a pensare, a riflettere e ho iniziato a chiedermi se oltre agli spettri e ai legami di famiglia spezzati il personaggio di Steven non avesse ragione e tramite lui Flanagan non volesse farci capire che questa storia maledetta è anche una storia molto terrena che parla di malattie mentali.
Dite di no?
Analizziamo i fatti.

Oltre a Hugh, padre di famiglia, abbiamo altri sei Crain da analizzare e tutti accomunati dallo stesso sangue "magico": quello della famiglia di Olivia.
Partendo da questo presupposto ognuno dei piccoli protagonisti di questa storia e la stessa Olivia dovrebbe aver avuto degli incontri con gli spettri della casa.

Sappiamo per certo, visto che lo vediamo, che tutti loro sono entrati nel cuore della casa che, per l'occasione si era trasformato in un'altra stanza adatta a loro.
Allo stesso tempo Olivia, Luke, Nell e Teo hanno un incontro ravvicinato con questi spettri mentre Steven e Shirley non entrano a contatto con loro.
A subire i danni peggiori da questi incontri sarà Olivia che si ucciderà e porterà nella spirale discendente tutta la sua famiglia.
Una spirale discendente che per molti, compreso Hugh è una sorta di maledizione legata alla casa ma che vista con più attenzione potrebbe essere, come dice lo stesso psichiatra di Nell, una semplice fissazione.
Attestato il fatto che la casa sia infestata possibile che siano i Crain ad essere attratti da lei e non sia l'edificio a chiamarli?
Che il dono della famiglia di Olivia non sia solo una magica ma anche una vera e propria malattia mentale?

Mentre i "maggiori" insieme al loro padre riescono quasi a smarcarsi dalla follia e dalla disperazione portata dalla loro madre sono i più piccoli ad essere trascinati giù come se il gene malato di Liv piano piano si sia fatto strada nella vita e nella mentre dei tre Crain minori.
Certo, nessuno nella famiglia uscirà mai veramente da quella situazione tuttavia è innegabile che Shirley e Steven siano quelli con la vita più normali e che oltre il rancore ed alcuni problemi relazionali non abbiano grilli per la testa.
Shirley, per tutta la serie, vedrà un uomo che inizialmente pensiamo sia un fantasma ma che in realtà è solo il suo senso di colpa quindi, anche qui, nulla di paranormale.

Teo, la più grande tra i piccoli, è quella più normale.
Riesce ad entrare in contatto con le persone  tramite il dono passatole da sua madre ma oltre questo niente di più in realtà.
Certo, il suo latente alcolismo e la sua voglia di imparare sulle malattie mentali ed aiutare giovani ragazzi in difficoltà è un evidente rimasuglio del suo passato e della sua infanzia ma oltre questo la "follia" di sua madre non sembra averla scalfita più di tanto.

Luke, il più grande tra i due gemelli, inizia a mostrarci i problemi di questa famiglia essendo un tossicodipendente.
Ma perché?
Perché Luke è un tossico?
Nella serie non ci viene mostrato il perché della sua scelta tuttavia è molto probabile che sia per la morte della madre ma se invece fosse per la presenza dell'uomo alto continuamente dietro di lui?
Pensateci un attimo: Luke è uno dei primi ad entrare in contatto con le presenze della casa ma è solo lui a portarseli dietro.
Nessuno, neanche Nell, continua ad essere inseguito dagli spettri della casa tolto lui.
Lui che ha sempre dietro di sè uno spettro quando è sobrio o quando è da solo con se stesso.
Non vediamo nessun uomo alto mentre insieme a lui ci sono i suoi fratelli o mentre è nel centro di riabilitazione.
Strano vero?
infondo se stessimo parlando di una persecuzione questo spettro dovrebbe sempre essere presente dietro di lui ma non lo è.
Luke è l'unico ad avere una presenza dietro di lui perché non sta bene mentalmente ed ha iniziato a drogarsi proprio per evitare che quella stessa presenza, la materializzazione di un qualche disturbo mentale, tornasse a tormentarlo.

Potreste trovare nella mia analisi della malattia di Luke un difetto dicendo che anche Nell vede la donna con il collo storto al di fuori della casa e potrei darvi ragione se non avessi pensato già a come rispondervi.

Nell vede la donna con il collo storto al di fuori della casa non perché questa sia uno spettro ma perché ne è rimasta traumatizzata e questo, unita alla paralisi nel sonno, l'ha marchiata a vita.
Nell, sino a quando è rimasta in casa, ha visto la donna con il collo storto perché portatrice del dono della madre e perché l'abitazione, come abbiamo detto, è piena di spiriti ed è legata alla sua futura morte, tuttavia questa non si è più fatta vedere da un momento preciso in poi: quando il marito di Nell ha smesso di farle avere paura.
Si, esatto: al di fuori della casa la donna con il collo storto è una personificazione della paura di Nell.
Sarà, infatti, solo con suo marito che lei stessa verrà a conoscenza dell'esistenza della paralisi del sonno, della sua categorizzazione come malattia e della possibilità di sconfiggerla.
Spiegato il trucco la paura di Nell piano piano cesserà d'esistere e le apparizioni della donna con il collo storto cesseranno sino al momento massimo di paura: la morte di suo marito davanti ai suoi occhi.
Questa paura e il dover affrontare la morte del compagno e della madre la porterà da uno psichiatra che, proprio per rispondere ai problemi mentali della giovane, le darà delle medicine che l'aiuteranno ad andare avanti.
Le medicine aiutano i malati mentali non chi vede i fantasmi perché ha un legame con l'aldilà.
Nessuno spettro richiama Nell nella casa, è lei stessa a tornarci dopo aver smesso di prendere gli psicofarmaci e aver ridato modo alle sue manie persecutorie di farsi, ancora una volta, avanti.

Passiamo, infine, ad Olivia colei che, secondo me, ha portato la malattia mentale tra i Crain.

Liv, per me, è il personaggio che più mi da modo di portare avanti la mia teoria.
Questo perché tolto il suo dialogo con le presenze nella casa, innegabile, è il personaggio che mi ha fatto più riflettere.
In primis guardiamo le sue continue emicranie che non possono essere minimamente causate dalla presenza degli spettri nella casa: Teo ha poteri maggiori dei suoi ma non ne ha mai avuta una.
I suoi mal di testa, per di più, sono continuamente accompagnati da scatti d'ira evidenti ed incontrollati.
Olivia, senza rendersene conto, disegna la figura della sua casa ideale nella pianta madre di Hill House e anche se potremmo essere portati a credere che sia opera degli spettri non riesco a capire che senso avrebbe una mossa del genere da parte loro?
Nessuno di questi esseri a mai fatto fare a nessuno dei Crain una cosa del genere quindi perché farla fare a lei?
Io credo che sia stata Liv stessa a farle forse perché troppo stressata dai problemi strutturali della casa e dai ritardi nella costruzione.
Andando avanti nella serie, avvicinandosi alla sua morte, la vediamo trascurarsi sempre di più e diventare una donna più stravolta che altro.
Hill House non la costringe a non andarsene dalle vicinanze della casa è lei stessa a non volersi spostare senza però essere condizionata.

Arriviamo al giorno del suo suicidio.
Olivia entra in casa, in silenzio, e da sola decide di uccidere i suoi figli più piccoli con del veleno senza che nessun fantasma gli suggerisca la cosa.
Vediamo sicuramente come viene messa sotto pressione, vediamo come le sue paure vengano usate contro di lei ma non c'è un vero motivo per ucciderli: è Olivia a deciderlo.
Liv stessa decide di buttarsi, non è il fantasma che la spinge come accade con Nell, perché non sa più cosa fare: Liv si uccide perché è malata.
Mentre Nell è solo spinta dalle sue manie di persecuzione e dal suo lutto ma non vuole uccidersi Olivia fa da sola il salto per mettere fine alla sua vita.

Sicuramente possiamo dire che parte dei problemi della famiglia Crain siano stati provocati dalle presenza di Hill House tuttavia non sono minimamente convinto che siano solo loro il problema.
Luke vede fantasmi anche quando non dovrebbe vederli e Nell non viene richiamata dalla casa è lei a tornarci dopo essere stata leggermente meglio e ad aver rinunciato alle sue medicine.
Olivia non diventa un assassina e si suicida perché la sua mano è mossa da dei fantasmi ma perché decide di farlo: non perché impazzisca ma perché qualcosa nella sua testa scatta più volte e la fa comportare in modo strano.

"The haunting of Hill House" è una storia di fantasmi, di dolore e di malattie mentali.


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